Stagione

POST

Cosa definisce POST?

Etimologicamente la risposta è facile, qualcosa che viene dopo in termini temporali o concettuali. La società che viviamo sembra essere un infinito catalogo di post. Siamo in una post-democrazia, i cittadini sono post-materialisti, il post-capitalismo cerca di scalzare il capitalismo, per non addentrarci nelle definizioni più complesse e filosofiche di post-strutturalismo, post-moderno e decostruzionismo. Anche il concetto stesso di verità ormai non può più prescindere dalla post-verità, eletta dall’Oxford Dictionary come parola dell’anno del 2016. Tutto è messo in discussione, riconsiderato, studiato nelle sue evoluzioni continue. Come se alcuni principi e dottrine, alla base di una certa cultura della seconda metà del XX secolo, non reggessero più il passo dei tempi senza tuttavia aver lasciato spazio a un nuovo sentire politico, culturale e sociale. È giusto domandarsi se sia possibile l’affermarsi di una nuova cultura progressista per il XXI secolo? La politica è in grado di formulare una nuova visione trascinante che (ri)avvicini le persone e non sia solo espressione del potere?

Non siamo in grado di dare risposte, per noi POST è ancora il tempo delle domande che ogni cambiamento porta con sé. È il momento che ci troviamo a vivere. Il “dopo” di cui non sono ancora chiari i contorni. Non è la critica o il superamento di quanto abbiamo fatto e vissuto finora, è il tempo dell’incertezza, della necessità di riconsiderare posizioni e scelte fin qui attuate senza intra- vedere del tutto il passaggio successivo. È più di un titolo di una stagione, di un claim azzeccato merito di un bravo copy. È il nostro presente che continuiamo a guardare con sguardo artistico e politico. È cercare una nuova posizione, trovare un nuovo equilibrio tra creatività e prossimità, tra ricerca artistica ed engagement del pubblico, tra relazioni e crescita. POST è l’avvio di un nuovo percorso di apertura, sguardo allargato, riflessioni e confronti. È stimolo per altri pensieri, non necessariamente nostri.

E in questo coacervo di suggestioni, abbiamo iniziato a misurarci con nuove possibilità, azioni parallele, non sostitutive ma complementari alla presentazione di una stagione teatrale. Il primo passo è stato quello di chiamare Jens Hillje come visiting dramaturg. Figura di spicco del teatro europeo, Leone d’oro alla carriera nel 2019, Hillje ha accompagnato mesi di riflessioni e sarà dramaturg della nuova produzione di ZONA K che andrà in scena a novembre.

Quindi è maturata la necessaria consapevolezza – questa si politica e sociale – di non rinunciare alla centralità delle persone, che siano spettatori, artisti, non professionisti, lavoratori, studenti. Spettacoli partecipati e urbani, produzioni e co-produzioni che nascono dal coinvolgimento diretto dei cittadini, formazione dei target più giovani, storytelling dei processi artistici, incontri con gli artisti, reti con altri teatri grazie a visioni comuni e lavoro sinergico, sono tutti elementi di un medesimo puzzle che si costruirà negli anni futuri.

In questo quadro così delineato, racchiuso nel cappello POST, trovano quindi posto i Gob Squad e la loro ultima produzione 1984: Back to No Future, sguardo nostalgico e pop tra passato e futuro; la parola urlata di Pasolini portata in scena dagli Anagoor, gli anziani in calzamaglia di “Superman” di Massimo Furlan, Mats Staub con la delicatezza delle sue interviste; gli spettacoli urbani di Elisabetta Consonni e del Teatro dei Borgia; la nuova produzione Non siamo niente, saremo tutto di Jens Hillje e Alessandro Renda sulle storture della società che porta in scena un coro di lavoratori, per chiudere con una performance partecipata sull’attivismo contemporaneo di Dreams Come True, Hichmoul Pilon, anthropie, collettivo Siamo ovunque. Otto spettacoli, otto progetti complessi da presentare e raccontare.

Per chiudere POST è anche – molto più semplicemente – “uno strumento di comunicazione, un messaggio testuale con funzione di opinione, commento o intervento”.

 

Post, il tempo delle domande

Media partner della stagione teatrale POST non poteva che essere Q code Magazine, un giornale indipendente che predilige la multimedialità. È geopoetico, racconta cioè la geopolitica attraverso le storie, è un luogo aperto per chi ha passione, competenza e capacità nel dirlo, è un trimestrale di carta per tornare a una lettura lenta e ponderata. È resistente, testardo e abrasivo. E crede nella collaborazione e nella condivisione fra realtà sorelle. È diretto da Angelo Miotto e Christian Elia, nel corso di nove anni di vita ha ospitato centinaia di firme da tutto il mondo.

Post, il tempo delle domande è il nome del podcast di Q Code per ZONA K .
Abbiamo scelto delle parole chiave, inerenti agli spettacoli della stagione.
Gli audio elzeviri sono di Angelo Miotto.

Ascolta i podcast cliccando QUI

Teatro Dei Borgia (IT)

La città dei Miti è un sogno poetico metropolitano. È una trilogia composta da tre storie, Eracle l’invisibile, Filottete dimenticato e Medea per strada. In queste storie Medea, Eracle e Filottete sono tre eroi della contemporaneità. Non sono però eroi dell’alto, non discendono, non sono figli di dei. Al contrario sono eroi dei margini, di periferia, che ci parlano delle loro tragedie reali: la prostituzione, la caduta in povertà e l’abbandono. Elena Cotugno e Gianpiero Borgia hanno lavorato a questa trilogia per molto tempo assieme a moltissime persone: assistenti sociali, medici, operatori sanitari e psicologi. Con loro hanno fatto tanta strada, finché la strada ha cominciato a lavorare su di loro. Il risultato è una trilogia di spettacoli in cui le figure mitiche di Eracle, Filottete e Medea vengono proiettate nella contemporaneità e identificate rispettivamente con un genitore separato, un malato incurabile abbandonato e una prostituta straniera.

La trilogia è un’azione d’arte politica che attraversa la città e accompagna gli spettatori nei luoghi dell’emarginazione, illuminando angoli del panorama urbano attraverso il cono di luce del Mito.

 

ERACLE, L’INVISIBILE da Euripide
Un parallelismo disturbante tra l’eroe classico, Eracle, divino nella sua proverbiale forza, e una figura marginalizzata della società contemporanea, il senzatetto. Christian Di Domenico interpreta il ruolo del genitore separato e ne porta in scena le traversie economiche, sociale e psicologiche che lo hanno trascinato nella disperazione più buia. Uno spettacolo immersivo che, partendo dal mito e dalla tragedia euripidea, arriva dritto ai nostri giorni.

Con Christian Di Domenico; Parole di Fabrizio Sinisi; Progetto e regia Gianpiero Alighiero Borgia; Consulenza sociologica Domenico Bizzarro; Produzione Teatro Dei Borgia; In coproduzione con Centro Teatrale Bresciano e Teatro Stabile del Friuli Venezia Giulia


info spettacolo presto disponibili

c/o luogo urbano


 

FILOTTETE DIMENTICATO da Sofocle
Nella tragedia di Sofocle Ulisse torna dopo dieci anni a cercare Filottete lasciato solo sull’isola di Lemno dopo essersi ferito gravemente a una gamba. Per il Teatro dei Borgia il Filottete contemporaneo con cui confrontarci è il malato còlto da una malattia neurodegenerativa lasciato solo in una RSA. Daniele Nuccetelli dà corpo e voce ai sentimenti di chi, in una situazione di grande sofferenza, è lasciato a se stesso, portando in scena una tema delicato e complesso che tocca le realtà famigliari di oggi.

