PLAY-K(ei) 2016
CHI SIAMO?

Con ostinazione ed entusiasmo la quarta stagione di ZONA K usa ancora una volta la formula dei FOCUS tematici, riaffermando la nostra volontà di creare occasioni di diffusione culturale tout court.

Tra spettacoli, dibattiti, conversazioni con personaggi della cultura, laboratori per bambini e ragazzi, mostre fotografiche e film, il FOCUS ci permette di fare del nostro spazio soprattutto un luogo d’incontro e di riflessione per un pubblico che vorremmo sempre più ampio.

Ci dà inoltre la possibilità di affrontare temi attuali e urgenti della realtà che ci circonda, sia in rapporto al micro universo del nostro quartiere cittadino, sia nel macro di una prospettiva aperta alla situazione nazionale ed europea.

La quarta edizione di PLAY-K(ei) si apre con il FOCUS SVIZZERA (23 novembre – 20 dicembre 2015), indagine su un paese che è al centro dell’Europa pur non facendone parte. Emblematico, ambiguo è il rapporto che l’Europa ha con esso, centrale nelle politiche economiche, seppure estraneo ai conflitti e alle contraddizioni dell’Unione.  Così come accaduto, nella scorsa edizione e ancora lo scorso settembre/ottobre con l’operazione Remote Milano dei Rimini Protokoll (con anche versione inglese per il pubblico internazionale di EXPO), vorremmo rilanciare come protagonisti il pubblico, la gente comune, così che il teatro torni a far parte di un linguaggio condiviso e soprattutto necessario ad una comunità.

In questa direzione va il lavoro di Yan Duyvendak & Roger Bernat, Please, continue (Hamlet) (29 – 30 novembre 2015) dove, uno stuolo di eminenti avvocati e magistrati, Umberto Ambrosoli, Alessandro Bastianello, Gherardo Colombo, Oscar Magi, Ilio Mannucci Pacini, Mario Mantero, Isabella Marenghi, Adriano Scudieri, Salvatore Scuto, insieme ad altri membri della corte penale di Milano, si prestano al gioco del teatro recitando sè stessi attraverso un processo in piena regola. Tre gli attori coinvolti: Francesca Cuttica, Francesca Mazza e Benno Steinegger. L’operazione inaugura anche la collaborazione con lo spazio Unicredit Pavillion che ospita lo spettacolo e così facendo apre per la prima volta le porte al teatro.

Il Focus Svizzera prosegue a ZONA K con la visione dei film di Milo Rau The Moscow Trials (27 novembre 2015) e Hate Radio (29 novembre 2015) e la partecipazione di una giovane e talentuosa compagnia quale Collettivo Ingwer, che porta a Milano la restituzione fotografica e video di un’indagine tra arte e antropologia del contemporaneo, svolta con le donne del quartiere Isola di Milano lo scorso settembre. L’installazione che porta il titolo di “Io sono un’altra” (2 – 20 dicembre 2015) si fonda sui temi dell’identità e idealità femminile. A seguire, la prima milanese dello spettacolo Still Leben, sempre firmato da Collettivo Ingwer (2 dicembre 2015).

Il Focus Svizzera si articola inoltre in due occasioni di riflessione e dibattito: l’incontro del Centro Studi di Politica Estera e Opinione Pubblica dell’Università degli Studi di Milano, organizzato in collaborazione con il Centro Svizzero, a cui partecipano Sergio Romano, Lino Terlizzi e Alfredo Canavero (23 novembre 2015); e le conversazioni con aperitivo sul tema del teatro in bilico tra Realtà e Finzione (27 novembre 2015), al quale partecipano il regista e performer Yan Duyvendak, il regista e autore Boris Nikitin (ideatore e curatore a Basilea del festival ITS THE REAL THING), il critico ed esperto Oliviero Ponte di Pino.

Per i più giovani il programma PLAY-K(ids) propone il laboratorio scientifico la Scatola di Einstein del Giardino della Scienza di Ascona e la proiezione del film documentario I bambini del monte Napf di Alice Schmid (29 novembre 2015).

In occasione di questo FOCUS SVIZZERA è iniziata la collaborazione tra il FIT Festival di Lugano e ZONA K. Oltre a fornire informazioni e contatti per la programmazione del focus, per la sua 24° edizione il FIT Festival ha offerto riduzioni agli associati ZONA K. ZONA K offre il ridotto (previa prenotazione), a tutti gli abbonati FIT e ai residenti di Lugano che varcheranno il confine Lugano/Milano per partecipare al Focus Svizzera di ZONA K. Inoltre all’interno del FOCUS inizia il lavoro di ricerca di Officina Orsi, Label svizzera e dell’artista residente Rubidori Manshaft sul quartiere Isola e i suoi abitanti, che si faranno palcoscenico e protagonisti della versione milanese del suo progetto “Sull’umano sentire” che, dopo il debutto a Lugano nell’estate 2016 (della sua versione Svizzera), sarà presentato da ZONA K nella prossima edizione del festival Isola Kult, nell’autunno 2016

Si prosegue con il FOCUS GENERE (8 – 20 marzo 2016), dedicato all’identità di genere. Il FOCUS apre la riflessione sulle nuove rappresentazioni dell’identità, intesa nelle sue diverse accezioni, dal genere all’identità nazionale. Storie personali ed esemplari, cenni teorici e domande filosofiche, sempre al confine tra finzione e realtà, che mettono in discussione maschile e femminile, confini e definizioni, categorie e appartenenze, per un inno alla libertà di divenire, all’apertura alle molteplicità. Un pensiero soprattutto rivolto agli scenari futuri, dove l’identità di genere annuncia sviluppi imprevedibili.

Sarà un onore per noi avere come compagni di viaggio in quest’esplorazione, la Compagnia Motus con la loro ultima produzione, MDLSX, a ZONA K in prima milanese (8 – 12 marzo 2016). MDLSX è ordigno sonoro, inno lisergico e solitario alla libertà di divenire, al gender b(l)ending, all’essere altro dai confini del corpo, dal colore della pelle, dalla nazionalità imposta, dalla territorialità forzata, dall’appartenenza a una Patria. È uno “scandaloso” viaggio teatrale di Silvia Calderoni che – dopo 10 anni con Motus – si avventura in questo esperimento dall’apparente formato del D-j/Vj Set, per dare inizio a una esplorazione sui confini che si catalizzerà, nel 2017, in Black Drama (un musical tragico).

Faranno seguito i giovani artisti di Dehors /Audelà, con la loro attenta e meticolosa ricerca di un linguaggio artistico originale che mischia danza, teatro e elaborazione video in uno spettacolo incentrato sulla resistenza ad abitare e a indossare la propria identità, in Perfetto Indefinito (14 – 15 marzo 2016). Proprio Dehors/Audelà è una delle giovani compagnie già presentate a ZONA K che tentiamo di portare alla luce del pubblico prendendo atto della progressiva maturazione artistica e originalità del loro lavoro. In questa stagione di PLAY-K(ei) desideriamo così inaugurare il sostegno e la cura verso quelle realtà artistiche scovate nelle “cantine” della programmazione nazionale, e magari già ospitate a ZONA K, alle quali ci piacerebbe fosse dato maggior spazio e riconoscimento artistico.

A completamento del Focus la serata promossa dalle associazioni Alilò futuro anteriore, Famiglie Arcobaleno, l’Ombelico LE OMBRE DEL BUIO: origini (quasi) nascoste della violenza di genere (25 febbraio 2016), evento che ha origine da una riflessione sociologica sul rapporto tra socializzazione e stereotipi di genere, avviata presso l’Università di Bergamo e pubblicata nel saggio di C. Ottaviano e L. Mentasti, Oltre i destini. Attraversamenti del femminile e del maschile, Ediesse, Roma 2015.

Dal dialogo aperto con la direzione artistica del Festival Gender-Bender di Bologna, accompagna tutto il FOCUS GENERE la mostra di illustrazioni originali realizzate da Luca Di Sciullo, Viola Niccolai, Lisa Passaniti e Cristina Portolano e di fotografie di Elisa D’Errico FINGERPRINTS / Performing Gender (8 – 25 marzo 2016).

Chiude il FOCUS,  lo spettacolo INDOMADOR della compagnia catalana Animal Religion, nella stagione di ZONA K presentato da C.L.A.P.Spettacolodalvivo, in collaborazione con Fira Tàrrega (24 – 25 marzo 2016), seguito dall’incontro con l’artista Quim Girón.

Per i più giovani il programma PLAY-K(ids) propone il laboratorio sulle differenze di genere  LA VERA ENCICLOPEDIA DELLE PRINCIPESSE E DEI GUERRIERI a cura di Paola Gaggiotti e la proiezione del film documentario GAYBY BABY di Maya Newell (13 marzo 2016).

Il FOCUS IDENTITA’ (3 – 10 maggio 2016) è dedicato agli aspetti culturali della definizione identitaria. Siamo spettatori di un flusso migratorio mai visto prima. Da una parte vediamo l’Europa auto-definirsi sempre più e i confini irrigidirsi attraverso retaggi nazionalistici. Dall’altra una sorta di contaminazione culturale si propaga incontrollatamente. Vale ancora parlare di “nazione” o di “cultura dominante”? Abbiamo pensato a un Focus dove i colori di identità culturali e nazionali si mescolino come in un gioco a carte, dove tra caso e necessità si determini la costruzione di comunità nuove e impreviste: una riflessione sull’identità culturale e nazionale, o meglio “Contro l’identità”, per citare il celebre testo di Francesco Remotti.

Segue lo spettacolo teatrale Sotto un cielo straniero di Teatro Utile /Mascherenere (4 – 6 maggio 2016), in cui gli attori sono in prevalenza immigrati, persi nella geografia urbana di una città come potrebbe essere Milano. Per continuare il percorso del FOCUS abbiamo chiamato giovani artisti che, per mezzo di linguaggi innovativi per il teatro, riescono ad affrontare i temi che ruotano attorno alla costruzione di un’identità in senso ampio e filosofico, così da restituire al pubblico le contraddizioni del tema prescelto: TeatrInGestAzione, giovane compagnia di Napoli con lo spettacolo Absolute Beginners (9 – 10 maggio 2016) ci è sembrata emblematica in questo, sia per i contenuti, sia per il linguaggio originale.

Rispetto al tema dove l’identità di popoli e culture viene messa in gioco, ci è parso naturale e al tempo stesso consapevole azzardo, provare a mischiare i percorsi di identità artistiche diverse. Come nella realtà della contaminazione dei popoli, così nella realtà artistica stiamo tentando di far incontrare compagnie diametralmente opposte come Arosio/Boscaro, dedite alla sperimentazione tra danza e video-mapping, e Teatro Utile/Mascherenere più propensa alla scoperta di una drammaturgia originale che attinga dalle risorse dei singoli componenti del suo gruppo di lavoro interetnico, in un percorso ad incontri (che si svolgeranno tra gennaio e maggio 2016) dove lo scambio di esperienze e visioni artistiche possa creare una restituzione per il pubblico significativa sul tema del FOCUS (6 maggio 2016).

FOCUS IDENTITA’ è anche dibattito FLUSSI MIGRATORI: IDENTITA’ E CONNESSIONI condotto da De Biasio con i due maggiori esperti sull’argomento: Maurizio Ambrosini e Francesco Remotti, seguito dalla proiezione di cortometraggi di ZaLab I LIVE IN MELBOURNE NOW (10 maggio 2016).

Vi sono gli Extra Eventi di PLAY-K(ei), ovvero quegli eventi che, per dovere di coerenza, non abbiamo inserito nei Focus tematici ma che segnalano la volontà da parte di ZONA K di portare alla luce esperimenti artistici interessanti e singolari. Segnaliamo così la partecipazione alla stagione di ZONA K di Dario Buccino, musicista e performer che porterà a ZONA K una singolare performance live per quattro lamieristi e un clarinetto intitolata “Ma vero!” (18 – 19 marzo 2016).

Dopo la pausa estiva, PLAY-K(ei) riprende con il FOCUS URBANO (23 settembre – 27 novembre 2016) per dare spazio alla volontà di ZONA K di parlare, riflettere e agire sulla realtà, soprattutto quella urbana che ci circonda. Artisti affermati ed emergenti rubano frammenti di realtà e li rielaborano secondo la propria poetica, mescolano creazione scenica ed elementi quotidiani, confondono il confine tra pubblico e privato, per portarci a considerare noi stessi e ciò che ci circonda con sguardo e atteggiamento rinnovato, fino a immaginare e, perché no, costruire, nuove realtà.

L’Amleto di Shakespeare e la sua incapacità di agire danno vita a Hamlet Private di ScarlattineTeatro: un Amleto confidenziale, vicino, che abbandona il contesto teatrale tradizionale e accoglie ogni singolo spettatore nell’intimità di un caffè per dare forma a un rapporto confidenziale tra spettatore e performer. (23 – 25 settembre; 23 ottobre; 13 novembre; 27 novembre 2016 Type Bistrot di via Borsieri).

