THEATRE AS A REMAKE OF THE PAST

Focus_MEDIA_stretto

 

L’arte può essere un modo per far rivivere il passato? In che modo la realtà e la finzione si sovrappongono? Cosa sottintende l’espressione arte documentaria? Che tipo di processi di scrittura consentono questo tipo di progetti?

Attraverso i video e i materiali delle sue opere, la regista argentina Lola Arias parla della sua esperienza nel campo dell’arte documentaria e dei progetti interdisciplinari utilizzando il teatro, il cinema e le arti visive nell’ultimo decennio. Arias affronta diversi aspetti della genesi e dello sviluppo delle sue opere, dove lei problematizza il rapporto tra estetica e politica, realtà e finzione, opera d’arte ed esperimento sociale.

Per info e prenotazioni: organizzazione@zonak.it

Durata: 90’

c/o ZONA K 

FOCUS PEOPLE

The power of the people, of the general public. The force and the real propulsion that come from the bottom. People have the power, power to the people, songs and slogans from the 70’s that still resist in a world that is very different than what is was then. Yet, despite everything, we still think that people have the power to change the world.

PEOPLE explores the strengths and the contradictions that permeate our society: the strength of feelings, the exchange between generations, solidarity; but also the relations between people where power plays are always more ambiguous and ruthless. Mainly it talks about people: young, teenagers, women that are curious, independent, aggressive but always current.

 

26 APRILE | 19 MAGGIO

MAMMALIAN DIVING REFLEX / DARREN O’DONNELL (CA)
TEENTALITARIANISM with 3 events + 1

 

23 | 24 MAY

GUINEA PIGS (IT)
ATTI DI GUERRA

 

25 MAY

BARBARA MIELE (IT)
FOREVER YOUNG, I SOGNI DEL SESSANTOTTO
In collaborazione con PHOTO FESTIVAL MILANO

 

30 | 31 MAY

MARTA DALLA VIA (IT)
PERSONALE POLITICO PENTOTHAL – Opera rap per Andrea Pazienza

 

5 | 6 JUNE

SHE SHE POP (DE)
SACRIFICIO DI PRIMAVERA
A ZONA K and Teatro Franco Parenti project

 

FOCUS CITIES

Che ruolo giocano oggi le città? Aperte, cosmopolite, incubatori di domani migliori, memoria di culture passate, terreni di sfide ecologiche e sociali? O caotiche, chiuse, provinciali anche se europee, esempio di non-integrazione, uniformate e senza poesia?

Le strade sono diverse, si sovrappongono, corrono parallele a ricordarci che siamo noi a determinare i luoghi che viviamo.

E così torniamo a dedicare un focus alle città, non solo come simboli del potere economico e politico ma soprattutto come esempio della ricchezza del patrimonio culturale tutto italiano e della diversità del tessuto urbano. E di questo patrimonio vogliamo ri-appropiarci: invadendo gli spazi, segnando mappe del paesaggio, costruendo connessioni, abitando luoghi spesso sconosciuti. Usciamo ancora una volta allo scoperto in modo insolito e necessario nel solo modo che sappiamo fare.

 

 

5 | 7 OTTOBRE
OHT (IT)
PROJECT MERCURY – Performance n°3

 

14 OTTOBRE
ELEONORA PIPPO (IT)
LE RAGAZZINE DI MILANO STANNO PERDENDO IL CONTROLLO. La società le teme. La fine è azzurra.

 

18 | 21 OTTOBRE + 24 | 28 OTTOBRE
DOM –  (IT)
L’UOMO CHE CAMMINA
Un progetto ZONA K e  Danae Festival

 

10 | 11 NOVEMBRE

DANCE MAKERS (IT)
LONG-LASTING LANDSCAPES – Itinerari coreografici urbani
Un progetto ZONA K e Stanze

 

LE RAGAZZINE DI MILANO STANNO PERDENDO IL CONTROLLO.

LA SOCIETÀ LE TEME. LA FINE É AZZURRA

Focus_CITIES_stretta

 

“We are not girls.
We are silver bullets for your middle-class brains!”