Con Daniele Nuccetelli; Parole di Fabrizio Sinisi; Progetto e regia Gianpiero Alighiero Borgia; Consulenza clinica Laura Bonanni; Produzione Teatro Dei Borgia; In coproduzione con Centro Teatrale Bresciano e Teatro Stabile del Friuli Venezia Giulia


info spettacolo presto disponibili

c/o luogo urbano


 

MEDEA PER STRADA da Euripide
Medea per strada è la tragedia dello straniero, riletta attraverso la forza del mito di Medea interpretata da Elena Cotugno. Lo spettacolo racconta di una donna scappata dal proprio paese, arrivata in Italia e finita a prostituirsi per amore di un uomo con cui ha due figli. Come per Medea, la speranza, l’amore, la fiducia in un destino migliore si spengono in un’ossessiva disperazione che culmina in un tragico epilogo.

Con Elena Cotugno; Parole di Fabrizio Sinisi e Elena Cotugno; Progetto e regia Gianpiero Alighiero Borgia; Produzione Teatro Dei Borgia; In coproduzione con Centro Teatrale Bresciano e Teatro Stabile del Friuli Venezia Giulia


info spettacolo presto disponibili

c/o luogo urbano


 

 

Teatro dei Borgia è una compagnia teatrale fondata da Gianpiero Alighiero Borgia e Elena Cotugno con sede a Barletta. Gianpiero Borgia è regista, attore di teatro e co-direttore di Teatro dei Borgia. Negli anni oltre ad aver firmato numerosi spettacoli ha svolto attività di acting coach e ideato e diretto numerosi workshop e progetti culturali. Elena Cotugno è attrice, autrice di teatro e co-direttrice della compagnia. La sua formazione si definisce nomade e d’impronta internazionale: nel 2007 segue un corso di studi alla London Academy of Music and Dramatic Art (L.A.M.D.A.). Da allora continua il suo percorso di formazione, ricerca con i maestri Jurij Alschitz e Anatolij Vasil’ev e iniziano anche le prime collaborazioni con Gianpiero Borgia. È per due volte, nel 2017 e nel 2019, finalista al Premio Ubu. Nel 2021 riceve il Premio Le Maschere del Teatro come migliore attore/attrice emergente.

Elisabetta Consonni (IT)

“Il primo che, avendo cintato un terreno, pensò di dire ‘questo è mio’ e trovò delle persone abbastanza stupide da credergli, fu il vero fondatore della società civile. Quanti delitti, quante guerre, quanti assassinii, quante miserie ed errori avrebbe risparmiato al genere umano chi, strappando i piuoli o colmando il fossato, avesse gridato ai suoi simili: ‘Guardatevi dal dare ascolto a questo impostore! Se dimenticate che i frutti sono di tutti e la terra non è di nessuno, siete perduti!’” (J.J. Rousseau , Origine della disuguaglianza, 1754)

Ti voglio un bene pubblico è un gioco urbano che riflette su infrastrutture di divisione quali cancelli, muri, recinti.  Tanto di quello che ci circonda è fatto di muri e recinzioni; capirne il senso, di volta in volta, è una pratica civile necessaria. Significativo osservare che l’ articolo del codice civile che regola la costruzione di recinzione di fondi per definire la proprietà privata viene definito ‘ius escludendi alios’: determinare il proprio escludendo l’altro. Quando un muro smette di proteggere e comincia a dividere, segregare ed escludere? E quando ad essere recintato è uno spazio pubblico di cui si limita l’accessibilità quanto di pubblico rimane di quello spazio pubblico? Posto un muro, quanto di quello che c’è dietro non possiamo conoscere?

 


In collaborazione con FAROUT Festival

performance urbana

c/o luogo urbano in via di definizione


 

Ideazione e direzione Elisabetta Consonni; In collaborazione con Sara Catellani; Consulenza sociologica Adriano Cancellieri; Consulenza artistica Cristina Pancini; Organizzazione Chiara Panceri
Coproduzione ZONA K, Fattoria Vittadini e BASE MILANO

 

Progetto vincitore BANDO OPEN /// CREAZIONE [URBANA] CONTEMPORANEA 2019.  E’ stato prodotto e realizzato da: Pergine Festival 2019 // Gorizia, In/visible Cities 2019//  Terni, Indisciplinarte, 2019 // Milano, Zona K, 2019 // Padova, La Città che Verrà 2020 // 2020 PIA| Palazzina Indiano Arte-Firenze:  Mostra. TVUBP- Esposizione Attraversabile di Materiali // Quartiere Celadina- Bergamo. Orlando Festival 2021 // Modena, Villaggio artigiano, Periferico Festival 2021.

Elisabetta Consonni ha ricevuto un aiuto alla scrittura da IN SITU, la piattaforma europea per la creazione artistica nello spazio pubblico, nel quadro del progetto (UN)COMMON SPACES, cofinanziato dal programma Creative Europe dell’Unione Europea.

   

 

Elisabetta Consonni coreografa tutto, essere umani e disumani, oggetti mobili e immobili, mappe, interstizi e gruppi vacanze spaziali. Tesse reti di relazioni, sottili e forti, come il vetro di zucchero. Laureata in Comunicazione con una tesi finale sulla costruzione sociale del corpo nella danza e diplomata al The Place-London, Elisabetta Consonni ha poi approfondito la sua ricerca nella performing art vivendo in Olanda (2004-2009) e in Polonia (2013-2015). I suoi lavori mirano a espandere la pratica della coreografia cercando dispositivi performativi per incorporare dinamiche e temi del sociale. Il suo attivismo in ambito sociale e civico, prende la forma artistica di un processo di ricerca (documentato in ergonomicaproject.wordpress.com) che dal 2013 indaga l’uso e il significato sociale dello spazio pubblico e la declinazione delle competenze coreografiche nelle pratiche comunitarie.

 

Foto di Samantha Cinquini

Jens Hillje, Alessandro Renda (DE/IT)

Un progetto di ZONA K

In questi ultimi 30 anni di libero mercato e privatizzazioni si sono smantellate molte possibilità di una società più giusta e la competizione è diventata la condizione che definisce le relazioni umane, trasformando i cittadini in consumatori, frantumando il tessuto sociale e le identità individuali. Ma l’esperienza della pandemia ha messo fortemente in discussione l’idea di economia e società neoliberista. La volontà di essere in contatto l’uno con l’altro per sentirsi connessi ha fatto riemergere il desiderio di solidarietà, promuovendo la ricerca di buone pratiche e soluzioni semplici a problemi molto complessi.

Il coro è alle origini del teatro, da rito a vero e proprio personaggio collettivo. Il coro nel teatro greco antico ha fondato il teatro europeo, rappresentando la cittadinanza della polis. Attraverso il coro possiamo manifestarci nella nostra individualità ma anche nello spirito più profondo di appartenenza a una collettività.

Non siamo niente, saremo tutto è un progetto teatrale prodotto da ZONA K che si svilupperà tra il territorio di La Spezia e altre località italiane tra cui Milano, Pergine, Ravenna. L’idea è quella di lavorare con cori di non professionisti appartenenti a alcune categorie specifiche di lavoratori. Per affrontare le storture dei meccanismi lavorativi e lo sfruttamento alla base di tanti processi economici e non solo della nostra società, si è deciso di scegliere tre gruppi, tre differenti coralità: operatori sanitari, insegnanti e riders. Sanità, educazione, lavoro: l’evidenza dello smantellamento delle politiche welfare avvenuto in maniera sostanziale negli ultimi 30 anni. Non si tratta di raccontare questi lavoratori lasciandoli nelle loro categorie di appartenenza, ma di esplorare delle storie individuali per affrontare il tema da una differente prospettiva: quanto siamo consapevoli degli effetti delle nostre scelte? Quanto siamo coinvolti nei processi che spesso condanniamo? Il coro diventa strumento di indagine che permette di trasformare l’esperienza collettiva in una narrazione condivisa, un coro pensato come opera d’arte totale e scultura sociale. Un ensemble vivo che unirà le esperienze lavorative contemporanee, mentre l’Internazionale, l’inno di emancipazione e liberazione, depositario di memorie ed esperienze di 150 anni di lotta per il giusto riconoscimento economico e politico del lavoro, sarà un puntello per verificare l’attualità di quei versi.