Approdano a PLAY-K(ei) le STRASSE con SOLO, un progetto site-specific che lavora su spazi urbani complessi, come le grandi stazioni dei treni, e le persone che li popolano, un’umanità in transito e circolazione, con i suoi ritmi e tempi di percorrenza peculiari. (23 – 25 settembre; 30 settembre – 2 ottobre 2016 Stazione FS Garibaldi).

Da Bologna al FOCUS URBANO URBAN SPRAY LEXICON di Ateliersi, una ricerca drammaturgica e performativa sulle scritte che appaiono e scompaiono dai muri delle città.Ateliersi pone il suo sguardo sulla strada abitata, sulle incisioni di autori anonimi, laddove il confine tra pubblico e privato emerge mobile e indefinito.  (23 – 25 settembre 2016 @Key Gallery, Via Borsieri)

A fare da cornice a tutto il FOCUS, la mostra che raccoglie in una serie di cartoline animate, ritratti ispirati ai personaggi che vediamo quotidianamente nel nostro quartiere, il quartiere Isola di Milano, ideata dalle BoomBangDesign#POSTCARDSFROMISOLA (23 settembre – 28 ottobre 2016 @ZONA K).

 

Chiude la stagione il FOCUS CATALOGNA: L’Avanguardia Catalana in Scena, altro appuntamento europeo, dedicato questa volta alla CATALOGNA. Un panorama culturale ricco e vivace, una scena teatrale multiforme, con punte di eccellenze in discipline molto diverse tra loro, dal circo contemporaneo alla performance urbana. ZONA K sceglie alcuni tra gli artisti più rappresentativi e innovativi, capaci con il loro lavoro di parlare della realtà contemporanea e al mondo contemporaneo. Al contempo, in un parallelismo tra attualità del presente e avanguardia del passato, indaga la guerra civile spagnola nel suo 80° anniversario, attraverso lo sguardo di artisti che raccontarono il loro presente.

Apre il FOCUS DOMINI PÚBLIC di Roger Bernat, un gioco sulla vita, quasi un gioco in scatola a grandezza naturale dove gli spettatori non sono semplici pedine ma diventano protagonisti di una storia che il regista Bernat orchestra sapientemente. Un’indagine sociologica in tre dimensioni su temi che ci stanno a cuore e di cui siamo protagonisti, senza costrizioni e ruoli prefissati. Per la prima volta a Milano, Domini Públic ha girato il mondo ed è un vero e proprio classico della performance urbana. (26 – 27 novembre 2016 presso il Castello Sforzesco)

Il gruppo di punta della scena catalana, vincitrice del Leone D’Argento della Biennale di Venezia 2015, l’Agrupación Señor Serrano, porta in scena due spettacoli multimediali.
BIRDIE, mette a confronto due miraggi. Da una parte welfare, rispetto dei diritti umani, prosperità, facilità di movimento per informazioni e capitali. Dall’altra guerre, sfruttamento, persecuzioni, ostacoli per i migranti.

 

 

FOCUS SVIZZERA

Dopo il successo del Focus Balcani del 2013con la performance Eden dell’artista slovena Mala Kline e lo spettacolo teatrale Odio la verità – MRZIM ISTINU del regista croato Oliver Frljić e del Focus Germania del 2014con la performance itinerante Remote Milano dei Rimini Protokoll, ZONA K apre la stagione 15/16 con l’ormai consueto appuntamento europeo, quest’anno tutto dedicato alla Svizzera.

Artista di punta per questo nuovo appuntamento di ZONA K è
Cie Yan Duyvendak con la sua performance
PLEASE, CONTINUE (HAMLET)
per la prima volta a Milano.

L’Unione Elvetica è al momento uno dei paesi più ricchi di proposte innovative e qualitativamente alte.
Tra l’infinità di proposte possibili, abbiamo scelto i progetti più riusciti in termini d’innovazione, attenzione al presente e capacità di guardare, utilizzare e interpretare il reale che ci circonda.

Guardare alla Svizzera permette di continuare a parlare d’Europa ma da un punto di vista particolare, quello di un paese che ne sta al centro, ne fa parte culturalmente, anzi ne racchiude tre dei principali gruppi linguistici, ma non le appartiene amministrativamente.

Ecco gli appuntamenti.

23 novembre 2015  ore 18.00 – presso Centro Svizzero di Milano
Centro Studi Politica Estera e Opinione Pubblica dell’Università degli Studi di Milano
LA SVIZZERA: COME SOPRAVVIVERE ALLE CRISI DEGLI ALTRI
[incontro]
Intervengono: Sergio Romano e Lino Terlizzi; modera Alfredo Canavero.

 

27 novembre 2015  ore 18.30
TRA REALTA’ E FINZIONE
[incontro con aperitivo]
Intervengono Yan Duyvendak (regista e performer), Boris Nikitin (regista, autore, scenografo e curatore del festival “It’s the Real Thing”) e Oliviero Ponte di Pino (critico, esperto di teatro contemporaneo)

27 novembre 2015 ore 21.00
Milo Rau / IIPM
THE MOSCOW TRIALS
[film documentario]

29 novembre 2015 ore 21.00
Milo Rau / IIPM
HATE RADIO
[film documentario]

29, 30 novembre 2015 ore 19.30
Compagnia Yan Duyvendak
PLEASE, CONTINUE (HAMLET)
[performance]
Con la straordinaria partecipazione di:Umberto Ambrosoli, Alessandro Bastianello, Gherardo Colombo, Oscar Magi, Ilio Mannucci Pacini, Mario Mantero, Isabella Marenghi, Adriano Scudieri, Salvatore Scuto.

2 dicembre 2015 ore 19.00 vernissage
3 – 20 dicembre (lun-ven) @ ZONA K – ore 10.00–19.00
Collettivo Ingwer / Camilla Parini e Chiara Caterina
IO SONO UN’ALTRA
[mostra fotografica]

2 dicembre 2015 ore 21.00
Collettivo Ingwer / Camilla Parini
STILL LEBEN
[teatro danza] 

 

 

 

 

Svizzera: come sopravvivere alle crisi degli altri

Il Centro per gli Studi di Politica Estera e Opinione Pubblica dell’Università degli Studi di Milano, attivo da oltre tre decenni, organizza il ciclo di conferenze a cadenza mensile “Osservatorio sul Mondo”, incentrato sulle grandi tematiche dell’attualità internazionale, e ormai giunto alla sua 18a edizione.

Il prossimo incontro, pensato per il Focus Svizzera di ZONA K, sarà dedicato al tema “La Svizzera: come sopravvivere alle crisi degli altri”. Le recenti elezioni svizzere, svoltesi lo scorso 18 ottobre, saranno il punto di partenza per un’analisi della situazione del paese e per riconsiderare il suo rapporto con l’Europa e con le turbolenze della politica e dell’economia internazionale.

Intervengono: Sergio Romano e Lino Terlizzi; modera Alfredo Canavero
In collaborazione con il Centro Studi Politica Estera e Opinione Pubblica, Università degli Studi di Milano

Ingresso libero c/o Centro Svizzero di Milano , via Palestro 2

 

 

Tra finzione e realtà

Sempre più il teatro torna ad evadere dagli spazi fisici e simbolici ad esso deputati e invadere il reale, lo illustra, lo utilizza e dialoga con esso.

Sul palco – quando di palco si tratta – raramente agiscono attori, piuttosto performer, esperti della quotidianità, testimoni di fatti realmente accaduti, o perlomeno dichiarati tali. L’arte si apre al mondo e si attribuisce autenticità.

Ma cosa significa autentico? Cosa significa parlare del reale? Dove sta il confine tra fatti e interpretazione, realtà e finzione, verità e mistificazione?

Intervengono  Yan Duyvendak (regista e performer), Boris Nikitin (regista, autore e curatore del festival “It’s the Real Thing”) e Oliviero Ponte di Pino (critico esperto di teatro contemporaneo)

 

foto: ©Marc Ginot

 


Yan Duyvendak – Nato in Olanda, vive a Ginevra e Marsiglia. Formatosi all’Ecole Supérieure d’Art Visuel di Ginevra, pratica la performance dal 1995. Le sue performance vengono presentate, ad esempio, alla Fondation Cartier di Parigi (Soirée Nomade, 1995), al Festival for Performing Arts EXIT, Helsinki (2001), a Art Unlimited Basel (2002), al Museo Reina Sofia di Madrid (Don’t Call it Performance, 2003), alla Biennale di Guangju (2004), a Image Forum, Tokyo (2005), alla Ménagerie de Verre, Parigi (2006-2009), al Vooruit, Gand (2007), al Festival di Avignone (2008), o al Thaterspektakel Zurich (2009). I suoi lavori video arricchiscono numerose collezioni pubbliche e private, dal Musée des Beaux-Arts di Lione al Museum für Kommunikation di Berna.
Yan Duyvendak ha ricevuto numerosi premi, tra cui (per tre volte) il Swiss Art Award (2002, 2003, 2004), il Namics Kunstpreis für Neue Medien (2004) e il Network Kulturpreis (2006). Nel 2010, riceve il premio per l’arte contemporanea più prestigioso della Svizzera, il Meret Oppenheim Preis. È stato invitato numerose volte come artista in residenza, ad esempio alla Cité des Arts di Parigi, all’Atelier Schönhauser du Berlino e al Swiss Artistic Studio di Pro Helvetia, al Cairo (2007, 2008, 2009).

Boris Nikitin – 1979, Basilea, Svizzera. Regista, autore e scenografo teatrale, direttore artistico del festival “It’s The Real Thing”. Ha studiato presso l’accademia teatrale di Giessen in Germania. I suo lavori sono prodotti e ospitati da piccoli teatri indipendenti e dai più importanti teatri stabili di diverse città tedesche, tra i quali Kaserne Basel, HAU, Gessnerallee, Theater Freiburg, Schauspielhaus Graz, Ruhrtriennale. Alcuni suoi progetti, come ad esempio “Imitation of Life“ e ”Woyzeck“, sono in tour internazionale da anni. I suoi lavori si muovo lungo il confine e l’area d’intersezione tra performance e teatro, finzione e realtà, illusione e documentazione, dilettantismo e virtuosismo attorale, mettendo costantemente in discussione i codici della creazione e fruizione teatrale. Alternano elementi concettuali e situazioni di grande teatralità. Il contesto ha spesso un ruolo determinate e non di rado i suoi lavori si muovono in ambito scientifico (come, ad esempio, “Universal Export” e “Woyzeck”). Le sue regie sono ideate e costruite insieme ai performer/attori, le cui personalità e biografie stanno spesso al centro della performance stessa (“F for Fake“, “Imitation of Life“, “Sänger ohne Schatten”). Da tre anni è direttore artistico del festival “It’s The Real Thing – Basler Dokumentartage”, dedicato ai più innovativi lavori teatrali e performativi con approccio documentaristico.

Oliviero Ponte di Pino ha lavorato per oltre trent’anni nell’editoria ed è stato direttore editoriale di Garzanti dal 2001 al 2012. Ha scritto su giornali e riviste, realizzato trasmissioni radiofoniche e televisive per la RAI. Ha ideato festival (Sussurri o grida a Milano, Forme del pensiero che ride a Genova), curato mostre (Il nuovo teatro in Italia 1975-1988, 1988, la sezione teatro della mostra Trash, la “stanza del teatro” di Annisettanta), progettato iniziative culturali e spettacolari (Maratona di MilanoSubway Letteratura). Dal 2014 è membro della Commissione Consultiva Teatro del MiBACT.
Insegna Letteratura e filosofia del teatro all’Accademia di Brera e Fondamenti del teatro moderno e contemporaneo allo IULM. Dal 2012 cura il programma di BookCity Milano e nel 2001 ha fondato il sito ateatro.it.
Tra i suoi libri Il nuovo teatro italiano (1988), Enciclopedia pratica del comico (1996), Chi non legge questo libro è un imbecille (1999, nuova edizione 2014), Il quaderno del Vajont (con Marco Paolini, 1999), I mestieri del libro (2008), Romeo Castellucci e Socìetas Raffaello Sanzio (2013), Le Buone Pratiche del Teatro (con Mimma Gallina, 2014), Comico e politico. Beppe Grillo e la crisi della democrazia (2014), Milano. Tutti i teatri (con Maddalena Giovannelli, 2015).

Milo Rau / IIPM

Nell’estate 2012 la condanna delle Pussy Riot a due anni di reclusione ha decretato, secondo molti, la fine della democrazia in Russia.

Nel marzo 2013 Milo Rau allestisce un’aula di tribunale presso il Sakharov Center di Mosca e vi mette in scena un “processo” alla guerra culturale del sistema politico di Putin, che per un decennio ha perseguitato artisti e dissidenti per prevenire qualsiasi forma di cambiamento democratico.

La performance è stata presa d’assalto dalle autorità russe e ha provocato uno scandalo internazionale. The Moscow Trials (Svizzera/Germania 2014) documenta la realizzazione del progetto e gli accadimenti di quei giorni.