 

Un’altra opera artistica ispirata a un fumetto è questo lavoro di Eleonora Pippo che mette in gioco i sentimenti della crescita e dell’identità. Il progetto prevede la formazione di compagnie locali temporanee composte da ragazze tra i 13 e i 18 anni, che nel tempo record di sette giorni lavoreranno insieme alla regista alla creazione di una performance originale.

Il lavoro prende le mosse dall’omonimo teen drama a fumetti di Ratigher, che racconta la storia dell’amicizia di Motta e Castracani, due ragazzine delle medie con la passione per le analisi mediche. La rappresentazione è basata sulle peculiarità delle ragazzine coinvolte e si avvale della partecipazione attiva del pubblico. Filo conduttore è la storia del graphic novel di Ratigher, che narra attraverso le due protagoniste l’ansia di vita, le paure, i conflitti e la confusa ricerca di un’identità e della prova materiale della propria esistenza attraverso l’indagine medica sul proprio corpo adolescente.

Ma la trama si arricchisce del vissuto delle giovani interpreti in scena. Una narrazione parallela fatta di brevi interviste, canzoni live scelte dalle stesse ragazze e lettere indirizzate ad una sé del futuro rivela le risorse delle Post-Millennial Girls intrecciando finzione e realtà che si avvalorano a vicenda.

Parte integrante della messa in scena è l’installazione La fine azzurra ad opera della stessa Eleonora Pippo. Il lavoro rappresenta il terzo ed ultimo atto della pièce ed è allestito in una sala dedicata. Si tratta di una scultura gonfiabile raffigurante la mastodontica ragazzina-cartoon azzurra del fumetto di Ratigher, accompagnata da un cameo sonoro per il quale la Pippo affida l’interpretazione delle due protagoniste tredicenni a Davide Panizza e Niccolò Di Gregorio, membri del gruppo musicale e collettivo artistico Pop X.

 

c/o ZONA K, via Spalato 11, 20124 Milano

Creazione people-specific per ragazze under 18 e la loro comunità – Durata 60 min.

Ingresso: 15,00 € (intero) / 10,00 € (ridotto under 30/over 65/gruppi)
Per accedere allo spettacolo occorre tesserarsi a ZONA K. Leggi qui come.

 

 

In ogni piazza in cui lo spettacolo è programmato viene formata una compagina locale temporanea  di ragazze adolescenti non professioniste.  La lavorazione avviene in sette giorni. Lo spettacolo va in scena una sola volta con partecipazione attiva del pubblico. @le_ragazzine_project di Eleonora Pippo è co-prodotto da Teatro della Tosse di Genova e Eleonora Pippo con il supporto di Coconino Press FANDANGO EDITORE + Kilowatt Festival ufficio stampa Antonella Bartoli

 

Eleonora Pippo (Pordenone, 1976). Allieva di Giancarlo Cobelli e Marisa Fabbri alla Scuola del Teatro Stabile di Torino, attrice con Valerio Binasco, Tim Stark, Claudio Longhi, Elio De Capitani e Franco Branciaroli, è la regista di “Cinque allegri ragazzi morti IL MUSICAL LO-FI”, il musical sperimentale indipendente tratto dall’omonima saga a fumetti di Davide Toffolo, che ha conquistato i più prestigiosi palcoscenici italiani. Lavora sulla rottura del linguaggio teatrale tradizionale, rifugge l’illusione scenica, per entrare in un territorio di intima condivisione con il mondo interiore dei personaggi e del pubblico al quale riconosce il ruolo di protagonista. Ha diretto Cinque allegri ragazzi morti IL MUSICAL LO-FI L’alternativa, La festa dei morti e #tuttonuovo, Marburg, Save your wish, Come fu che in Italia scoppiò la rivoluzione ma nessuno se ne accorse di Davide Carnevali, Ulisse chatta con gli dei Amleto gioca alla playstation, Raskolnikov legge fumetti, Sotterraneo), Cinque donne con lo stesso vestito Yumiura. Ha vinto il Premio Scintille ad Asti Teatro Festival (2010). Ha perfezionato la sua formazione presso la compagnia ViaNegativa di Lubiana, con Thomas Ostermeier, Agrupación Señor Serrano e con Richard Maxwell/ New York City Players.