 


info spettacolo

c/o Teatro Out Off, via Mac Mahon 16


 

Progetto in corso di produzione. Regia Alessandro Renda; Dramaturg Jens Hillje; Produzione ZONA K (Milano); co-produzione Pergine Festival (TN), Associazione 47|04 (GO), Atelier Spazio XPO’ (MI); In collaborazione con Fuori Luogo La Spezia/Gli Scarti.

Il progetto è realizzato con il sostegno della Fondazione Compagnia di San Paolo nell’ambito di Art Waves Produzioni di cultura contemporanea.

 

Alessandro Renda è attore, regista e filmmaker nel Teatro delle Albe di Ravenna. Si avvicina alla compagnia fin da adolescente partecipando ai laboratori della non-scuola, pratica teatral-pedagogica antiaccademica creata da Marco Martinelli. Nel 1998 viene scelto per interpretare uno dei dodici “palotini” dello spettacolo I Polacchi, testo e regia di Martinelli e da allora è attore e regista della compagnia. Dal 2001 è guida nei laboratori non-scuola. Dal 2003 si occupa di video, realizzando proiezioni per la scena o “traduzioni” in video di molti spettacoli del Teatro delle Albe e documentari su esperienze teatrali in giro per il mondo della compagnia.

Jens Hillje (Germania, 1968) dal 1989 al 1995 studia Arti applicate all’Università di Perugia, studi che prosegue a Hildesheim e a Berlino. Dal 1990 lavora nella scena del teatro indipendente tedesco come attore, autore e regista. Nel 1996 ha fondato insieme a Thomas Ostermeier lo spazio ‘Barracke’ al Deutsches Theater. Dal 1999 fino al 2009 è Chief-dramaturg e membro della direzione artistica della Schaubühne di Berlino con Thomas Ostermeier e la coreografa Sasha Waltz: con loro crea un ensemble permanente di danza e prosa di rilievo internazionale. In qualità di dramaturg lavora con i maggiori esponenti del teatro europeo: oltre a Ostermeier, Yael Ronen, Falk Richter, Luk Perceval, Sebastian Nübling, Nurkan Erpulat. Durante il suo periodo alla Schaubühne, Jens Hillje ha creato il F.I.N.D Festival nel 2000. Il festival per la drammaturgia internazionale e contemporanea ha presentato autori emergenti della scena teatrale e oggi è uno dei più rinomati festival in Germania. Dalla stagione 2013/14, Jens Hillje è co-direttore artistico e Chief-dramaturg del Gorki, insieme a Shermin Langhoff. Dal 2021 è free dramaturg. Nell’estate 2019 è stato insignito del Leone d’Oro alla carriera alla Biennale di Venezia.

AA.VV.

Dal 2021 ZONA K ha aderito alla rete delle Residenze Digitali ideata e promossa da Centro di Residenza della Toscana (Armunia – CapoTrave/Kilowatt), in partenariato con l’Associazione Marchigiana Attività Teatrali AMAT, la Cooperativa Anghiari Dance Hub, ATCL Lazio per Spazio Rossellini, il Centro di Residenza Emilia-Romagna (L’Arboreto Teatro Dimora di Mondaino – La Corte Ospitale), la Fondazione Luzzati Teatro della Tosse di Genova a cui sono aggiunte quest’anno Fondazione Piemonte dal Vivo – Lavanderia a Vapore e Fondazione Romaeuropa.

Il 25 gennaio Residenza Digitali ha lanciato la terza edizione dell’omonimo bando, che in- tende stimolare gli artisti delle performing arts all’esplorazione dello spazio digitale, come ulteriore o diversa declinazione della loro ricerca autoriale.

I progetti artistici selezionati saranno presentati al pubblico durante la Settimana delle Residenze Digitali a fine novembre.

Dreams Come True, Hichmoul Pilon, anthropie, collettivo Siamo ovunque

Una performance partecipata in cui il pubblico legge ad alta voce le testimonianze raccolte di antifascisti, femministe, anticapitalisti, antirazzisti, anti specisti, hacker, e di persone che lottano per i diritti dei migranti, contro ogni forma di oppressione sociale, per i diritti delle persone LGBTQIA+, contro gli ecocidi, per i diritti dei lavoratori del sesso, contro la violenza della polizia, per i diritti degli immigrati senza documenti, per l’autodeterminazione e l’emancipazione di tutti i lavoratori, contro la precarietà del lavoro, contro l’attuale sistema penitenziario e per Zone to Defend.

Il progetto è stato concepito durante un tour a Hong Kong nel 2019, dove uno dei promotori del progetto ha incontrato alcuni manifestanti del movimento pro-democrazia: entro 20 anni Hong Kong sarà interamente cinese e la loro libertà di espressione sta diminuendo rapidamente. Dalle loro storie è nato il desiderio di condividere aspetti dell’impegno politico: l’atto di coraggio, che dà la forza di lottare per uscire da una situazione di oppressione o da una situazione di oppressione o precarizzazione, e gli strumenti, le tattiche e i consigli pratici utile a tutti gli attivisti, qui o altrove.

Siamo ovunque è una raccolta di risorse emotive e ispiratrici: storie di attivisti, tattiche, strumenti e strategie, registrate come testi scritti o trascritte da racconti orali per formare un archivio dell’attivismo contemporaneo.

 


info performance partecipata ● in italiano ●  durata 120 min.

c/o ZONA K – ingresso previo tesseramento 2022, clicca qui, fallo subito


 

Un progetto ideato e prodotto da: Dreams Come True, Hichmoul Pilon Production e collectif anthropie (Ginevra, Svizzera) comitato editoriale e raccolta testi nell’area bolognese: collettivo Siamo ovunque (Bologna, Italia) coproduzione: République éphémère, Ginevra; Le Grütli, Ginevra; l’Abri, Ginevra; Aargauer Kunsthaus, (in corso)  con il sostegno di: Pro Helvetia – fondation suisse pour la culture, Office fédéral de la culture et République et canton de Genève, Ville de Genève, Loterie Romande, Fondation Ernst Göhner, Pour-cent culturel Migros, Fondation Jan Michalski pour l’écriture et la littérature, Fondation suisse des artistes interprètes SIS

 

 

Gob Squad (GB/DE)

“Chi controlla il passato controlla il futuro. Chi controlla il presente controlla il passato”.
George Orwell: “1984”

I Gob Squad tornano al 1984, ai bei vecchi tempi analogici quando la vita era semplice e c’erano solo tre canali in TV. È un viaggio pericoloso: potrebbero perdersi nella musica, perdersi nella nostalgia o in entrambe. Ma una volta arrivati, scoprono i loro giovani se stessi: coinvolti nella guerra fredda, timorosi della catastrofe nucleare, cercando di plasmare chi potrebbero diventare.

Mentre setacciano i frammenti delle loro camere da letto adolescenziali, ricostruiscono il loro passato personale, e la musica li trascina in un mondo virtuale psichedelico di avatar disincarnati. Sotto sorveglianza e sotto pressione, combattono, ballano, costruiscono un rifugio nucleare e cercano di smantellare ciò che può essere stato scritto nei loro codici di programmazione. Questi adolescenti avevano il controllo dei loro corpi, del loro destino e della loro capacità di cambiare le cose? O stavano seguendo modelli già pronti, parte di un piano più grande? Possono riprogrammare la loro storia e influenzare le correnti della storia? O almeno vederla con occhi diversi?