 


Russo con sottotitoli in italiano, durata 86 min.
Ingresso: € 5,00  


 

Sceneggiatura e regia: Milo Rau; produttore: Arne Birkenstock; coproduttore IIPM: Jens Dietrich, Milo Rau; produttore esecutivo: Kirsten Schuaries; produttore esecutivo a Mosca: Jens Dietrich, Milena Kipfmüller; riprese: Markus Tomsche; suono: Jens Baudisch; assistente alla regia: Yanina Kochtova; montaggio: Lena Rem; assistente al montaggio: Malte Wirtz. In collaborazione con: Deutsches Nationaltheater e Staatskapelle Weimar, Institute for the Performing Arts and Film / Zürcher Hochschule der Künste, Konzert Theater Bern, Gessnerallee Zürich, Stiftung Gedenkstätten Buchenwald e Mittelbau-Dora, Memorial Russland, Sacharow-Zentrum Moskau, Wiener Festwochen, Kunstenfestivaldesarts Brüssel, Goethe-Institut Moskau, Fruitmarket Kultur und Medien GmbH. Prodotto con il sostegno di: Film- und Medienstiftung NRW, Beauftragter der Bundesregierung für Kultur und Medien.

 

 


Milo Rau – 1977, Berna, Svizzera. Regista e autore teatrale, ha studiato sociologia, germanistica e romanistica a Parigi, Zurigo e Berlino, seguendo, tra gli altri, le lezioni di con Tzvetan Todorov e Pierre Bourdieu. Ha iniziato a scrivere reportage internazionali nel 1997, viaggiando in Ciapas e a Cuba. Dal 2000 ha lavorato per la Neue Zürcher Zeitung, e dal 2003 ha iniziato il suo percorso come regista e autore in Svizzera e all’estero. Nel 2007 Rau ha fondato l’IIPM (International Institute of Political Murder), il centro di produzione teatrale e cinematografico con il quale realizza anche oggi tutti i suoi lavori. Accanto al suo lavoro teatrale e cinematografico, Milo Rau tiene lezioni di regia e cultural theory in diverse università. Le sue opere teatrali e cinematografiche si basano su lunghe e meticolose ricerche sul campo, a volte sono vere e proprie campagne culturali e sociali di ampio respiro (come ad esempio “Montana”, “The Last Hours of Elena and Nicolae Ceausescu”, “Hate Radio”, “City of Change”, “Breivik’s Statement”, “The Moscow Trials”, “The Zurich Trials”, “The Civil Wars”, “The Dark Ages” e “The Congo Tribunal”). Sono state invitate in più di trenta diversi paesi del mondo e ospitate da alcuni tra i più importanti festival e centri interazionali, tra i quali Berliner Theatertreffen, Festival di Avignone, Theaterspektakel Zürich, Noorderzon Performing Arts Festival Groningen, Festival TransAmeriques, Wiener Festwochen, Kunstenfestival Brussels, Santarcangelo Festival, Terni Festival, Biennale di Venezia. E’ stato insignito con numerosi premi e riconoscimenti, tra i quali lo Swiss Theatre Price, il Premio per il miglior radiodramma dell’Associazione dei Ciechi di Guerra (per “Hate Radio”), il Premio Speciale della Giuria del German Film Festival (per “The Moscow Trials”) e il Gran Premio della Giuria del Festival Triennale di Teatro Tedesco “Politik im Freien Theater” (per “The Civil Wars”). Il suo saggio filosofico “What is to be done. Critique of the Postmodern Reason” (2013) è diventato un bestseller ed è stato nominato “Miglior Saggio Politico del 2013” dal prestigioso quotidiano tedesco ‘Die Tageszeitung’, mentre la sua pièce “The Civil Wars” è stata selezionata tra “Le migliori 5 opere teatrali del 2014” dalla commissione di esperti della Televisione Statale Svizzera. “The Civil Wars” è stata nominata come “uno dei migliori spettacoli dei Paesi Bassi e delle Fiandre della stagione 2014/2015”. Il quotidiano belga ‘La Libre Belgique’ ha recentemente definito Milo Rau “il regista più richiesto d’Europa”, mentre il settimanale tedesco ‘Der Freiteg’ lo definisce “il regista teatrale più controverso della sua generazione”.

Milo Rau / IIPM

Hate Radio (Svizzera/Germania 2011) racconta la storia della RTLM/Radio-Télévision Libre des Mille Collines, stazione radio ruandese che ha giocato un ruolo cruciale nel genocidio del Rwanda della minoranza Tutsi nel 1994.

Il 6 aprile 1994, l’aeroplano del Presidente ruandese Habyaruman fu colpito da due missili in fase di decollo. Questo evento segnò l’inizio del più brutale genocidio dalla fine della Guerra Fredda.
Nei mesi di aprile, maggio e giugno del 1994 in Rwanda la stima dei morti della minoranza Tutsi  ammontò da 800,000 a 1,000,000 e migliaia furono i morti tra i moderati dell’etnia Hutu.

L’arma più potente utilizzata durante il genocidio fu la “Radio-Télévision Libre des Mille Col-lines” (RTLM). Gli operatori della stazione radio, con inspiegabile cinismo, coltivarono e prepararono il genocidio per mesi, integrando nella propria programmazione: musica, sport, comunicati politici e autentiche istigazioni all’omicidio.

Come funziona il processo di affermazione dell’ideologia razzista? Come è possibile epurare l’individuo della sua umanità?

L’opera del regista Milo Rau si avvale di documenti e testimonianze dirette di membri dell’etnia Hutu e di superstiti del genocidio stesso, per dare una risposta a questi interrogativi, lasciando che le persone facciano esperienza diretta di quanto accaduto nella storia del Rwanda.

 


Francese con sottotitoli in italiano, durata 65 min.
Ingresso: € 5,00 


 

Sceneggiatura e regia: Milo Rau; drammaturgia e conceptual managment: Jens Dietrich; scenografia e costumi: Anton Lukas; video: Marcel Bächtiger; suono: Jens Baudisch; cast del video: Estelle Marion, Nancy Nkusi; assistente alla regia: Mascha Euchner-Martinez; direttore di produzione e drammaturgia: Milena Kipfmüller; public relations: Yven Augustin; collaborazione scientifica: Eva-Maria Bertschy. “Hate Radio” è una produzione dell’IIPM – International Institut for Political Murder Berlin/Zürich con Migros-Kulturprozent Schweiz, Kunsthaus Bregenz, Hebbel am Ufer (HAU) Berlin, Schlachthaus Theater Bern, Beursschouwburg Brüssel, migros museum für gegenwartskunst Zürich, Kaserne Basel, Südpol Luzern, Verbrecher Verlag Berlin, Kigali Genocide Memorial Centre e Ishyo Arts Centre Kigali. Sostenuto da: Hauptstadtkulturfonds (HKF), Migros-Kulturprozent Schweiz, Pro Helvetia – Schweizer Kulturstiftung, Kulturelles.bl (Basel), Bildungs- und Kulturdepartement des Kantons Luzern, Amt für Kultur St. Gallen, Ernst Göhner Stiftung, Stanley Thomas Johnson Stiftung, Alfred Toepfer Stiftung F. V. S., GGG Basel, Goethe- Institut Brüssel, Goethe-Institut Johannesburg, Brussels Airlines, Spacial Solutions, Commission Nationale de Lutte contre le Génocide (CNLG), Deutscher Entwicklungsdienst (DED), Contact FM Kigali, IBUKA Rwanda (Dachorganisation der Opferverbände des Genozids in Ruanda) and the Hochschule der Künste Bern (HKB), Friede Springer Stiftung.

 

 


Milo Rau – 1977, Berna, Svizzera. Regista e autore teatrale, ha studiato sociologia, germanistica e romanistica a Parigi, Zurigo e Berlino, seguendo, tra gli altri, le lezioni di con Tzvetan Todorov e Pierre Bourdieu. Ha iniziato a scrivere reportage internazionali nel 1997, viaggiando in Ciapas e a Cuba. Dal 2000 ha lavorato per la Neue Zürcher Zeitung, e dal 2003 ha iniziato il suo percorso come regista e autore in Svizzera e all’estero. Nel 2007 Rau ha fondato l’IIPM (International Institute of Political Murder), il centro di produzione teatrale e cinematografico con il quale realizza anche oggi tutti i suoi lavori. Accanto al suo lavoro teatrale e cinematografico, Milo Rau tiene lezioni di regia e cultural theory in diverse università. Le sue opere teatrali e cinematografiche si basano su lunghe e meticolose ricerche sul campo, a volte sono vere e proprie campagne culturali e sociali di ampio respiro (come ad esempio “Montana”, “The Last Hours of Elena and Nicolae Ceausescu”, “Hate Radio”, “City of Change”, “Breivik’s Statement”, “The Moscow Trials”, “The Zurich Trials”, “The Civil Wars”, “The Dark Ages” e “The Congo Tribunal”). Sono state invitate in più di trenta diversi paesi del mondo e ospitate da alcuni tra i più importanti festival e centri interazionali, tra i quali Berliner Theatertreffen, Festival di Avignone, Theaterspektakel Zürich, Noorderzon Performing Arts Festival Groningen, Festival TransAmeriques, Wiener Festwochen, Kunstenfestival Brussels, Santarcangelo Festival, Terni Festival, Biennale di Venezia. E’ stato insignito con numerosi premi e riconoscimenti, tra i quali lo Swiss Theatre Price, il Premio per il miglior radiodramma dell’Associazione dei Ciechi di Guerra (per “Hate Radio”), il Premio Speciale della Giuria del German Film Festival (per “The Moscow Trials”) e il Gran Premio della Giuria del Festival Triennale di Teatro Tedesco “Politik im Freien Theater” (per “The Civil Wars”). Il suo saggio filosofico “What is to be done. Critique of the Postmodern Reason” (2013) è diventato un bestseller ed è stato nominato “Miglior Saggio Politico del 2013” dal prestigioso quotidiano tedesco ‘Die Tageszeitung’, mentre la sua pièce “The Civil Wars” è stata selezionata tra “Le migliori 5 opere teatrali del 2014” dalla commissione di esperti della Televisione Statale Svizzera. “The Civil Wars” è stata nominata come “uno dei migliori spettacoli dei Paesi Bassi e delle Fiandre della stagione 2014/2015”. Il quotidiano belga ‘La Libre Belgique’ ha recentemente definito Milo Rau “il regista più richiesto d’Europa”, mentre il settimanale tedesco ‘Der Freiteg’ lo definisce “il regista teatrale più controverso della sua generazione”.

Compagnia Yan Duyvendak

Dopo Ginevra, Basilea, Lugano, Parigi, Marsiglia, Berlino, Vienna, Roma, Cagliari, Rio de Janeiro, “Please, Continue (Hamlet)” arriva per la prima volta a Milano, con la straordinaria partecipazione di: Umberto Ambrosoli, Alessandro Bastianello, Gherardo Colombo, Oscar Magi, Ilio Mannucci Pacini, Mario Mantero, Isabella Marenghi, Adriano Scudieri, Salvatore Scuto.

Un fatto di cronaca: un giovane uomo uccide il padre della sua fidanzata durante una cerimonia matrimoniale, lei lo accusa, lui si difende, afferma che è stato un incidente.

Un vero Presidente della Sezione penale del Tribunale di Milano, un vero Pubblico Ministero, un vero Avvocato difensore dell’imputato, un vero Avvocato difensore della parte civile mettono in scena il processo. L’accusato si chiama Amleto, l’accusatrice Ofelia, il testimone Gertrude, la madre di Amleto e sono interpretati da attori. Tutto il resto è reale. Il verdetto sarà pronunciato da una giuria popolare di spettatori scelti tra il pubblico. Chi agisce in scena non segue un copione, non recita, ma ascolta testimoni, valuta perizie, giudica i fatti.

Un sottile gioco tra finzione e realtà. Un caso esemplare che si fonde in una storia vera. Una drammaturgia della realtà e al contempo una grande trama tragica trasposta nell’era contemporanea. Please, continue (Hamlet), porta il sistema giuridico sul palco, per esplorare il rapporto tra l’applicazione della giustizia e la questione eternamente sfuggente di cosa sia la verità. Come nell’Antichità – quando il teatro era uno di luoghi più importanti della polis e della politica – Yan Duyvendak e Roger Bernat inventano dispositivi scenici che poi abbandonano agli spettatori. Le loro performance ridefiniscono lo spazio dell’io e del gioco: il palcoscenico diventa agorà – e viceversa.

 


Inizio spettacolo ore 19.30 (presentarsi almeno 20 minuti prima)
Durata 3h con due pause.
In collaborazione con e c/o UniCredit Pavilion, Piazza Gae Aulenti 10
Posti limitati, prenotazione consigliata.