PROJECT MERCURY
Perfomance n°3

Focus_CITIES_stretta

 

“Lo spazio siderale per indagare lo spazio dei desideri”

 

Sara e Chiara si allenano per diventare astronaute e affrontare quella che, a tutti gli effetti, è un’odissea spaziale. L’incapacità di affermarsi è latente in ogni loro gesto e parola, eppure non demordono e lottano per conquistare la loro porzione di spazio. È la loro totale assenza di cinismo a trasformare un asettico studio fotografico nello spazio siderale e a mettere lo spettacolo in bilico fra essere un’illusione e un vero viaggio interstellare.

A partire da Mercury 13, il fallimentare progetto americano per mandare tredici donne nello spazio, lo spettacolo indaga le conseguenze emotive di non avere l’opportunità di fare ciò che più si desidera, ciò che più ci si sente capaci e preparati di fare. Oscillando in quest’impasse, lo spettacolo diventa un meccanismo analogico che mette in dialogo le due aspiranti astronaute con James Bond, John Fitzgerald Kennedy e Tula Cossey, la prima trans a essere pubblicata su Playboy.

Con Project Mercury, OHT prosegue la sua Performance Series ispirata dalla ricerca sociologica di Richard Sennett sugli scarti emotivi dovuti alla propria condizione lavorativa. Un archivio in divenire di spettacoli, un catalogo dei limiti della vita quotidiana, degli imbarazzi e delle deficienze della nostra società che diventa materia teatrale attraverso un contraddistinto uso dell’ironia.

La prima performance (Autoritratto con due amici) affronta il fallimento in uno spazio privato. La seconda (Debolezze) vira sull’esposizione delle proprie debolezze in un luogo pubblico. Infine la terza (Project Mercury) ruota attorno all’assenza di privilegi nello spazio siderale.

 

c/o ZONA K
In italiano – Durata 50 min.

Ingresso: 15,00 € (intero) / 10,00 € (ridotto under 30/over 65/gruppi)

 

Idea, regia, scenografia Filippo Andreatta di e con Chiara Caimmi, Fiora Blasi drammaturgia Filippo Andreatta e Charles Adrian Gillott esperto spaziale Paolo Giuseppe Bianchi costumi Andrea Ravieli  direttore palcoscenico Massimiliano Rassu costruzione pedana Giovanni Marocco produzione Laura Marinelli una produzione OHT con il supporto di Fondazione Caritro, PAT residenza artistica Centrale Fies, Residenze IDRA, Teatro Cantiere Florida

 

OHT | Office for a Human Theatre nasce nel 2008, dopo la vittoria di Nuove Sensibilità, premio nazionale per giovani registi al Napoli Teatro Festival Italia, ha ottenuto collaborazioni italiane e internazionali coi i più prestigiosi istituti di cultura europei e importanti istituzioni culturali nel mondo. Infine, Centrale Fies e MART museo di arte moderna e contemporanea di Trento e Rovereto, sono frequenti partner.

L’UOMO CHE CAMMINA

Focus_CITIES_stretta

 

«segui l’uomo che cammina / accorda il tuo passo al suo
mantieni una certa distanza / affonda nel paesaggio che attraversi»

 

Ancora proponiamo un viaggio singolare che si ispira all’opera dantesca. Operazione straordinaria quella di DOM- e di Leonardo Delogu, attualmente in transito in tutta Europa con L’UOMO CHE CAMMINA.

Un uomo percorre la città passeggiando. Attraversa una varietà di spazi che si susseguono all’interno di un ininterrotto piano sequenza – una stazione, una caverna, un campo incolto, una piscina pubblica, un centro commerciale, una fabbrica abbandonata, un luna park, un night club, un orto, un cavalcavia, il letto di un fiume, un caseggiato popolare, una piazza – e che si ricompongono in un trittico quasi ultraterreno. Durante questo tragitto il frammento di una vita si dispiega: un pomeriggio d’estate dall’andamento sospeso, la figura di un uomo umbratile e sfuggente, calato in un gioco di apparizioni e depistaggi narrativi. Attraverso il suo viaggio il paesaggio si apre e si svela agli occhi del pubblico che lo segue a distanza, come a spiarlo, in bilico tra identificazione e distacco.