Mentre Gob Squad deforma il tempo e torna indietro a un passato che non ha visto “nessun futuro”, sono in grado di fare luce sul presente e ottenere una prospettiva su ciò che li aspetta?

 

1984: Back to No Future (Gob Squad) teaser from Gob Squad on Vimeo.

 

La nuova produzione segue la tradizione di altri lavori di Gob Squad, che re-immaginano e riproducono video di YouTube, film di Hollywood e film d’arte di Andy Warhol. Il progetto porta a compimento l’esame continuo della compagnia sui meccanismi di potere inerenti al nostro mondo saturo di immagini e sulla relazione tra l’esperienza personale e la realtà politica.

Nel lavoro della compagnia, la vita quotidiana e la magia, la banalità e l’utopia, la realtà e l’intrattenimento sono in rotta di collisione. Il pubblico è catapultato in un mondo di luci e ombre per essere testimone di un esperimento di fantascienza performativa e di viaggio nel tempo immaginario. Niente meno che il futuro stesso è in gioco…

 


info spettacolo in lingua inglese e italiano • durata 90 min.

c/o Teatro Out Off, via Mac Mahon 16


 

Ideazione e regia Gob Squad Performance Johanna Freiburg, Sean Patten, Sharon Smith, Berit Stumpf, Sarah Thom, Bastian Trost, Simon Will, Damian Rebgetz e Tatiana Saphir; Sound Design: Sebastian Bark, Catalina Fernandez; Sound Mix: Isabel Gonzalez Toro; Video Design Miles Chalcraft, Noam Gorbat; Costumi Ingken Benesch; Scene Amina Nouns; Lighting Design e Direzione Tecnica Chris Umney, Max Wegner; Drammaturgia e produzione esecutiva Christina Runge VR; Consultancy, Development and Design Joris Weijdom; Collaborazione artistica Mat Hand; Assistente alla regia Valeria Germain; Assistente costumi Simon Kernen; Assistente alle scene Stella Nikisch; Assistente VR  Diede Tap; Directing Intern Rodrigo Zorzanelli Cavalcanti; Gob Squad Management Eva Hartmann; PR/Communications Alexandra Lauck; UK Producer Ayla Suveren.
Produzione Gob Squad in co-produzione con HAU Hebbel am Ufer Berlin, The Public Theater NY (USA), Schauspiel Leipzig, Anuja Ghosalkar / Drama Queen & Goethe-Institut/Max Mueller Bhavan Mumbai (India), HELLERAU – European Center for the Arts Dresden, Sort / Hvid Copenhagen and Teater Momentum Odense (Denmark).

 

GOB SQUAD è un collettivo artistico bisessuale, binazionale e bilingue (inglese/tedesco). Hanno ideato, diretto e suonato insieme dal 1994, lavorando dove il teatro incontra l’arte, i media e la vita reale. I Gob Squad hanno cercato nuovi modi per combinare media e performance, producendo spettacoli teatrali, installazioni video, radiodrammi, film interattivi dal vivo e interventi urbani.
Fondato a Nottingham nel 1994, mentre i suoi membri erano ancora alle università di Nottingham Trent e Giessen, Berlino è la sede creativa del gruppo dal 1999. I membri principali sono Johanna Freiburg, Sean Patten, Sharon Smith, Berit Stumpf, Sarah Thom, Bastian Trost e Simon Will. Altri artisti sono invitati a collaborare a progetti particolari. Il gruppo è gestito da Eva Hartmann.

 

con il patrocinio di

Gob Squad (DE/GB)

Questo è un workshop rivolto a chiunque voglia raccontarsi sul palco:
performer, attrici e attori, danzatrici e danzatori
ma anche artiste e artisti visivi o scrittrici e scrittori
che hanno interesse a stare sul palco ma non hanno ancora provato

Qualche anno prima della nascita del collettivo Gob Squad, quasi 30 anni fa, una delle performer fece un’audizione a una scuola di teatro. Durante l’audizione le dissero: “Sei mai stata in un teatro? Perché quello che stai facendo qui non ha niente a che fare con la recitazione, stai solo interpretando te stessa!”. Non entrò in quella scuola ma continuò a recitare fondando la compagnia con altri non-attori che la pensavano come lei.

Nei lavori dei Gob Squad ognuno recita sempre se stesso. I ruoli a volte sono provati o velocemente sperimentati, ma come un bambino che indossa una maschera fuori misura, la persona reale è sempre visibile dietro di essa, con le sue speranze, desideri e insicurezze.

In questo workshop, due membri del collettivo condivideranno alcuni metodi per interpretare “se stessi” sul palco, mescolando il personale, il politico e il performativo. La sessione esplorerà l’approccio di Gob Squad al testo, all’improvvisazione e al gioco.

 


Il workshop si svolgerà:
– presso il Teatro Out Off (via Mac Mahon 16 – Milano)
– in lingua inglese
– se raggiunto il numero minimo di partecipanti

Costo del workshop € 60,00. Termine iscrizione 14 marzo 2022.

Per effettuare l’iscrizione compila il modulo cliccando QUI


 

GOB SQUAD è un collettivo artistico bisessuale, binazionale e bilingue (inglese/tedesco). Hanno ideato, diretto e suonato insieme dal 1994, lavorando dove il teatro incontra l’arte, i media e la vita reale. I Gob Squad hanno cercato nuovi modi per combinare media e performance, producendo spettacoli teatrali, installazioni video, radiodrammi, film interattivi dal vivo e interventi urbani.

Fondato a Nottingham nel 1994, mentre i suoi membri erano ancora alle università di Nottingham Trent e Giessen, Berlino è la sede creativa del gruppo dal 1999. I membri principali sono Johanna Freiburg, Sean Patten, Sharon Smith, Berit Stumpf, Sarah Thom, Bastian Trost e Simon Will. Altri artisti sono invitati a collaborare a progetti particolari. Il gruppo è gestito da Eva Hartmann.

 

foto Garrett Davis / Capture Imaging

Anagoor (IT)

Un testo poetico pasoliniano poco noto ma dalla forza espressiva dirompente, un nonfinito nel magmatico laboratorio dell’autore, coacervo di parola e immagine, di suono e dolore, espressione del potere e delle modalità attraverso le quali l’umano vi soccombe, dal titolo emblematico: L’italiano è ladro. Qui la voce e la parola poetica, accompagnate dal sound design della messa in scena, giungono al pubblico nel loro portato simbolico via via sempre più lacerante e a tratti perturbante.

 

 

Nel 1955 viene pubblicato, in un fascicolo della rivista letteraria «Nuova Corrente», un frammento de L‘Italiano è ladro di Pier Paolo Pasolini, unica traccia a stampa di un poema plurilingue di lunga gestazione composto tra il 1947 e la seconda metà degli anni Cinquanta. Per l’apertura alla rappresentazione delle classi popolari e la tendenza alla narratività, questo lavoro, nonostante sia passato quasi inosservato, è senz’altro un testimone rappresentativo della stagione poetica degli anni Cinquanta e della storia politica culturale e letteraria in cui essa si inserisce. Anagoor tenta di restituire il fervore e la complessità di una scrittura in ebollizione, di un pensiero e di una lingua che stavano allora diventando sistema e visione, illuminando la virulenza teatrale che sembra pulsare sotto il verso poetico. La compagnia sceglie di mediare tale complessità comparando le diverse versioni del testo e illustrando il laboratorio del poeta friulano, prima di lasciare la lingua libera di rompere gli argini e di travolgere l’orecchio come un torrente che trascina con sé trasformazioni recenti e dolore antico.