 

Un’idea di: Yan Duyvendak & Roger Bernat; con: Francesca Cuttica, Francesca Mazza, Benno Steinegger; e con: magistrati, avvocati e dottori del Foro di Milano; scenografia in collaborazione con: Sylvie Kleiber; direzione e diffusione: Nataly Sugnaux Hernandez; comunicazione e amministrazione: Marine Magnin; produzione: Samuel Antoine; direzione tecnica: Gaël Grivet; regia generale: Thomas Köppel; traduzioni: Daniela Almansi, Matilde Pasquon; produzione: Dreams Come True, Genève; co-produzione: Le Phénix Scène Nationale Valenciennes; Huis a/d Werf, Utrecht; Théâtre du GRÜ, Genève; spettacolo creato in residenza a: Montévidéo, Marseille; Le Carré/Les Colonnes, Scène conventionnée, Saint-Médard-en-Jalles/Blanquefort; con l’appoggio di: Ville de Genève; République et canton de Genève; Pro Helvetia Fondation suisse pour la culture; Migros pour-cent culturel; Loterie Romande; Ministerio de Cultura-INAEM; Mécènes du sud, Marseille; Le Nouveau théâtre de Montreuil – centre dramatique national; CORODIS

Collettivo Ingwer/Camilla Parini e Chiara Caterina

 

Foto di donne che si raccontano, ciascuna attraverso due autoritratti: il primo ritrae l’immagine realistica che la donna ha di sé, il secondo ritrae l’immagine di ciò che è, ma rimane nascosto.

Il corpo fotografato non è il loro, bensì quello della performer Camilla Parini che si mette a loro totale disposizione, come materia da plasmare per ricreare l’immagine che hanno di loro stesse.
Ogni donna si occupa di s/vestire, s/truccare, agghindare questo “corpo materia” a sua disposizione come ritiene necessario. Questo viene fatto, nel limite del possibile, attraverso l’utilizzo di indumenti, trucchi e oggetti di proprietà della donna stessa. Dopodiché è lei a scegliere il luogo dove mettere in posa il corpo e a costruirne la cornice in cui ritrarlo. A sua disposizione c’è una fotografa professionista che si occupa di scattare le foto dei due autoritratti conclusi.

A Milano, grazie al sostegno del Consiglio di Zona 9 e la rassegna INTERKULT coordinata da ZONA K, il progetto ha coinvolto donne milanesi che provengono da tutto il mondo: Cina, Marocco, Ucraina, Serbia, Siria, Tunisia, Filippine. Insieme ci raccontano frammenti del nuovo universo femminile della nostra città.

 


Azione INTERKULT
Ingresso libero


 

Progetto fotografico Collettivo Ingwer; in collaborazione con Fondazione Aurelio Petroni; idea e corpo Camilla Parini; supporto fotografico e riprese video Chiara Caterina

 

 

Collettivo Ingwer è un cantiere artistico multidisciplinare nato nel 2013 dalla volontà di Camilla Parini e composto da tutte le persone che sono state, sono e saranno coinvolte nella realizzazione dei diversi progetti.

 

Collettivo Ingwer
Camilla Parini

“Pochi sanno quante donne ci sono in me”, Anaïs Nin.

I termini STILL e LEBEN se uniti in un’unica parola in lingua tedesca significano “natura morta”. Separando le due parole si possono ottenere molteplici significati: ancora vita; vivere silenzioso; tranquillo. Diverse possibilità di lettura che in qualche modo rivelano un labile confine tra staticità, morte e vita. Fernando Pessoa scrisse “Che cosa muoio quando sono?”.

Questo lavoro nasce dalla necessità di riflettere sulla figura della donna senza volerne inquisire la sua posizione sociale e culturale, piuttosto ritraendola nell’intimità della relazione con se stessa. Il ritratto in continuo movimento di una donna sbiadita dal tempo, di una figura senza più confini che va mutando le sue forme e che si racconta attraverso l’ironia e la malinconia di una solitudine che, a volte o spesso, ci tiene anche compagnia.

Suggerisce un clima, talvolta una condizione o uno stato di conservazione. Indaga quei ricordi abbandonati e consumati fra stanze senza pareti, negli spazi di un abitare metaforico, in un luogo in cui si può ancora dialogare con le proprie assenze. È una creazione di immagini reali ma non necessariamente realistiche, che cercano di penetrare strato dopo strato sotto la superficie di una vita.

 

Produzione: Collettivo Ingwer; di e con: Camilla Parini; sound design: Loris Ciresa; light design: Pierfranco Sofia; costumi: Laura Pennsi; fotografie: Martina Tritten.

 

Camilla Parini – 1984, Svizzera. Nel 2004 incontra il Teatro delle Radici (diretto da Cristina Castrillo Premio svizzero per il teatro 2014) con il quale inizia un percorso di formazione e di lavoro prendendo parte agli spettacoli D_verso D_(2006), Shakespeariana (2008), Track (2009), Dove lo sguardo scorre (2011), Neve (2012), Amori (2013), Petali (2015) esibendosi in diversi teatri, festival e rassegne in Svizzera e all’estero (Argenitna, Cile, Cuba, Danimarca, Ecuador, Italia e Perù). Nel 2008 si laurea come operatrice sociale presso la Scuola Universitaria Professionale della Svizzera italiana SUSPI-DSAS. Nel 2012 si diploma a Milano presso la Scuola di Teatro Paolo Grassi, all’interno del corso professionale di teatrodanza, presentando spettacoli in festival quali Torino Danza, Biennale Danza Venezia e Bolzano Danza. Da qualche anno collabora con diverse realtà professionali della Svizzera italiana sia in ambito teatrale/performativo che cinematografico. Si perfeziona inoltre con altre realtà artistiche nell’ambito della danza, del teatro e della performance tra le quali Les Ballets C de la B, Wupperrtal Tanztheater, Trisha Brown Dance Company, Peeping Tom, Nicole Seiler, Geraldine Pilgrim, Iris Erez, Violeta Luna. Nel 2013 mette le prime basi per la creazione del gruppo artistico Collettivo Ingwer con il quale nel 2014, produce il suo primo spettacolo STILL LEBEN. Attualmente Collettivo Ingwer in collaborazione con Azimut, sta lavorando alla sua nuova produzione “Princesses karaoke or something like that…”(semifinalista a PREMIO Schweiz, premio di incoraggiamento per le arti sceniche) che debutterà nell’aprile 2016 in co-produzione con Teatro Sociale Bellinzona, creato ed interpretato da Camilla Parini e Anahì Traversi.

FOCUS GENERE

Il FOCUS GENERE apre la riflessione sulle nuove rappresentazioni dell’identità, intesa nelle sue diverse accezioni, dal genere all’identità nazionale.

Ospita artisti e studiosi che ridiscutono le nostre percezioni e rappresentazioni di genere, i canoni e le norme che ne regolano i rapporti, dal piano esistenziale a quello politico.
Storie personali ed esemplari, cenni teorici e domande filosofiche, sempre al confine tra finzione e realtà, che gettano nuova luce sulle nostre categorie mentali di maschile e femminile, mettono in discussione confini e definizioni, categorie e appartenenze, per un inno – citando i Motus – alla libertà di divenire, all’apertura alle molteplicità.

 

Gli eventi in calendario:

25 febbraio 2016 ore 20.00
LE OMBRE DEL BUIO: origini (quasi) nascoste della violenza di genere
promosso da Alilò futuro anteriore, Famiglie Arcobaleno, l’Ombelico
[proiezione + performance + incontro]

8 – 25 marzo 2016 ore 10.00-19.00
GenderBender presenta
FINGERPRINTS
/ Performing Gender
[mostra di illustrazioni originali]

8 – 12 marzo 2016 ore 20.00
12 marzo replica speciale ore 17.00
Motus – MDLSX
[performance]

9 marzo 2016 ore 18.00
IL CAMBIAMENTO NECESSARIO?
[incontro con aperitivo]

14 – 15 marzo 2016 ore 21.00
Dehors/Audela – PERFETTO INDEFINITO
[performance]

24 – 25 marzo 2016 ore 21.00
Animal Religion – INDOMADOR
[nuovo circo]
in collaborazione con CLAPS, Spettacolo dal vivo

 

PLAY-K(ids) rassegna di incontri, laboratori e spettacoli per tre generazioni insieme.

13 marzo 2016 ore 16.00
Alterarte – LA VERA ENCICLOPEDIA DELLE PRINCIPESSE E DEI GUERRIERI
[laboratorio per 4 < 8 anni]

13 marzo 2016 ore 16.00
Alice Newell – GAYBY BABY
[film per tutt]
In collaborazione con Gender Bender

 

 

 

 

Le ombre del buio: origini (quasi) nascoste della violenza di genere

 

Evento promosso da Alilò futuro anteriore, Famiglie Arcobaleno, l’Ombelico

ore 20.00 “Ma il cielo è sempre più blu” proiezione video-inchiesta a bambini/e sugli stereotipi di genere a cura di Alessandra Ghimenti

ore 20.30 “Componimento sui generi[s]”, performance teatrale, a cura di Alilò futuro anteriore

ore 21.00 Dibattito con il pubblico condotto da Stefania Girelli, presidente de L’Ombelico e Cristiana Ottaviano, sociologa Università di Bergamo

Una video-inchiesta e una performance teatrale per mettere in scena una riflessione sugli stereotipi e sulla violenza di genere.

Utilizzando in continuità linguaggi e competenze diverse, integrando dimensioni emotive e processi riflessivi, si vogliono indagare quei costrutti culturali, atteggiamenti e assunzioni di ruolo che producono discriminazione, violenza, esercizio distorto di potere, ma anche sensi di colpa, inadeguatezze, mancate consapevolezze sui processi di cambiamento sociale e culturale necessari a una co-evoluzione di uomini e donne.

L’evento ha origine da una riflessione sociologica sul rapporto tra socializzazione e stereotipi di genere, avviata presso l’Università di Bergamo e pubblicata nel saggio di C. Ottaviano e L. Mentasti, Oltre i destini. Attraversamenti del femminile e del maschile, Ediesse, Roma 2015.

 

Fingerprints / Performing Gender

Gender Bender presenta la mostra di illustrazioni originali realizzate da Luca Di Sciullo, Viola Niccolai, Lisa Passaniti e Cristina Portolano e di fotografie di Elisa D’Errico.

Una mostra che, nella sua interezza, nasce dal lavoro di giovani illustratori e artisti italiani, chiamati a seguire e documentare il lavoro artistico condotto da 17 giovani coreografi e artisti visivi provenienti da Italia, Paesi Bassi, Croazia e Spagna, selezionati per il progetto europeo Performing Gender; training di produzione e creazione coreografica nei musei, dedicato alla rappresentazione degli orientamenti sessuali e dei ruoli di genere.
La mostra è stata esposta in prima nazionale a Bologna nel 2014.

A ZONA K vengono presentati quattro album di schizzi, disegni, ritratti e storie realizzati da Luca Di Sciullo, Viola Niccolai, Lisa Passaniti e Cristina Portolano, insieme alle foto di Elisa D’Errico, che compongono un diario collettivo dell’incontro con i performer della scena europea e restituiscono una veduta panoramica su una straordinaria esperienza umana e artistica. 

Motus

MDLSX è ordigno sonoro, inno lisergico e solitario alla libertà di divenire, al gender b(l)ending, all’essere altro dai confini del corpo, dal colore della pelle, dalla nazionalità imposta, dalla territorialità forzata, dall’appartenenza a una Patria.
Di “appartenenza aperta alle Molteplicità” scriveva la filosofa Rosi Braidotti in On Becoming Europeans, avanzando la proposta di una identità post-nazionalista… Ed è verso la fuoriuscita dalle categorie – tutte, anche artistiche – che MDLSX tende.

È uno “scandaloso” viaggio teatrale di Silvia Calderoni che – dopo 10 anni con Motus – si avventura in questo esperimento dall’apparente formato del D-j/Vj Set, per dare inizio a una esplorazione sui confini che si catalizzerà, nel 2017, in Black Drama (un musical tragico).

In MDLSX collidono brandelli autobiografici ed evocazioni letterarie e sulla confusione tra fiction e realtà MDLSX oscilla – da Gender Trouble a Undoing Gender. Citiamo Judith Butler che, con A Cyborg Manifesto di Donna Haraway, il Manifesto Contra-sexual di Paul B. Preciado e altri cut-up dal caleidoscopico universo dei Manifesti Queer, tesse il background di questa Performance-Mostro.

“Il cambiamento necessario è talmente profondo che si dice sia impossibile, talmente profondo che si dice sia inimmaginabile. Ma l’impossibile arriverà e l’inimmaginabile è inevitabile.” (Manifesto Animalista, Paul B. Preciado)

 

con Silvia Calderoni; regia Enrico Casagrande e Daniela Nicolò; drammaturgia Daniela Nicolò e Silvia Calderoni; suoni Enrico Casagrande; in collaborazione con Paolo Baldini e Damiano Bagli; luce e video Alessio Spirli; produzione Elisa Bartolucci e Valentina Zangari; promozione Italia Sandra Angelini; distribuzione estera Lisa Gilardino; produzione Motus 2015 in collaborazione con La Villette – Résidence d’artistes 2015 Parigi, Create to Connect (EU project) Bunker/ Mladi Levi Festival Lubiana, Santarcangelo 2015 Festival Internazionale del Teatro in Piazza, L’arboreto – Teatro Dimora di Mondaino, MARCHE TEATRO – con il sostegno di MiBACT, Regione Emilia Romagna

 

MDLSX by MOTUS from ALBAMADA on Vimeo.

 

Il nome Motus evoca di per sé un’immagine in movimento, dai contorni sfocati e confusi con i paesaggi… profilo tormentato da irriducibili sommosse interne. Incarna un’attitudine “strabica” al guardare esperienze-saperi-opere del passato per arricchire l’arsenale strategico di reinvenzione del presente, nello scompiglio di forme e linguaggi. Per la compagnia Motus – fondata nel 1991 da Enrico Casagrande e Daniela Nicolò – non ci sono confini, nessuna frontiera tra Paesi, momenti storici o discipline; nessuna separazione tra arte e impegno civile. Liberi pensatori, portano i loro spettacoli nel mondo, lavorando per mescolanze di formati espressivi, animati dalla necessità di confrontarsi con temi, conflitti, ferite dell’attualità. 2011>2068 AnimalePolitico Project ha aperto un fronte di osservazione sul Futuro Prossimo Venturo con The plot is the Revolution (incontro scenico tra le due Antigoni Silvia Calderoni e l’indomita Judith Malina del Living Theatre). Attraverso workshop, performance e atti pubblici, il percorso ha condotto alle creazioni Nella Tempesta e Caliban Cannibal. Nel 2014 l’esperienza creativa del King Arthur, opera barocca con musiche di H. Purcell e testi di J. Dryden, è stata per Motus il primo elettrizzante confronto con il teatro musicale. Ad oggi però il lungo viaggio di AnimalePolitico non si è ancora idealmente esaurito e, con la nuova produzione MDLSX (debutto al Santarcangelo Festival 2015), un “Solo” che festeggia dieci anni di lavoro con Silvia Calderoni, la compagnia inaugura un nuovo progetto triennale che affronta il tema del confine/conflitto. Scegliamo come ossatura drammaturgica alcune riflessioni e figure cardine dall’Orestea, o meglio, dagli Appunti per un’Orestiade Africana e da Pilade di Pier Paolo Pasolini, perché troppe domande lasciate aperte – e coincidenze – con i nostri progetti precedenti, richiedevano affondi che solo nel connubio fra tragicità e contemporaneo potevamo riannodare. Ad oggi però il lungo viaggio di AnimalePolitico non si è ancora idealmente esaurito e, con la nuova produzione MDLSX (debutto al Santarcangelo Festival 2015), un “Solo” che festeggia dieci anni di lavoro con Silvia Calderoni, la compagnia inaugura un nuovo progetto triennale che affronta il tema del confine/conflitto.

Il cambiamento necessario?

Oliviero Ponte di Pino incontra i Motus e Silvia Calderoni nel progetto triennale sui confini/conflitti che la compagnia inaugura con MDLSX, il solo che festeggia i dieci anni di lavoro con Silva Calderoni.

 

Dehors/Audela

I giovani d’oggi non hanno che una paura: che si realizzino i loro sogni. Sull’equivoco dell’autoritrarsi. Sulla resistenza ad abitare e ad indossare la propria identità. Sull’androginia e il misconoscimento. Verso il neutro. Tanto più perfetti quanto più indefiniti.

Primo esperimento per Dehors/Audela della ricerca concepita a partire dalla vita/opera di Claude Cahun, scrittrice, fotografa e attrice nata nel 1894 a Nantes, vicina al movimento surrealista negli anni Trenta, dimenticata a lungo e riscoperta solo da pochi lustri.
Claude Cahun fu un’artista controversa e perseguitata a causa della sua omosessualità e delle sue origini ebraiche. Tutta la sua vita/opera, minata da constanti aggressioni e insulti, può essere definita come una continua rincorsa dell’identità mancata, concepita come resistenza e rivolta nei confronti di qualsiasi identificazione forzata.

concept Salvatore Insana, Elisa Turco Liveri; azione scenica Elisa Turco Liveri; immagini Salvatore Insana; sound Achhn, Osvaldo Cibils, Sebastien Bach Pires (RRR); produzione Dehors/Audela; con il sostegno di ACS – Abruzzo Circuito Spettacolo/ Electa Creative Arts, Stalker Teatro, L’Estruch, Florian Meta-Teatro; progetto selezionato per Nuove Traiettorie XL

 

 

 

Elisa Turco Liveri e Salvatore Insana (Dehors/Audela ) si incontrano a Roma nel 2010, nello spazio dell’Atelier Meta Teatro diretto da Pippo Di Marca.
Il progetto di cui fanno parte fa confluire teatro, videoarte e performance nel segno di una ricerca continua in cui i diversi codici artistici mantengano comunque una loro specificità e al contempo siano capaci di generare nuove forme espressive.
All’insegna dell’interferenza reciproca, si parte da una pratica in cui, se il corpo e l’azione costituiscono il centro della drammaturgia, anche il video ha tratti fisici, si nutre del corpo e ne diventa parte integrante sulla scena.

Dario Buccino – Ensemble HN

Ma vero è un viaggio iniziatico nel suono, nel corpo e nel qui e ora. La performance si basa sul Sistema HN®, un sistema musicale inventato da Dario Buccino per catturare le forze che animano l’esperienza musicale. HN è l’acronimo di hic et nunc.

I quattro musicisti usano la voce, un clarinetto e quattro Lamiere HN®, strumenti musicali ispirati alla cosiddetta lastra del tuono, la macchina per effetti sonori utilizzata in teatro fin dal Settecento. La Lamiera HN non è una lastra del tuono ma uno strumento musicale vero e proprio, suonato tramite una tecnica esecutiva che coinvolge l’intero corpo del performer e in grado di produrre sonorità ora delicatissime e avvolgenti, ora talmente possenti da far sentire al pubblico lo spostamento d’aria causato dalle vibrazioni del foglio d’acciaio.

Le tecniche vocali impiegate nella performance hanno richiesto anni per essere ideate e perfezionate dal compositore e dagli interpreti, e contribuiscono a creare un mondo sonoro inaudito senza bisogno di alcuna amplificazione o trattamento elettronico.

La composizione è strutturata secondo principi formali ed energetici ricavati dalle tecniche del teatro Nō, l’antica forma d’arte giapponese basata su movimenti del corpo profondamente stilizzati e su un canto essenziale e intenso.

Il pubblico di Ma vero, seduto o sdraiato su dei materassini, è circondato dalle quattro Lamiere HN e immerso nel buio quasi completo. L’esperienza del silenzio e del suono arriva a coinvolgere l’intero corpo anche dell’ascoltatore, guidando la sua mente oltre gli stati ordinari della coscienza.

La performance è stata eseguita regolarmente per dieci anni consecutivi, fino al 2006, diventando un appuntamento cult per gli spettatori, spesso costretti ad attendere anni prima di vedere arrivare il proprio turno nella lunga lista d’attesa.

“Suonare Ma vero è un’esperienza che cambia ogni cosa. Sono stato parte della sua creazione, cucita da Buccino addosso a noi interpreti elettivi. È stato Ma vero a insegnarmi a fare di testa mia. Tornerò a suonarlo, è il momento.” Enrico “Der Maurer” Gabrielli (Vinicio Capossela, Afterhours, PJ Harvey)

 

Ensemble HN. Dario Buccino: Lamiera HN, voce; Marco Crescimanno: Lamiera HN, voce; Renato Gatto Lamiera HN, voce; Emiliano Turazzi: Lamiera HN, clarinetto

Circo contemporaneo.
Idee a confronto.

Dopo lo spettacolo, Animal Religion – INDOMADOR, chiacchierata informale tra Quim Girón e Filippo Malerba di Associazione Quattrox4, che da tempo si occupa di promozione delle arti circensi contemporanee sul territorio di Milano. Domande aperte del pubblico.

 

Quim Girón, ha 29 anni e viene da Barcellona, Spagna.
Fa continua ricerca nell’ambito dell’equilibrismo, musica, percussioni, clownerie e movimento degli animali. Dopo gli studi svolti presso la scuola di circo Rogelio Rivel di Barcellona i suoi viaggi lo hanno spinto a nord dove ha frequentato per un anno la LIDO (circus school, Toulouse, France), finendo gli studi al DOCH (University of Circus and Dance, Stockholm, Sweden) con la discipline della verticale sulle mani e della acro-dance.

In collaborazione con:
logo gennaio2

Animal Religion

C.L.A.P.Spettacolodalvivo, in collaborazione con Fira Tàrrega, è lieta di presentare all’interno di PLAY-K(ei):
la straordinaria compagnia catalana con la sua performance cult, per la prima volta a Milano.

Indomador è una performance che si muove tra teatro, danza e circo contemporaneo. Punta l’attenzione sulle stranezze della routine della nostra vita quotidiana e porta alla luce l’animale nascosto in ognuno di noi.
E’ una parodia grottesca dell’uomo moderno e della differenza tra i sessi culturalmente prestabiliti. L’artista in scena svela il suo istinto animale e trasforma il palcoscenico in un “animalarium” fatto di corpi transgenici, acrobazie, uomini-galli, riti di danza.
Indomador è un interrogativo sulle relazioni tra umano e animale, tra maschile e femminile.
Ma cosa è animale? Cosa è umano?

 

 

Quim Girón, ha 29 anni e viene da Barcellona, Spagna.
Fa continua ricerca nell’ambito dell’equilibrismo, musica, percussioni, clownerie e movimento degli animali. Dopo gli studi svolti presso la scuola di circo Rogelio Rivel di Barcellona i suoi viaggi lo hanno spinto a nord dove ha frequentato per un anno la LIDO (circus school, Toulouse, France), finendo gli studi al DOCH (University of Circus and Dance, Stockholm, Sweden) con la discipline della verticale sulle mani e della acro-dance.

Animal Religion, compagnia spagnola, nasce dalla collaborazione tra  Niklas Blomberg e Quim Giron entrambi diplomati all’University of Dance and Circus in Stockholm. Il loro lavoro può essere definito una fusione tra circo contemporaneo, danza e musica il cui tema portante è l’animalità. Il pubblico degli Animal Religion può osservare il comportamento dell’artista non come allo zoo, ma in un contesto ordinato dove qualcosa di selvaggio può essere guardato in modo sicuro.

FOCUS IDENTITA’

Con il FOCUS IDENTITA’ proseguiamo la riflessione sulle rappresentazioni identitarie del contemporaneo, spingendoci su un versante più sociale e antropologico, guardando alla ridefinizione delle identità culturali e nazionali.

Siamo spettatori di un flusso migratorio mai visto prima. Da una parte vediamo l’Europa auto-definirsi sempre più e i confini irrigidirsi attraverso retaggi nazionalistici. Dall’altra una sorta di contaminazione culturale si propaga incontrollatamente. Vale ancora parlare di “nazione” o di “cultura dominante”?

Abbiamo pensato ad un Focus dove i colori di identità culturali e nazionali si mescolino come in un gioco a carte, dove tra caso e necessità si determini la costruzione di comunità nuove e impreviste: una riflessione sull’identità culturale e nazionale, o meglio “Contro l’identità”, per citare il celebre testo di Francesco Remotti.

 

Gli eventi in calendario:

gennaio – maggio 2016
3 sessioni. Due compagnie si incontrano per un progetto sul tema
Arosio/Boscaro – Teatro Utile

3 maggio 2016 ore 21.00
Livia Grossi – RICCHI DI COSA, POVERI DI COSA?
[reading teatrale]

4 – 6 maggio 2016 ore 21.00
Teatro Utile/Mascherenere – SOTTO UN CIELO STRANIERO
[spettacolo]

6 maggio 2016 
Arosio/Boscaro – Teatro Utile
presentazione primo step Progetto Identità

8 – 9 maggio 2016 ore 21.00
TeatrInGestAzione – ABSOLUTE BEGINNERS
[performance]

10 maggio 2016 ore 19.00
FLUSSI MIGRATORI: IDENTITÀ E CONNESSIONI
[incontro con aperitivo]

10 maggio 2016 ore 21.00
ZaLab – I LIVE IN MELBOURNE NOW  
[film documentario]

 

PLAY-K(ids)
Il programma del Focus sarà completato da mostre, incontri, riflessioni teoriche e ulteriori eventi per bambini.

7 maggio 2016 ore 11.00
E IO CHI SO(G)NO?

7 maggio 2016 ore 15.00
L’AMICO DAL PAESE LONTANO LONTANO….
[laboratorio 3 < 6 anni]

 

Livia Grossi

Un viaggio tra Italia, Burkina Faso e Senegal per parlare di teatro ed emigrazione, in tempo di crisi, tra video, interviste e musica.

Sull’argomento la giornalista scrive: “I senegalesi incominciano tornare a casa perché il gioco non vale più la candela, gli italiani pensano all’Africa per fuggire da solitudine e povertà”.

Al centro del lavoro la riflessione per un Occidente alla deriva, la necessità di una nuova ridefinizione delle parole “ricchezza” e “povertà”, ma anche l’urgenza di ritrovare un senso all’incontro spettatore-attore. Ritrovare quel “Teatro delle origini” che, al di là di ogni luogo comune, stabilisca una rinnovata forma di condivisione della realtà attraverso il racconto e la sua rappresentazione.