 


info spettacolo durata 80 min.

c/o Teatro Out Off, via Mac Mahon 16


 

Voci: Luca Altavilla, Marco Menegoni Mediazione: Lisa Gasparotto Suono: Mauro Martinuz Regia: Simone Derai Produzione Anagoor 2016 Co-produzione Stanze 2016, Centrale Fies

 

La compagnia Anagoor, che prende il nome dal racconto di Dino Buzzati Le mura di Anagoor, nasce nel 2000 a Castelfranco Veneto, su iniziativa di Simone Derai e Paola Dallan, ai quali si aggiungono successivamente Marco Menegoni, Moreno Callegari, Mauro Martinuz, Giulio Favotto, Silvia Bragagnolo e molti altri, facendo dell’esperienza un progetto di collettività. Dal 2008 Anagoor ha la sua sede nella campagna trevigiana, presso La Conigliera, allevamento cunicolo convertito dalla compagnia in proprio atelier: con questa scelta, la volontà di preservarne l’architettura del luogo e il desiderio di conservare un nome che ne rivelasse la storia, Anagoor sperimenta la possibilità di fermare brani di una civiltà che si trasforma per innestarli in una nuova visione. Il teatro di Anagoor risponde ad un’estetica iconica che precipita in diversi formati finali dove le performing arts e la scena ipermediale entrano in dialogo; penetra nei territori di altre discipline artistiche e pretende, tuttavia, con forza, in virtù della natura di quest’arte, di rimanere teatro.

 

foto di Silvia Bragagnolo©

Wundertruppe (IT)

ATTENZIONE: PARTENZA SERALE ANTICIPATA ALLE ORE 19.00

 

– SEZIONE FUORI MILANO –

Si tratta di un percorso sonoro in cuffia che si terrà nella cittadina di Baranzate, una camminata in gruppo, un’esperienza allo stesso tempo personale e condivisa abitata da voci, suoni, frammenti letterari e testimonianze intorno al tema della solitudine. La performance attraversa luoghi significativi della città che vengono individuati nei giorni che la precedono, grazie allo studio della topografia e storia della città e (quando possibile) grazie all’incontro con persone del territorio. Due figure accompagnano il pubblico: la prima è un punto di riferimento, guida il percorso; l’altra attraversa lo spazio, indirizza lo sguardo, si perde, gioca col limite. Il tragitto segue il sole e la sua luce.

 

 

La performance si svolge all’alba e al tramonto: all’alba la città si sveglia, poche persone la abitano con la loro presenza silenziosa e solitaria; al tramonto, invece, può brulicare di passaggi e dentro questa collettività può nascere, di buon grado o involontariamente, un senso di solitudine. La realtà del paesaggio entra a far parte della performance, risuona con le parole in cuffia e permette agli imprevisti di manifestarsi e diventare racconto. Si cammina, allo stesso tempo, soli e in compagnia per ritrovarsi alla fine in una piazza provvisoria ed esprimere un desiderio.

Baranzate è stato scelto dal collettivo per le intense attività sociali nate sul territorio nel corso degli anni ed è anche luogo affettivo e di crescita per uno dei membri del collettivo.

 


in collaborazione con Associazione Quarantasettezeroquattro di Gorizia

info performance urbana in cuffia 

c/o Comune di Baranzate (Mi)
partenza ore 6.30 punto di ritrovo piazza Giovanni Falcone – Baranzate
partenza ore 19.00 punto di ritrovo via Gorizia, 61 – Baranzate

pre – acquisto biglietto obbligatorio – posti limitati

INFORMAZIONI FONDAMENTALI PER PARTECIPARE:
Sarà chiesto un documento come cauzione per l’uso delle cuffie.
Trattandosi di un percorso a tappe obbligate l’orario di partenza è improrogabile. La camminata dura circa 80 min e sarà percorsa a piedi. Il luogo di arrivo è a 10 minuti a piedi da quello di partenza. Si raccomanda di munirsi di scarpe comode e impermeabile in caso di pioggia leggera; in caso di forte pioggia l’evento sarà annullato.


 

ideazione e regia  Collettivo Wundertruppe: Natalie Norma Fella, Marie-Hélène Massy Emond e Giulia Tollis con le voci di Natalie Norma Fella Marie-Hélène Massy Emond e Giulia Tollis, Sandro Pivotti e delle persone incontrate in Italia, Canada e online musiche originali Marie-Hélène Massy Emond sound design Renato Rinaldi un ringraziamento speciale a Luca Oldani, Riccardo Tabilio e Jonathan Zenti per l’aiuto in scena e in studio produzione Wundertruppe in co-produzione con Petit Théâtre du Vieux Noranda (Rouyn Noranda, QC -Canada) / Associazione Quarantasettezeroquattro – Gorizia con il sostegno di  MOVIN’UP Performing Arts del MiBACT e GAI – Giovani Artisti Italiani / ARTEFICI – Residenze Creative FVG 2019 di Artisti Associati – Gorizia / Conseil des Arts du Canada (Canada) / Associazione IFOTES | ARTESS – Udine. Progetto sostenuto con i fondi Otto per Mille della Chiesa Valdese

 

Wundertruppe è una persona e un collettivo allo stesso tempo. Wundertruppe è il nome con cui, dal 2016, Natalie Norma Fella presenta i suoi progetti. Ciascun lavoro si avvale della collaborazione di artisti, tecnici, consulenti, pensatori; il principio di questo collettivo è quello di combinare competenze e interessi in base alla natura e alle necessità dei vari progetti. I lavori di Wundertruppe sono: “40 d.T. | Galateo per un terremoto”, “WK -Wunderkammer,” e “Piazza della Solitudine”.

 

foto Alvise Crovato

CHIAMATA PUBBLICA PER SUPERMEN OVER 60

ZONA K e Casa degli Artisti Milano annunciano una
CHIAMATA PUBBLICA PER OVER 60 per partecipare a

BLUE TIRED HEROES” DI MASSIMO FURLAN
performance urbana fuori dal comune intorno all’immagine del supereroe

termine invio candidature: 10 maggio 2022

 

 

E se Superman fosse invecchiato?

Massimo Furlan è un artista svizzero multidisciplinare che ama creare immagini, quadri viventi, in cui l’occhio vaga, osservando la composizione, l’equilibrio, i colori e la stravaganza.

Questo suo lavoro, presentato all’interno della stagione teatrale di ZONA K, mostra con grande umorismo e ironia corpi invecchiati che interpretano un Superman che finalmente può vivere la sua età reale, in contrasto con l’immagine di eterna giovinezza tipica dei supereroi.

Blue Tired Heroes è una performance urbana in cui un gruppo di anziani supereroi gioca con l’immobilità e le azioni quotidiane: cammina lentamente tra le strade di Milano, si siede sulle panchine, entra nei supermercati, si appoggia agli alberi dei parchi, attende il tram alla fermata…

 

CERCHIAMO 11 PERSONE tra i 60 e i 70 anni  CHE VOGLIONO CONDIVIDERE UN’ESPERIENZA DIVERTENTE E INTENSA.

NON È RICHIESTA NESSUNA QUALITÀ PARTICOLARE NELL’INTERPRETAZIONE.
OCCORRE SOLO ESSERE SE STESSI E POSSEDERE UNA BUONA DOSE  DI AUTOIRONIA E SENSO DELL’UMORISMO.

UNICA CARATTERISTICA RICHIESTA: AVERE PIU’ DI 60 ANNI (SUPERMAN È DEL 1934!)