Un rito teatrale, antico e quotidiano, alla ricerca di una nuova civiltà di dialogo che confronta identità ed espressività diverse.
Un giornalismo ripensato, a sua volta un “giornalismo delle origini”, capace di trasmettere, con sentimento e ragione, nuove e necessarie motivazioni.
“Più di 200 compagnie teatrali lavorano in Burkina Faso, il sesto Paese più povero al mondo: come dire, quando il teatro è un’urgenza non ci sono limiti, solo sfide. Qui gli spettacoli sono un mezzo d’informazione e formazione sociale. Si parla di aids, emigrazione, infibulazione, decessi per parto, ma anche di come ci si cura con le erbe. Il teatro è ovunque, sotto i baobab nei villaggi, in piazza tra la polvere rossa della strada, sotto le stelle del teatro di Ouagadogou, o tra i panni stesi nella Casa della Parola, l’antica corte di Sotigui Kouyaté, il griot scelto da Peter Brook per il suo Mahabharata”.

Il Reading è preceduto da un prologo dedicato a Thomas Sankara, “il Che Guevara africano”, con alcuni estratti del suo discorso sul debito pubblico, e gli aggiornamenti sui recenti fatti di cronaca burkinabè (foto di Marina Spironetti).

Un “Reportage teatrale” che trasforma il palco in una pagina di un giornale, con contributi fotografici, video-interviste, musica dal vivo e la giornalista che dice il pezzo guardando il pubblico negli occhi.

testo e voce Livia Grossi; foto e video Emiliano Boga; musica Jali Omar Suso; scrittura scenica Emanuela Villagrossi; video editing Silvia Torri.

 

Livia Grossi. Giornalista free lance, collabora al Corriere della Sera, occupandosi di teatro, cultura e reportage. Grande viaggiatrice, ha girato il Sud America, l’Albania e l’Africa sub sahariana. Dai viaggi e dall’incontro con le persone sono nati i “Reportage Teatrali”, un modo diverso di fare informazione, un giornalismo “nuovo”, che pesca a piene mani dall’agorà da cui è nato. 

Teatro Utile/Mascherenere

Brevi testi di pochi minuti che insieme compongono un quadro impressionista sull’immigrazione in una grande città, come ad esempio Milano. Lo spunto di partenza è La città sradicata (Geografie dell’abitare contemporaneo. I migranti mappano Milano) di Nausicaa Pezzoni.

La drammaturgia lavora sullo sguardo con cui i migranti ci vedono e vedono la città sconosciuta in cui arrivano. La sensazione dominante è lo spaesamento, il non riconoscimento dei luoghi e del linguaggio. L’ironia, spesso rivolta verso se stessi, è corrosiva e non risparmia nessuno.
Siamo obbligati a riconoscerci nei comportamenti e nei giudizi stereotipati verso i cosiddetti “extracomunitari”. Questo permette di mettere in campo temi forti con leggerezza.

La regia, che si avvale della preziosa collaborazione di Olivier Elouti, alterna momenti corali e individuali cercando di valorizzare la partecipazione collettiva all’evento scenico. Il palcoscenico è marcato da cartelli stradali e semplici elementi scenografici realizzati in cartone seguendo lo stile della “street-art”.

Lo spettacolo Sotto un cielo straniero è nato dal laboratorio di drammaturgia condotto da Renato Gabrielli con la collaborazione di Tiziana Bergamaschi per il progetto Teatro Utile (Arte e sviluppo) di cui l’Accademia dei Filodrammatici di Milano si è fatta promotrice.
Lo spettacolo che va in scena a ZONA K è un’evoluzione e rielaborazione del primo risultato presentato nel giugno 2014.

testo di  Marco Di Stefano, Rufin Doh Zéyénouin, Margarita Egorova, Elide La Vecchia, Alfie Nze, Lorenzo Piccolo, Diego Runko; supervisione drammaturgica di Renato Gabrielli; interpretato dagli attori migranti che partecipano al progetto “Teatro Utile” Olivier Elouti, Kalua Rodriguez, Yordy Cagua, Yudel Collazo, Mateo Çili Mayil Georgi Nieto, Ngone Gueye, musicista Rachid L.Willy; regia: Tiziana Bergamaschi  aiuto alla regia: Olivier Wangue Elouti; scene: Andrea Finizio

 

 

Teatro Utile è un progetto dell’Accademia dei Filodrammatici giunto al suo quarto anno di vita e che ha visto diverse attività e collaborazioni. Attraverso la pratica teatrale abbiamo voluto incoraggiare la creazione di un gruppo misto di artisti in grado di lavorare insieme per diffondere un teatro multiculturale. L’idea fondante è che in un unico progetto convergano esperienze provenienti da diverse culture e che queste creino un teatro socialmente utile e attento a una società multietnica qual è quella in cui stiamo vivendo. La nostra attività si svolge su più fronti: il primo anno abbiamo lavorato alla creazione di un gruppo formato da venti artisti di diverse nazionalità che dopo un mese di seminario hanno presentato al pubblico Il viaggio nato dall’incontro delle loro diverse formazioni artistiche e culture. Il secondo anno e il terzo abbiamo lavorato sulla drammaturgia, con seminari condotti da Renato Gabrielli, Mohamed Kacimi e Kossi Efoui. Nel primo seminario, condotto da Renato Gabrielli, sono stati scritti i testi raccolti poi in uno spettacolo Sotto un cielo straniero presentato alla Fabbrica del Vapore nel 2014. Parallelamente continuiamo l’attività di “Teatro Utile” e “Mascherenere” con un laboratorio permanente aperto ad artisti italiani e stranieri che vogliano sperimentare una ricerca teatrale sulla multiculturalità. Inoltre, con performance che riprendono la struttura aperta de Il viaggio, interveniamo in realtà difficili per favorire l’interazione tra pubblico e artisti. Interazione che nasce dal riconoscimento nella diversità e che favorisce la consapevolezza di pari dignità, base fondamentale per ogni rapporto umano.

Mascherenere, è un’associazione culturale fondata da un gruppo di artisti italiani e africani nel 1990, con lo scopo di diffondere le culture dell’Africa Nera in Italia. L’associazione si occupa di attività teatrali e interculturali sul territorio, lavorando sulle dinamiche di contaminazioni artistiche che nascono dall’incontro tra le culture “migranti” e quella del paese ospitante.

Arosio/Boscaro e
Teatro Utile/ Mascherenere

Il corpo, i media, verso un’identità trans-nazionale
Due compagnie si incontrano per un progetto sul tema dell’identità.

 

Il duo artistico Ariosio/Boscaro e la compagnia Teatro Utile/Mascherenere accolgono l’invito di ZONA K a collaborare in un percorso di ricerca su tematiche interculturali.

Ariosio/Boscaro mette a disposizione del Focus Identità il suo programma di ricerca Per un Novissimo Bestiario, il cui scopo è la definizione di un bestiario dedicato agli “esseri simbolici” del contemporaneo e le sue competenze di contact e videomapping.
Teatro Utile/Mascherenere mette a disposizione i suoi performer e la sua esperienza nel lavoro interculturale.

Il percorso di ricerca sarà declinato in tre tappe.
La prima sarà dedicata alla ricerca sul portato culturale di performer, danzatori e attori di provenienza culturale non italiana. Un raccolta, tramite interviste e sessioni laboratoriali, di storie personali, racconti tradizionali, immagini e visioni, memorie corporee. I materiali narrativi e iconografici così raccolti verranno rielaborati in una drammaturgia testuale, video e/o scenica, che fornirà la struttura portante per il successivo lavoro con danzatori e performer.
La seconda tappa sarà dedicata all’incontro tra i corpi dei danzatori e la proiezione delle immagini video risultanti dalla precedente ricerca. Cosa accade quando la scena è costituita da elementi immateriali, come la proiezione di immagini e video? Quali sono le esigenze che questo tipo di scene richiedono ai corpi che le attraversano e vi agiscono? Le partiture fisiche saranno tese alla creazione di corpi collettivi o multipli, tali da poter divenire schermi sagomati atti a dar luce all’apparizione di esseri immaginari nati dalle visioni dei partecipanti non-italiani.
L’ultima tappa del laboratorio prevede una restituzione in forma scenica o installativa durante il Focus Identità e la creazione di una piattaforma online, tale da diventare l’archivio costantemente aggiornato del percorso di ricerca. Questa piattaforma permetterà di potenziare il lavoro a distanza, e sarà il luogo in cui verranno a convergere tutti i materiali raccolti, incrementando concretamente le possibilità di partecipazione autorale.

 

Fedra Boscaro è artista multi-disciplinata che ha alchemicamente fuso nel suo profilo e nella sua ricerca differenti linguaggi e percorsi. Dopo un primo attraversamento nelle arti visive (fotografia, installazione di disegni e illuminotecniche) riconosce nella scena teatrale il luogo naturale in cui far confluire la sua ricerca artistica. Diplomata presso la Scuola di Teatro di Bologna “Alessandra Galante Garrone”, frequenta dal 2003 il laboratorio permanente di Arnaldo Picchi al DAMS di Bologna, dove consegue parallelamente la laurea con una tesi in Cinematografia documentaria sul Video Partecipativo. Prosegue parte delle sue attività come attrice (tra cui No-Signal di Teatrino Clandestino) e danzatrice contemporanea (con Anna Albertarelli e Silvia Traversi, tra gli altri). Nel 2006 fonda un gruppo di ricerca performativa, Ipazia, realizzando la scrittura scenica La casa di Asterione (semifinali Premio Scenario) e la serie di installazioni multimediali e performative Cables#, che insieme diventeranno il primo capitolo del programma di ricerca Per un Novissimo Bestiario (2007-2021). Dal 2010 concorre alla creazione e alla conduzione di Æliamedia, progetto vincitore della prima edizione del Premio Internazionale di Arte Partecipativa, promosso dall’Assemblea Legislativa della Regione Emilia-Romagna.

Tommaso Arosio, dopo una laurea al DAMS (Cinema) di Bologna e una formazione di lungo corso in campo teatrale con Arnaldo Picchi, si specializza come ricercatore video curando la realizzazione di immagini scenografiche per spettacoli, grandi eventi culturali e commerciali, e occupandosi, in sede di evento, anche dell’allestimento tecnico e della programmazione. Con il gruppo H.Blumaverde, si dedica alla produzione di installazioni, performance e workshop dedicati all’ambientazione video dal vivo e all’interazione. Nel 2006 è tra i fondatori dell’associazione Areaodeon di Monza, dedicata alla produzione di iniziative di arte pubblica, con cui collabora dal 2011 alla realizzazione tecnico-artistica del festival di arti visive Kernel (sezione mapping architetturale). Dal 2007 lavora come libero professionista, dedicandosi principalmente alla progettazione ed elaborazione di immagini scenografiche, e collabora con altri autori e diverse agenzie di promozione.

per Arosio/Boscaro pic by Francesco Burlando

TeatrInGestAzione

“Io sono gli occhi della città che rotolano verso i confini del mondo,”
da La Radice di Loretta Mesiti.

Absolute Beginners è una meditazione filosofico-visionaria sui confini, identitari, politici, fisici, linguistici, in tensione verso la loro dissoluzione. In questo sbiadirsi dei confini, lingue, biografie, storie personali, sciolti i legami d’appartenenza a una presunta patria originaria, si mescolano e assumono un nuovo senso, un nuovo suono ed lì che appare il profilo di una nuova geografia possibile. In un’epoca come la nostra in cui tendiamo a comprenderci sempre più come eredi e postumi, è ancora presente il desiderio di vivere e pensare la propria esistenza come un inizio? Sgusciare fuori dal tepore della tana. Abbandonare l’agio, l’abbondanza, la tranquilla sicurezza del cammino organico ed organizzato ricevuto in eredità, per un cammino disorganico, insicuro, probabilmente incoerente, fatto di andate e ritorni, tentativi interrotti.

Absolute Beginners è il primo movimento del progetto avVento – Geografie e Identità a venire – opera sistemica e polisemica, tentativo di scrittura di un mito di fondazione postmoderno, nato da un senso di spaesamento, estraneità rispetto al presente storico-sociale-geografico-identitario che viviamo. Stranieri dunque a noi stessi e al mondo, non ci resta che immaginare una nuova fondazione, dall’origine alla traccia, dalla sua visione al suo compimento.

 

 

una creazione collettiva di TeatrInGestAzione; itinerari scenici Gesualdi / Trono; itinerari drammaturgici Loretta Mesiti; con Giovanni Trono, Alessia Mete, Marzia Macedonio, Laura Russo; con il sostegno di PROGETTO DE.MO./MOVIN’UP 2011 a cura di Ministero per i Beni e le Attività Culturali – Direzione Generale per il Paesaggio, le belle arti, l’architettura e l’arte contemporanee e GAI – Associazione per il Circuito dei Giovani Artisti Italiani; Insitut für Theater, Film und Medienwissenschaf der Goethe Universität (Frankfurt am Main); Hessische Theaterakademie (Accademia teatrale dell’Assia); Tanz der Künste; Frankfurt LAB (Frankfurt am Main)

 

 

TeatrInGestAzione, di base a Napoli, è un organismo creativo intersoggettivo in costante rivoluzione poetica. Produce opere dal forte impatto visivo. Persegue un’estetica basata sul rigore della presenza, la sobrietà degli elementi e l’uso essenziale dello spazio. La sua opera muove dall’esigenza di svincolare l’atto performativo dal contesto spettacolare, e di qualificare la scena come sede di una socialità sperimentale. Ospite di rassegne e festival nazionali e internazionali, il suo lavoro è stato accolto tra gli altri dall’Institut für Theater-Film und Medienwissenschaft-Goethe Universität di Frankfurt am Main (Germania) 2011; Ella Fiskum Danz R.E.D. – Eina (Norvegia) 2013; APACHE season two – Milano 2015; Italian Performance Platform/Ipercorpo – Forlì 2014; Trasparenze Festival – Modena 2014; Testimonianze Ricerca Azioni, Teatro Akropolis – Genova 2014 e 2015; Finestre sul Giovane Teatro, Teatro Ridotto – Bologna, 2013; Napoli Teatro Festival Italia – Napoli, 2010; E’(C)CENTRICO – Torino 2011 e 2013; Presente/Futuro 2011 – Palermo; Benevento Città Spettacolo – Benevento, 2008. Nel 2011 è vincitore del premio DE.MO./ Movin’UP a supporto della circuitazione dei talenti italiani emergenti nel mondo (GAI e MiBAC). 

Ne raccolgono l’esperienza artistica e pedagogica diverse tesi di laurea e i volumi “Testimonianze Ricerca Azioni” ed. AkropolisLibri 2014; “Il tempo a Napoli” di Piermario Vescovo, Ed. Marsilio 2011. Nel 2006 inaugura il progetto teatrale (didattico e creativo) sviluppato nel Manicomio Giudiziario di Aversa, rivolto ai suoi internati, basato su un’attività di risveglio espressivo e ricerca di spazi di dignità umana, che prosegue attualmente con i detenuti del Carcere di Napoli Poggioreale. Nel 2011 è tra i soci fondatori del Coordinamento Nazionale di Teatro in Carcere. Dal 2011 è ideatore e curatore di Altofest – International Contemporary Live Arts Festival (altofest.net).

Flussi migratori: identità e connessioni

 

Ci è parso inevitabile, nel panorama estremamente complesso oggi dei flussi migratori e delle risposte che arrivano dall’Europa non affrontare, all’interno del Focus Identità, il tema dell’identità nazionale e dei confini, in un dibattito con i due maggiori esperti sull’argomento.

Maurizio Ambrosini, sociologo, da anni analizza e studia il fenomeno dei flussi migratori in Europa attraverso dati e ricerche statistiche, svelando retroscena scomodi sulla gestione dell’immigrazione da parte di molti paesi europei.

Francesco Remotti, antropologo, è oramai celebre per le sue numerose pubblicazioni sul tema dell’identità culturale e nazionale, degli aspetti ambigui e contraddittori che queste definizioni portano con sé. Insieme formuleranno visioni alternative di possibile convivenza tra culture e popoli in un epoca, la nostra, fluida e globalizzata.

Moderatore della serata Danilo De Biasio

 

 

Maurizio Ambrosini
Docente di Sociologia dei processi economici  nell’Università degli Studi di Milano, dove coordina il corso di laurea in “Scienze sociali per la globalizzazione”. Insegna  inoltre nell’Università di Nizza. È responsabile scientifico del Centro studi Medì di Genova, dove dirige la rivista “Mondi migranti”  e la Scuola estiva di Sociologia delle migrazioni. Collabora con la Fondazione ISMU (Istituto per lo Studio della Multetnicità).
I suoi interessi riguardano i temi del lavoro e della disoccupazione, della solidarietà e delle politiche sociali, e negli anni recenti soprattutto le migrazioni e i processi di globalizzazione. Suoi articoli e saggi sono usciti in riviste e volumi in inglese, spagnolo, francese, tedesco, portoghese e cinese. Ha pubblicato ultimamente Migrazioni irregolari e welfare invisibile. Il lavoro di cura attraverso le frontiere  e curato Governare città plurali  e Perdere e ritrovare il lavoro.

Francesco Remotti
Antropologo. Laureatosi in Filosofia, nel 1970 ha intrapreso la carriera accademica presso l’Università di Torino divenendo qualche anno più tardi professore ordinario di Antropologia culturale. Già direttore del Dipartimento di Scienze antropologiche e archeologiche (1988-91 e 1994-97), nonché coordinatore dei dottorati in Antropologia culturale e Etnologia (1991-99) e Scienze antropologiche (2000-08), tra il 2001 e il 2007 ha presieduto il Corso di laurea triennale in Comunicazione interculturale (Facoltà di Lettere e Filosofia) per poi passare alla presidenza del Corso di laurea magistrale in Antropologia culturale e Etnologia (2007-10). Negli anni R. ha condotto ricerche sul campo tra i Banande e ha diretto la Missione Etnologica Italiana in Zaire (1979-93) e in Africa Equatoriale (1994-2004). Esperto in Antropologia politica e giuridica, strutturalismo e sistemi di parentela, è autore di numerose pubblicazioni; si ricordano Centri di potere – Capitali e città nell’Africa precoloniale (2005), L’ossessione identitaria (2010) e Per un’antropologia inattuale (2014).

(Photocredit: Alexandra Beier, Getty Images)

ZaLab

Cosa costruisce l’identità di un continente, di una nazione, di una città?
ZaLab nel 2013 sbarca in Australia per indagare insieme a migranti africani e italiani, a seconde generazioni di australiani di origine somala, etiope, italiana e congolese, il senso di appartenenza ad un paese, le proprie radici, il contributo della migrazione passata e di quella presente, l’apporto che le culture emigrate nel “nuovo mondo” hanno dato alla creazione dell’identità australiana.

Da questa riflessione nascono i racconti più variegati, tradotti in 10 cortometraggi, che mostrano un confronto tra passato e presente, tra culture diverse ritrovate in una terra che ha dato loro un futuro, ma ad un caro prezzo.

 

 

 

ZaLab è un’associazione per la produzione, distribuzione e promozione di documentari sociali e progetti culturali. E’ un collettivo di cinque filmmakers e operatori sociali: Matteo Calore, Stefano Collizzolli, Maddalena Grechi, Andrea Segre, Sara Zavarise. Il video partecipativo è l’officina delle storie. I laboratori di ZaLab si rivolgono a chi vive al margine e normalmente non si esprime con il video, ma che grazie al percorso laboratoriale può diventare autore di racconti inediti sulla realtà. Il documentario è il racconto della realtà. I documentari di ZaLab possono nascere da un laboratorio o dalle scelte individuali degli autori: trasformano vite dimenticate in racconti per il cinema e la televisione. Dal 2006 ad oggi ZaLab ha prodotto e distribuito in sala e televisione film documentari pluripremiati a livello internazionale, tra cui: “Limbo” di Matteo Calore e Gustav Hofer, “Il pane a Vita” di Stefano Collizzolli, “Mare Chiuso” di Andrea Segre e Stefano Liberti, “Il sangue verde” di Andrea Segre, “I nostri anni migliori” di Stefano Collizzolli e Matteo Calore, “Come un uomo sulla terra” di Andrea Segre e Dagmawi Yimer. Ha realizzato laboratori di video partecipativo nel deserto tunisino, in un villaggio palestinese della West Bank, nei quartieri periferici di Barcellona, con richiedenti asilo a Bologna e Roma, con i bambini delle isole Eolie, con giovani di seconda generazione a Padova, con migranti italiani in Australia. ZaLab inoltre promuove campagne sociali per diffondere democrazia e diritti delle minoranze, soprattutto grazie alla rete di distribuzione civile che ha costruito negli anni per favorire la libera circolazione di film e documentari.

FOCUS URBANO

La stagione PLAY-K(ei) 2016 – Chi siamo? riprende dopo la pausa estiva con il Focus Urbano, per dare spazio alla volontà di ZONA K di parlare, riflettere e agire sulla realtà, soprattutto quella urbana che ci circonda.

Un focus dedicato a performance nate per abitare spazi non teatrali, per agire nello spazio cittadino e dialogare attivamente con le persone e gli elementi che lo compongono.

Artisti affermati ed emergenti rubano frammenti di realtà e li rielaborano secondo la propria poetica, mescolano creazione scenica ed elementi quotidiani, confondono il confine tra pubblico e privato, per portarci a considerare noi stessi e ciò che ci circonda con sguardo e atteggiamento rinnovato, fino a immaginare e, perché no, costruire, nuove realtà.

 

Gli eventi in calendario:

23 – 25 settembre, 2, 23 ottobre e 12, 27 novembre 2016
ore 17.00, 18.00, 19.00, 20.00
Scarlattine TeatroHAMLET PRIVATE
[performance teatro per singolo spettatore]

23 – 25, 30 settembre e 1 – 2 ottobre 2016
ore 15.00, 16.00, 17.00, 18.00, 19.00
StrasseSOLO
[performance urbana]

23 – 25 settembre 2016 ore 21.00
Ateliersi – URBAN SPRAY LEXICON
[spettacolo concerto]

23 settembre – 28 ottobre 2016
(lun –ven) ore 10.00 -19.00
BoomBangDesign
#POSTCARDSFROMISOLA
[Mostra]

sab 24 SETTEMBRE
10.15 – 16.00 [LABORATORIO con pausa pranzo]
16.00 – 16.30 [PERFORMANCE]
Alessio Calciolari e Filippo M. Ceredi, in collaborazione con Cinzia Delorenzi
STARING BACKWARDS – il 1° raduno cittadino di camminata all’indietro

 

ScarlattineTeatro

L’Amleto di Shakespeare e la sua incapacità di agire danno vita a Hamlet Private: un Amleto confidenziale, vicino, che abbandona il contesto teatrale tradizionale e accoglie ogni singolo spettatore nell’intimità di un caffè per dare forma a un rapporto confidenziale tra spettatore e performer.

Un’esperienza privata ed esclusiva in cui lo spettatore ha la possibilità di esplorare e indagare la propria vita e i propri dubbi attraverso i tarocchi.

Le domande di Amleto diventano le nostre domande, il suo esitare il nostro esitare e lo spettatore si ritrova, al tavolo di un bar, a riscoprire Amleto, uomo contemporaneo e abisso di interrogativi.

 

 

 


Quando: dal 23 al 25 settembre e il 23 ottobre, il 13 e 27 novembre 2016 alle ore 17.00 , 18.00, 19,00 e 20.00
Dove: Type Bistrot, Via Pietro Borsieri 34
Inoltre 2 ottobre 2016 ore 17.00 – 21.00 con inizio ogni ora, presso Carpe Diem Café, Corso Garibaldi 26

Lo spettacolo è inserito anche nel programma di Isola Kult e Garbaldi Kult Festival*.


 

script e direzione Martina Marti; consulenza artistica Michele Losi (Pleiadi Art Productions); attori Giulietta Debernardi, Marco Mazza, visual design e fotografia Erno Raitanen; responsabile produzione e traduzione Angelica Maran; produzione ScarlattineTeatro/Campsirago Residenza e Gnab Collective; con il sostegno di MIBAC, Regione Lombardia, Fondazione Cariplo, Kone Foundation, Arts Council of Finland, Swedish Cultural Foundation in Finland, Performance Center Eskus, City of Helsinki Cultural Office; © original version 2012 Martina Marti, Marion Maisano & Cécile Orblin

Strasse

 

“Non c’è niente di più difficile che seguire qualcuno che sa di essere seguito.”
Un detective privato, Rimini, 2015

SOLO è un progetto site-specific che lavora su spazi urbani complessi, come le grandi stazioni dei treni, e le persone che li popolano, un’umanità in transito e circolazione, con i suoi ritmi e tempi di percorrenza peculiari.
SOLO è un percorso, una passeggiata individuale che pone lo spettatore, colui che guarda, al centro di una rete di relazioni possibili, di una folla che si muove, come l’ingranaggio di un sistema più ampio.
SOLO tenta di generare uno sguardo alternativo su un luogo conosciuto e accessibile a tutti, senza processare ciò che vede ma aprendosi alla costruzione di universi paralleli, possibili e riproducibili.

 


Dove: Stazione FS Garibaldi, Piazza Sigmund Freud
Il luogo preciso di inizio verrà comunicato allo spettatore il giorno precedente la performance.
Ultima performance ore 19.00 con termine ore 20.00.

NB: il telefono cellulare è strumento fondamentale per partecipare alla performance. Sarà indispensabile lasciare il proprio numero alla biglietteria in fase di prenotazione; verrà utilizzato esclusivamente per lo svolgimento della performance, nel rispetto della privacy. 


 

Lo spettacolo è inserito anche nel programma di Isola Kult e Garbaldi Kult Festival*.
Durante i festival promozione speciale solo biglietti ridotti.