 


Vuoi partecipare e diventare un Superman? Ecco cosa fare!
Manda la tua candidatura scrivendo una mail a stagione@zonak.it allegando una tua foto a figura intera e il tuo numero di cellulare entro e non oltre il 10 maggio 2022.

È richiesta la presenza su tutti e 3 i giorni del progetto, 27, 28 e 29 maggio 2022.

La partecipazione si svolge su base volontaria. Verranno rimborsate eventuali spese di trasporto di A/R per e dal luogo delle prove e della performance.


 

LE PROVE SI SVOLGERANNO NEL POMERIGGIO DI VENERDÌ 27 MAGGIO
Ci troveremo presso Casa degli Artisti (zona Garibaldi) per conoscerci e incontrare il regista Massimo Furlan. Cammineremo lungo il percorso individuato (3 km circa tra Garibaldi e Sarpi), provando le pose da supereroe suggerite dai luoghi che incontreremo lungo il tragitto.
Durata dell’impegno, 4 ore circa.

LA PERFORMANCE SI TERRA’ SABATO 28 E DOMENICA 29 MAGGIO, NEL POMERIGGIO
Si va in scena! Si indossano i costumi da Superman e si percorre il tragitto compiendo le azioni e le pose provate. Il pubblico sarà formato da passanti, abitanti delle vie delle zone Garibaldi e Sarpi, e ovviamente da tutti gli amici che vorranno assistere alla performance.
Durata impegno, 3 ore circa al giorno.

 

IL PROGRAMMA IN BREVE

Venerdì 27 maggio ore 15.00 – 19.00 (indicativo): incontro e prove con il regista, ritrovo c/o Casa degli Artisti, Corso Garibaldi 89/A, angolo via Tommaso da Cazzaniga – M2 Moscova –

Sabato 28 e Domenica 29 maggio ore 16.30 – 19.30 (indicativo): 1 passeggiata di circa 1h30 al giorno in città, ritrovo c/o Casa degli Artisti.
Durata dell’impegno, 3 ore circa al giorno.

Domenica 29 maggio, dopo lo spettacolo, festeggeremo insieme con un bell’aperitivo!

Mariano Pensotti/Grupo Marea (AR)

c/o ZONA K – ingresso gratuito previo tesseramento 2022 obbligatorio da richiedere 24 ore prima dell’evento, clicca qui, fallo subito
prenotazione consigliatabiglietti@zonak.it – 393.8767162

 

– SEZIONE COLLABORAZIONI  –

El Público (Buenos Aires), The Audience (Atene) e The Public/Het Publiek (Bruxelles) sono tre film su un pubblico teatrale e sulla città in cui vive. Sono anche tre opere teatrali che conosciamo solo attraverso la narrazione degli spettatori. Il punto di partenza dei tre film è lo stesso: c’è un pubblico che va a vedere uno spettacolo in un teatro. Il pubblico prende posto prima dell’inizio dello spettacolo, legge il programma di sala, chiacchiera.

Lo spettacolo inizia ma non lo vediamo.

C’è un’elLissi. Vediamo il pubblico lasciare il teatro subito dopo la fine dello spettacolo. Apparentemente la pièce che hanno visto era incredibile, una performance estremamente complessa su una storia reale nascosta nella storia recente della città. Tutti gli spettatori sono commossi per quello che hanno visto.

Seguiamo alcune persone che lasciano il teatro. Vedremo le storie di queste 11 persone durante le 24 ore dopo aver visto lo spettacolo e in che misura ciò che hanno visto ha influenzato le loro vite. Ogni storia è un cortometraggio.

 

 

Le storie personali del pubblico sono molto diverse e hanno una varietà di conflitti, ci sono alcune storie con una trama forte e altre che sono più concentrate sulla vita quotidiana. Ma ad un certo punto tutti parlano con un’altra persona dell’opera teatrale che hanno visto e che noi non abbiamo visto. Tutti raccontano una scena diversa dello spettacolo. Seguendo le loro storie e ascoltando la loro narrazione dell’opera il pubblico reale può ricostruire lo spettacolo teatrale che il pubblico fittizio ha visto.

Quali sono le storie delle persone che vanno insieme a vedere un’opera teatrale? Quanto le loro vite sono trasformate da quell’esperienza? In che misura ciò che hanno visto è modificato dai loro ricordi? Com’è diventare un personaggio della propria città? Quale effetto produce trasformare il pubblico in protagonista?

 

 

 


proiezioni:
12 maggio THE AUDIENCE – durata 80 min
13 maggio EL PUBLICO – durata 90 min
14 maggio HET PUBLIEK – durata 80 min

in collaborazione con Piccolo Teatro di Milano – Teatro d’Europa

info film ● in lingua originale con sottotitoli in inglese

c/o ZONA K – ingresso gratuito previo tesseramento 2022 obbligatorio da richiedere 24 ore prima dell’evento, clicca qui, fallo subito
prenotazione consigliata: biglietti@zonak.it – 393.8767162


 

Scritti e diretti da Mariano Pensotti Art Director Mariana Tirantte Musica Diego Vainer Cinematography/DOP María Soledad Rodríguez Artistic Production Florencia Wasser Assistente alla regia Agustín Gagliardi.
THE AUDIENCE  è stato commissionato e prodotto da Onassis Stegi.
EL PUBLICO è una coproduzione tra Festival Internacional de Buenos Aires e Grupo Marea.
HET PUBLIEK è stato commissionato dal Kunstenfestivaldesarts in coproduzione con Wrong Men, Théâtre des Martyrs e Shelter prod.

 

Mariano Pensotti (Buenos Aires, 1973) ha studiato cinema, arti visive e teatro. Le sue perfomance sono state presentate in Argentina e nei maggiori festival internazionali in tutto il mondo. Ha ricevuto numerosi premi e riconoscimenti tra i quali: i premi Rozenmacher, Clarin e Premio F; e le borse di studio Unesco-Aschberg, Rockefeller Foundation, Fundación Antorchas e Casa de América de Madrid. Ha fondato il Grupo Marea insieme alla scenografa Mariana Tirantte, il musicista Diego Vainer e la producer Florencia Wasser.

 

CHIAMATA PUBBLICA
TEATRO PARTECIPATO

NON SIAMO NIENTE, SAREMO TUTTO

 ZONA K lancia un grande progetto internazionale di teatro partecipato in collaborazione con Gli Scarti/Fuori Luogo di La Spezia.

Una “chiamata” alla cittadinanza di Milano per partecipare direttamente e in prima persona:
“Abbiamo bisogno di persone del territorio, di lavoratori e lavoratrici di alcuni settori che abbiano voglia di essere coinvolte all’interno di un percorso di indagine e di testimonianza che porterà ad una grande performance finale e che vuole coinvolgere direttamente le comunità cittadine sul tema del lavoro e dei suoi cambiamenti dopo l’esperienza della pandemia”.

La direzione artistica è di Jens Hillje (dramaturg berlinese, Leone d’oro alla Biennale 2019) e di Alessandro Renda (Teatro delle Albe di Ravenna) ideato e prodotto da ZONA K.

A CHI è rivolta la call?
–       Lavoratrici/lavoratori del mondo della SCUOLA E ISTRUZIONE (insegnanti, personale ata, studenti/studentesse)
–    Lavoratrici/lavoratori del mondo della SANITA’ e ASSISTENZA SOCIALE (infermieri/e, farmacisti/e, OSS, medici, caregivers etc)
–       Lavoratrici/lavoratori del mondo FOOD/DRINK, DELIVERY e COMMERCIO (ristoratori/trici, baristi/e, camerieri/e, riders, commessi/e di supermercato)

Oltre alle persone appartenenti alle suddette categorie possono partecipare anche coloro che abbiano voglia di condividere testimonianze indirette e la propria esperienza rispetto alle tematiche del progetto.

*NON è richiesta alcuna preparazione o esperienza teatrale pregressa e la partecipazione è gratuita

 


Domenica 22 maggio 2022 ore 18.30 – 20.30 ci troveremo a ZONA K (Via Spalato 11, vicino ple Lagosta, quartiere Isola) per raccontare il progetto e le differenti modalità di partecipazione:

  1. Semplice raccolta di testimonianze (anche video)
  2. Partecipazione ai successivi incontri del 30 maggio e 6 giugno (ore 18.30 – 20.30)
  3. Partecipazione performance finale (in autunno, data da definire)

Con noi ci sarà il regista Alessandro Renda.

Per partecipare o chiedere informazioni scrivi a stagione@zonak.it.

Deadline adesioni di partecipazione venerdì 20 maggio 2022.


 

 

IL PROGETTO
Soprattutto in questi ultimi 30 anni di libero mercato e privatizzazioni sono state deluse molte possibilità di una società più giusta e la competizione è diventata la condizione che definisce le relazioni umane, trasformando i cittadini in consumatori, frantumando il tessuto sociale e le identità individuali. L’esperienza della pandemia ha messo fortemente in discussione l’idea di economia e società neoliberista. Ma se da un lato questa fase ha ulteriormente evidenziato gli squilibri sociali e provocato sofferenze e contrasti tra lavoratori, dall’altro ha sviluppato e fatto riemergere desideri di solidarietà, promuovendo la ricerca di buone pratiche. Come raccontare questa fase così confusa? Il teatro ci consente di evitare le strettoie del quotidiano, sprofondando storie, volti e esperienze in mondi “altri” capaci di leggere la realtà in tutta la sua complessità.

Il coro è alle origini del teatro, da rito a vero e proprio personaggio collettivo. Il coro nel teatro greco antico ha fondato il teatro europeo, rappresentando la cittadinanza della polis. Attraverso il coro possiamo manifestarci nella nostra individualità ma anche nello spirito più profondo di appartenenza a un gruppo.

Non siamo niente, saremo tutto è un progetto teatrale prodotto da ZONA K che si svilupperà tra il territorio di La Spezia e altre località italiane tra cui Milano, Pergine, Ravenna. L’idea è quella di lavorare con cori di non professionisti appartenenti a alcune categorie specifiche di lavoratori. Per affrontare le storture dei meccanismi lavorativi e lo sfruttamento alla base di tanti processi economici e non solo della nostra società, si è deciso di scegliere gruppi di lavoratori in grado di riflettere lo smantellamento delle politiche welfare avvenuto in maniera sostanziale negli ultimi decenni. Non si tratta di raccontare questi lavoratori lasciandoli nelle loro categorie di appartenenza, ma di esplorare delle storie individuali per affrontare il tema da una differente prospettiva: quanto siamo consapevoli degli effetti delle nostre scelte? Delle nostre responsabilità? Quanto siamo coinvolti nei processi che spesso condanniamo? Il coro diventa strumento di indagine che permette di trasformare l’esperienza collettiva in una narrazione condivisa, un coro pensato come opera d’arte totale e scultura sociale. Un ensemble vivo che unirà le esperienze lavorative contemporanee, mentre l’Internazionale, l’inno di emancipazione e liberazione, depositario di memorie ed esperienze di 150 anni di lotta per il giusto riconoscimento economico e politico del lavoro, sarà un puntello per verificare l’attualità di quei versi.

Lisandro Rodríguez (AR)

Per accedere, oltre alla prenotazione, è obbligatorio inviare la richiesta/rinnovo di tesseramento per l’anno 2022 almeno 24 ore prima dello spettacolo.
Per questo evento la quota di € 2,00 non è dovuta. Invia la richiesta,
clicca qui

 

– SEZIONE COLLABORAZIONI  –

Estremofilo (“estremo” con il suffisso -filo che deriva dal greco philéô, amare) è l’aggettivo che viene assegnato a quegli organismi capaci di crescere e prosperare in condizioni estreme, ossia in ambienti ostili, per l’elevata temperatura, acidità o concentrazione di sali. Sono dunque coloro che, in quanto “amanti” degli habitat estremi, vivono in modo diverso dal resto dei viventi.

Così accade anche ai protagonisti dell’opera di Alexandra Badea – come il titolo ci suggerisce – che attraversa tre (o più) storie d’amore e di inquietudine. Il capo di gabinetto di un ministero si innamora di un militante di sinistra mentre un insegnante si fa esplodere davanti a una scuola; una biologa marina è combattuta tra il lavoro di ricercatrice e la possibilità di mettersi al servizio di una potente multinazionale che però devasta i fondali marini; un soldato israeliano, che pilota droni a distanza, osserva i nemici fare l’amore sulle terrazze delle loro case.

Rodríguez porta in scena il testo mettendo in dialogo le colpe e i sogni dimenticati, l’intimo e il politico, e afferma: «quando questi personaggi parlano del loro lavoro e lo collegano all’amore, in qualche modo parlano anche di un mondo che sta diventando insopportabile».

 

Al termine della prima replica del 19 maggio la compagnia e il registra incontreranno il pubblico.

 


un progetto di Piccolo Teatro di Milano – Teatro d’Europa, presentato all’interno del festival “Presente Indicativo”

spettacolo  ●  prima nazionale ●  in lingua spagnola durata 80 min.

ingresso gratuito ● tutto esaurito

Per accedere, oltre alla prenotazione, è obbligatorio inviare la richiesta/rinnovo di tesseramento per l’anno 2022 almeno 24 ore prima dello spettacolo.
Per questo evento la quota di € 2,00 non è dovuta. Invia la richiesta,
clicca qui



di Alexandra Badea regia Lisandro Rodríguez con Ariel Bar-On, Anabela Brogioli, Zoilo Garcés, Lisandro Rodríguez musiche “Mundo cruel”: Guillermo Rodríguez luci Matías Sendón produzione Débora Staiff, Estudio Los Vidrios in collaborazione con ZONA K. Si ringrazia l’Instituto Cervantes per la collaborazione

Massimo Furlan (CH)

L’artista multidisciplinare svizzero-italiano Massimo Furlan porta a Milano una nuova performance poetica e anticonformista. In Blue Tired Heroes, un gruppo di “supermen senior” vagano per la città per imporre, in una serie di tableaux tanto burleschi quanto delicati, le prove fisiche dell’invecchiamento su questa figura di supereroe intrappolato nella sua eterna giovinezza… con abitanti “performer”.

Superman è nato nel 1933. Da allora, il personaggio di Clark Kent è rimasto congelato nella sua eterna giovinezza come “supereroe”, passando da un decennio di gloria all’altro. Ma cosa succederebbe se finalmente assumesse la sua vera età? Con solo pigiama e pantaloni blu, calze rosse e un mantello come accessori, Massimo Furlan risponde alla domanda scatenando uno strano commando di una quindicina di anziani della città che si impadroniscono dello spazio pubblico. Corpi invecchiati e volti rugosi scuotono la nostra immaginazione per mostrare, con umorismo, l’evidenza del passaggio del tempo. Incarnati da quindici residenti volontari, questi “stanchi eroi blu” giocano con l’umorismo e l’autoironia, la loro età e la loro immagine, che è molto lontana dalla corporatura di un bodybuilder.