 

concept Francesca De Isabella, Sara Leghissa; versione creata per ZONA K da Lorenza Cervara,  Fabiola Dusetta, Teresa Scalare, Floida Skraqi, Antonella Spina, Chiara Tirloni, Flora Vannini e da Francesca De Isabella, Elena Cleonice Fecit, Sara Leghissa; produzione Strasse 2013-2016; coproduzione Uovo Performing Arts Festival col supporto di MACAO – Nuovo Centro per le Arti, la Cultura e la Ricerca, Vooruit Kunstencentrumand DE.MO./MOVIN’UP Project: Movin’UP Session II, 2013 curato dal Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo – Direzione Generale per il paesaggio, le belle arti, l’architettura e le arti contemporanee; Direzione Generale per lo spettacolo dal vivo e GAI – Associazione per il Circuito dei Giovani Artisti Italiani pics by Luca Chiaudano

Ateliersi

Una ricerca drammaturgica e performativa sulle scritte che appaiono e scompaiono dai muri delle città.

Una raccolta che compone nuove drammaturgie di espressioni altrimenti fugaci e trasforma i messaggi visivi in gesti performativi. Un’operazione artistica dove il linguaggio teatrale agisce in stretto contatto con le arti sonore e dove le dinamiche del paesaggio urbano diventano materiale scenico.

Ateliersi pone il suo sguardo sulla strada abitata, sulle incisioni di autori anonimi, laddove il confine tra pubblico e privato emerge mobile e indefinito.

 

Dove: Key Gallery, Via Pietro Borsieri 12
Lo spettacolo è inserito anche nel programma dell’ Isola Kult Festival.

 

di e con Fiorenza Menni e Andrea Mochi Sismondi musica originale eseguita da Mauro Sommavilla (chitarra)

 

BoomBangDesign

Un work in progress che raccoglie in una serie di cartoline animate, ritratti ispirati ai personaggi che vediamo quotidianamente nel nostro quartiere, il quartiere Isola di Milano.

L’Isola è una zona vivace e colorata dove si vive come in un piccolo paese e ci si conosce tutti.

Con il tempo ci siamo affezionate alle persone che incontriamo ogni giorno e che, nel nostro immaginario, si sono progressivamente trasformate nei personaggi che hanno ispirato il progetto.

 

Lorenza Negri e Caterina Pinto, milanesi, nel 2006 hanno fondato l’agenzia di Comunicazione Boombang Design snc.

 

Calciolari, Ceredi con Delorenzi

Un’irruzione silenziosa nel tessuto urbano: un gruppo di persone camminano all’indietro in uno spazio pubblico per 20 minuti, riappropriandosi di un luogo attraverso un gesto semplice che creerà per i passanti uno scenario irreale.

La performance è il punto di arrivo di un laboratorio che include una prima parte di esercizio fisico in sala e una seconda parte di approccio percettivo al luogo scelto per la performance.

Non è richiesta alcuna esperienza performativa pregressa e le attività proposte sono compatibili con molte diversità corporee e psicomotorie.

 

Un progetto di Alessio Calciolari e Filippo M. Ceredi, in collaborazione con Cinzia Delorenzi, con il supporto di ZONA K

 

PerformingLab di ZONA K

A cura dei partecipanti al PerformingLab di ZONA K coordinamento artistico – Renzo Francabandera e Michela Mastroianni.

“Ti senti una persona civile? Allora partecipa al nostro percorso performativo per diventareEroe Metropolitano 2016”

CHI PUO’ PARTECIPARE ALL’ISTALLAZIONE?
Cittadine e cittadini che giorno dopo giorno si ostinano a realizzare piccole grandi azioni di civiltà nella loro pratica di vita, lavoro e ozio.
Attribuiremo, ai migliori, lo status che compete loro.

Gli aspiranti eroi metropolitani dovranno inviare la propria candidatura agli indirizzi mail sotto riportati o tramite la pagina Facebook “Premio Eroe Metropolitano”. I candidati, verranno selezionati durante il percorso, e daranno dimostrazione delle proprie capacità e caratteristiche eroiche al cospetto di una giuria di pari.

Sono candidabili eroi individuali o in gruppo.

Partecipazione gratuita. Prenotazione obbligatoria.
Ingressi su prenotazione ogni inizio d’ora dalle 11,00 alle 19,00.

A fine serata festa eroica con tutti i partecipanti e nomina del vincitore.
Dress code per l’occasione: mutande eroiche su pantalone e mantello!

Evento proposto all’interno del programma del festival ISOLA KULT

FOCUS CATALOGNA
L’avanguardia catalana in scena

La stagione PLAY-K(ei) Chi siamo? chiude il 2016 con l’ormai consueto appuntamento europeo, dedicato quest’anno alla CATALOGNA. Un panorama culturale ricco e vivace, una scena teatrale multiforme, con punte di eccellenze in discipline molto diverse tra loro, dal circo contemporaneo alla performance urbana.

Regione autonoma con una forte identità, la Catalogna è oggi sia esempio di tutela delle identità, sia specchio delle numerose tendenze indipendentistiche che si manifestano in Europa. Una regione che rappresenta dunque uno stimolo d’indagine che porta all’individuazione di gruppi di spicco della scena performativa e a una riflessione sugli sviluppi politici e culturali di un’Europa sempre più complessa e fragile.

Può la tutela delle identità essere garanzia di libertà artistica? Può l’aspirazione all’indipendenza economica e politica locale, esistere in una visione europeista?

ZONA K sceglie alcuni tra gli artisti più rappresentativi e innovativi, capaci con il loro lavoro di parlare della realtà contemporanea e al mondo contemporaneo.

Al contempo, in un parallelismo tra attualità del presente e avanguardia del passato, indaga la guerra civile spagnola nel suo 80° anniversario, attraverso lo sguardo di artisti che raccontarono il loro presente.

 

Gli eventi:

26 – 27 novembre 2016 ore 15.30
Rogert Bernat DOMINI PÚBLIC
[performance urbana]

1 – 2 dicembre 2016 ore 21.00
Agrupación Señor Serrano BIRDIE
[spettacolo]

1 dicembre 2016 ore 17.00 – 20.00
LA GUERRA DI SPAGNA NELLA MEMORIA DEL CINEMA 1936-2016
[film e incontro]

3 dicembre 2016 ore 22.00 (dopo lo spettacolo)
AGRUPACIÓN SEÑOR SERRANO si racconta
[incontro con bicchiere di vino]

3 dicembre 2016 ore 21.00
4 dicembre 2016 ore 17.00
Agrupación Señor Serrano KATASTROPHE
[spettacolo teatro-video]

novembre 2016 – settembre 2017
Roger Bernat in residenza

 

Roger Bernat

 

Uno spazio pubblico, un gruppo di persone, una voce in cuffia che pone domande, istruzioni, suggerimenti. Alcune sono ironiche, innocenti, altre più intime e importanti. Chi sono queste persone? Da dove vengono? Sono spettatori o attori? Che relazione li unisce?

Domini Públic è  un gioco sulla vita, quasi un gioco in scatola a grandezza naturale dove gli spettatori non sono semplici pedine ma diventano protagonisti di una storia che il regista Bernat orchestra sapientemente. Un’indagine sociologica in tre dimensioni su temi che ci stanno a cuore e di cui siamo protagonisti, senza costrizioni e ruoli prefissati.

Per la prima volta a Milano, Domini Públic ha girato il mondo ed è un vero e proprio classico della performance urbana.

 

 

 


In italiano. Età minima per ricevere le cuffie: 14 anni.
Si svolgerà anche in caso di pioggia.


La performance si terrà c/o Castello Sforzesco,
Cortile della Rocchetta  (Piazza Castello – MM1 Cairoli)

Siete pregati di presentarvi con documento d’identità 10 minuti prima dell’inizio per il ritiro delle cuffie.


 

Ideazione, direzione e testo Roger Bernat/FFF; coordinamento Helena Febrés; una produzione La Mekánica / Apap (advancing performing arts projects), Teatre Lliure / Centro Párraga / Elèctrica Produccions, con il sostegno di Generalitat de Catalunya / Entitat Autònoma de Difusió Cultural – departament de cultura i mitjans de comunicació / Unione Europea / Programma Cultura 2007-2013; con il sopporto de Ministerio de Educación, cultura y deporte_INAEM; www.rogerbernat.info

 

 

 

La guerra di Spagna nella memoria del cinema 1936-2016

In occasione dell’80° anniversario della guerra civile spagnola, un breve excursus nel mondo mediatico dell’epoca.

Radio, giornali, cinegiornali e cinema assunsero una dimensione ideologica, divenendo strumenti di propaganda capaci di orientare l’opinione pubblica interna e internazionale.

Se ne discute con Aurora Palandrani (Aamod) e con lo storico Alessandro Hobel.

dalle ore 17.30
The Spanish Earth regia Joris Ivens [testo e voce di Ernest Hemingway]
[in v.o. con sottotitoli in italiano / Usa, 1937, 53’] Anteprima nazionale

Cinegiornali dell’Istituto Luce (di propaganda fascista, Italia, 1936, 20’)

España 1936 di Luis Buñuel e Jean Paul Le Chanois [Francia, 1937,34’]

 

A cura di: Archivio Audiovisivo del Movimento Operaio e Democratico (Aamod), Associazione italiana combattenti volontari antifascisti di Spagna (Aicvas), Istituto Nazionale per la Storia del Movimento di Liberazione in Italia (Insmli). In collaborazione con Istituto Luce – Cinecittà

 

Agrupación Señor Serrano

Stormi di uccelli migratori che formano indecifrabili disegni in cielo. Movimento. Vita. Nulla nel cosmo sta fermo.
Che senso ha costruire muri e recinzioni per fermare gli stormi di uccelli?

Birdie mette a confronto due miraggi.
Da una parte welfare, rispetto dei diritti umani, prosperità, facilità di movimento per informazioni e capitali.
Dall’altra guerre, sfruttamento, persecuzioni, ostacoli per i migranti.

Uno spettacolo multimediale, visionario e razionale al contempo, che affronta l’evoluzione e la sopravvivenza del genere umano con spirito critico e arguzia in una sapiente composizione di performance dal vivo, videoriprese in diretta, modellini in scala, film d’autore e ritagli di giornale.

Dal gruppo di punta della scena catalana, Leone d’Argento alla Biennale di Venezia 2015.

 

 

 


In Inglese, con sottotitoli in Italiano.
Lo spettacolo si terrà c/o TeatroLaCucina, ex Ospedale Psichiatrico Paolo Pini
(via Ippocrate 45 – MM3 FN Affori, NB uscita via Ciccotti)


 

In collaborazione con OLINDA

 

Creazione Àlex Serrano, Pau Palacios, Ferran Dordal; performance Àlex Serrano, Pau Palacios, Alberto Barberá; project manager Barbara Bloin; produzione GREC Festival de Barcelona, Fabrique de Théâtre – Service des Arts de la Scène de la Province de Hainaut, Festival TNT – Terrassa Noves Tendències, Monty Kultuurfaktorij, Konfrontacje Teatralne Festival; sponsor degli animali in miniatura Safari Ltd; www.srserrano.com

Agrupación Señor Serrano si racconta

Agrupación Señor Serrano Leone d’Argento della Biennale di Venezia 2015

Fondata da Àlex Serrano a Barcellona nel 2006, Agrupación Señor Serrano è una compagnia teatrale che produce i propri spettacoli basandosi su materiali tratti dalla realtà contemporanea.

Utilizza mezzi tecnici tra i più innovativi e strumenti tradizionali per ridisegnare costantemente i confini del proprio teatro. Si avvale di numerose collaborazioni artistiche e coniuga nelle sue produzioni teatro, performance, video in presa diretta, suono, modellini in scala, per mettere in scena storie capaci di raccontare le contraddizioni dell’esperienza umana contemporanea.

Evoluzione, globalizzazione, sopravvivenza sono tra i principali temi trattati nelle ultime produzioni.

Oggi il nucleo del gruppo è composto da Àlex Serrano, Pau Palacios e Barbara Bloin. www.srserrano.com

 

Intervengono Àlex Serrano, Pau Palacios e Ilaria Mancia, modera Oliviero Ponte di Pino

Photo Nacho Gómez

Agrupación Señor Serrano

Dal gruppo di punta della scena catalana, Leone d’Argento alla Biennale di Venezia 2015.

Katastrophe è una favola contemporanea sull’ecologia e sui disastri provocati dall’uomo, sapientemente raccontata con video, ironia e spunti pop. In scena quattro performer, undici modellini in scala e centinaia di orsetti gommosi che subiscono terremoti, spandimenti di petrolio, guerre e altri disastri.

ZONA K propone dunque la replica domenicale pomeridiana pensandola anche per le famiglie.

 

Lo spettacolo è senza parole, con piccole proiezioni di testo proiettate in italiano.
Adatto ad un pubblico di bambin* 7+ anni, ragazzi e adulti.

 

Ideato da Àlex Serrano e Pau Palacios; performance Àlex Serrano, Diego Anido, Jordi Soler e Pau Palacios; project manager Barbara Bloin; una produzione Agrupación Señor Serrano e Festival Hybrides de Montpellier; con il sostegno di INAEM; www.srserrano.com

Roger Bernat in residenza

Per un anno Roger Bernat e ZONA K collaboreranno all’ideazione e alla realizzazione di un progetto site specific insieme alla cittadinanza del quartiere Isola, frutto di diverse visite e periodi di residenza di Roger Bernat nel quartiere.

Il risultato del progetto sarà presentato nel Focus Urbano di ZONA K dell’autunno 2017.

rogerbernat.info

 

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