 

 

Nella continuità di una serie di lavori sperimentati nello spazio pubblico intorno alla figura di Superman (Superman Cosmic Green, Love Story Superman), Blue Tired Heroes mette in discussione la nozione di figura eroica e il fantasma del superuomo accettato nell’immaginario popolare, sostituendo un’incarnazione profondamente umanista del passare del tempo. Divertente, intenso, tenero questo straordinario viaggio di uomini comuni ci dice molto sulla capacità del “supereroe” di salvare il mondo, magari attraverso un sorriso, uno scoppio di risate, una visione burlesca e un’appropriazione poetica e collettiva dello spazio pubblico?

 


in collaborazione con Casa degli Artisti di Milano

performance urbana itinerante ● partecipazione gratuita, munirsi di biglietto ATM e mascherina FFP2 prenotazioni stagione@zonak.it

punto di partenza Casa degli Artisti di Milano – Via Tommaso da Cazzaniga, angolo, Corso Garibaldi, 89/A


 

Regia Massimo Furlan; Drammaturgia Claire de Ribaupierre; Costumi Severine Besson; Distribuzione e produzione Jérôme Pique; Amministrazione Noémie Doutreleau; Produzione Numero23Prod.

 

Dopo la formazione all’Ecole des Beaux-Arts di Losanna, lo scenografo e artista visivo svizzero Massimo Furlan ha lavorato con diverse compagnie di danza e teatro. Nel 2003 ha fondato la sua compagnia dedicata alle arti dello spettacolo, Numéro23Prod., per interrogare l’atto della rappresentazione al di fuori dei con- fini dei generi. Le sue molteplici performance, essenzialmente articolate intorno all’umorismo e al contrasto, mettono in discussione le manifestazioni popolari e la nozione di squadra, i temi dell’immagine, della durata, dell’infanzia, della memoria e del gioco.

foto ©Pierre Nydegger et Laure Cellier

Mats Staub (CH)

Una produzione ZONA K/Mittelfest2022

I progetti artistici di Mats Staub ci portano in un viaggio ai quattro angoli del mondo, invitandoci a prendere tempo per ascoltare e guardare. Senza ricorrere a facili spettacoli, Mats Staub ha sviluppato negli anni una poesia eccezionalmente coerente che ci regala ritratti di intensa umanità. Con raffinata delicatezza e meticoloso rigore formale, le sue opere esplorano la nostra dimensione più intima e personale, confrontandoci con la complessità multistrato del nostro tempo.

Quali morti e quali nascite hanno influenzato e cambiato la mia vita finora? Chi ho accolto, chi ho perso e a chi ho detto addio – e cosa mi è successo nel processo?

L’ultimo progetto a lungo termine dell’artista svizzero interroga sulle esperienze esistenziali. Si avvicina a temi universali attraverso esperienze individuali e in relazione ai contesti locali. In ogni luogo in cui viene presentato, riunisce le persone per parlare l’una con l’altra delle loro esperienze di morte e nascita.

Death and Birth in My Life di Mats Staub viene realizzato per la prima volta in Italia con la coproduzione di ZONA K e Mittelfest. La versione italiana è iniziata con un lavoro di ricerca a Milano e in Lombardia e contemporaneamente in Friuli Venezia Giulia: attraverso il coinvolgimento di associazioni, di categorie di lavoratori specifiche, attraverso contatti più e meno stretti sono state individuate circa 30 persone di età diverse, disposte a raccontare le loro storie personali. Obiettivo della ricerca, quello d’individuare cinque possibili coppie di intervistati che potessero dialogare su questi temi scambiandosi esperienze, ricordi e considerazioni: persone che non si conoscessero e che potessero incontrarsi per la prima volta in quest’occasione. Da questo incontro è nata una conversazione libera, impostata su semplici linee guida fornite dal regista: Gaia e Guido, Ambra e Fabrizio, Giovanna e Jana, Elisabetta ed Elena, Massimo e Diego hanno dialogato per un paio d’ore, ripresi da una telecamera ma in una situazione resa intima dalle luci e dalle due sedie, poste una di fronte all’altra.

 

Un’esperienza immersiva in cui si avrà l’impressione di trovarsi insieme a loro: un piccolo gruppo di sconosciuti che si incontra per ascoltare storie, in un tempo sospeso dove ci si può concedere di riflettere sulla morte e sulla nascita.

Dal 23 al 31 luglio 2022 la videoinstallazione sarà presentata  a Mittelfest2022.

 


info video installazione per 20 spettatori
domenica e lunedì riposo ● in italiano e lingua originale con sottotitoli ●  durata 120 min. con pausa

c/o ZONA K – ingresso previo tesseramento 2022, contestualmente all’acquisto del biglietto, fare richiesta associazione


 

Idea, Concept, Regia: Mats Staub; Con Sharon & Hlengiwe, Ahmed & Basso, Erika & Charlotte, Avril & Eric, Giovanna & Jana, Fabrizio & Ambra, Elena & Elisabetta, Massimo & Diego; Camera: Benno Seidel, Matthias Stickel; Scenografia: Monika Schori; Dramaturgical Associate: Simone von Büren, Elisabeth Schack; Collaboratrice per Milano: Cinzia Schincariol; Ricerca: Tim Harrison (Manchester), Maia Marie (Magaliesburg), Patrick Mudekereza (Lubumbashi), Dada Kahindo (Kinshasa), Marcus Rehberger (Basel), Nele Beinborn (Frankfurt), Wolfram Sander (Hannover), Leo Saftic (Perg), Celya Larré (Paris), Justin Murphy (Dublin), Federica Di Rosa (Milan); Direzione Tecnica: Hanno Sons, Stefan Göbel; Postproduzione: Benno Seidel; Traduzione, Sottotitoli: Simona Weber, Cinzia Schincariol, Matthias Stickel, Benno Seidel; Interprete per Milano: Laura Canonica; Production Management: Barbara Simsa, Elisabeth Schack; Produzione: zwischen_produktionen; Co-produzione: Kaserne Basel, SICK! Festival Manchester, Künstlerhaus Mousonturm Frankfurt, Festival Theaterformen Hannover, Festival der Regionen, Spielart Festival Munich, Centre culturel suisse Paris, Migros-Kulturprozent, Dublin Theatre Festival, ZONA K Milan, Mittelfest2022; Funding: Fachausschuss Tanz und Theater BS/BL, Pro Helvetia Swiss Arts Council, Christoph Merian Stiftung, Ernst Göhner Stiftung;

Azione performativa inserita in “IntercettAzioni” – Centro di Residenza Artistica della Lombardia: un progetto di Circuito CLAPS e ZONA K, Industria Scenica, Milano Musica, Teatro delle Moire, con il contributo di Regione Lombardia, MiBACT e Fondazione Cariplo.

 

Mats Staub (1972) nasce e studia in Svizzera  ma ora vive e lavora a Berlino. Ha studiato teatro, giornalismo e studi religiosi a Berna, Friburgo e Berlino. Ha lavorato come giornalista per diverse pubblicazioni (1996-2001) e come consulente drammaturgico al Neumarkt Theater di Zurigo (2002-2004). Dal 2004 sviluppa i suoi progetti artistici che coniugano i codici del teatro e dell’arte, letteratura e scienza. L’installazione audio in continua espansione My Grandparents | Memory Bureau (2008) è stata presentata tra gli altri il Wiener Festwochen di Vienna (2009) e l’Historisches Museum di Francoforte (2012). Anche la video installazione 21 – Memories of Growing Up cresce viaggiando di città in città e viene continuamente presentata in nuove forme, per esempio al Künstlerhaus Mousonturm di Francoforte (2012), al Museo della Comunicazione di Berna (2013), al Wiener Festwochen di Vienna (2015), all’Adelaide Festival (2018) e all’Edinburgh Festival Fringe (2019). Nel 2020 viene premiato con il Swiss Theatre Award.

 

foto ©Tanja Dorendorf / T+T Fotografie

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