A partire dalla graphic novel L’uomo che cammina di Jiro Taniguchi, DOM- costruisce una drammaturgia di spazi in cui esplorare il confine tra urbano e terzo paesaggio: addentrandosi sempre più profondamente nella sostanza dei luoghi, l’esperienza viva del cammino diventa il pretesto per una tensione ineliminabile col reale.

 

Un progetto ZONA K e Danae Festival

 

Camminata urbana (il luogo di partenza è da definire)
Per 15 spettatori a replica.

In italiano – Durata del tragitto 3h e 30 min.

Ingresso: 15,00 € (intero) / 10,00 € (ridotto under 30/over 65/gruppi)

 

creazione e drammaturgia spaziale a cura di DOM- Leonardo Delogu, Valerio Sirna  regia Leonardo Delogu, Valerio Sirna  con Antonio Moresco prodotto da Teatro Stabile dell’Umbria, Sardegna Teatro, ternifestival, santarcangelo 16, Teatri di Vetro  organizzazione Francesca Agabiti grafica Valerio Sirna liberamente ispirato al fumetto di Jiro Taniguchi – L’uomo che cammina

 

DOM- è un progetto nato nel 2013 dalla collaborazione tra gli artisti Leonardo Delogu, Valerio Sirna ed Hélène Gautier. Indaga il linguaggio delle performing arts, con una particolare attenzione alla relazione tra corpo e paesaggio, e si impegna nella trasmissione di peculiari pratiche di abitazione, legate allo spazio e al tempo della creazione artistica. DOM- costruisce eventi performativi, seminari, camminate, scritti, giardini, installazioni, video, reportage fotografici.

FOCUS MEDIA

Una riflessione sul rapporto tra mezzi di comunicazione e potere e sul potere della comunicazione di condizionare il pensiero della società, di stravolgere il passato, di leggere un solo presente e immaginare futuri incredibili.

Siamo vittime della comunicazione, asservita alle strategie di manipolazione dei poteri economici e politici, secondo la formula comunicazione=potere=controllo sociale?

Oppure esistono ancora margini per utilizzare i media come una forza positiva, strumento e strada verso il cambiamento?

A guardare l’assalto di dispositivi elettronici che oramai corredano le nostre esistenze come protesi irrinunciabili, pare evidente quanto l’uso dei nuovi strumenti ci offra un diverso modo di percepire la realtà, sempre più in bilico tra un’informazione diretta, onesta e una falsificazione della stessa, priva di controllo.

Ancora una volta, gettiamo uno sguardo alla forza positiva della comunicazione che non è solo “quarto potere” o “potere 4.0”, ma è anche la forza dei diversi linguaggi che la compongono e che ci offrono sguardi e letture differenti.

 

17 | 20 OTTOBRE

BERLIN (BE)
PERHAPS ALL THE DRAGONS
+
REMEMBER THE DRAGONS
Un progetto ZONA K e Triennale Teatro dell’Arte

 

19 NOVEMBRE
LOLA ARIAS (AR)
THEATRE AS A REMAKE OF THE PAST
Masterclass

 

19 | 22 NOVEMBRE
LOLA ARIAS (AR)
VETERANS

 

23 NOVEMBRE
LOLA ARIAS (AR)
MY DOCUMENTS

 

15 | 18 NOVEMBRE
CIRCOLO BERGMAN (IT)
BILDERATLAS

 

1 | 2 DICEMBRE

MILO RAU/IIPM (CH)
HATE RADIO
In collaborazione con Olinda / TeatroLaCucina

REMEMBER THE DRAGONS

Focus_MEDIA_stretto

 

nelle nostre vite ci sono principesse che non attendono
altro che vederci agire, solo una volta, con bellezza e coraggio …” 

 

30 storie affascinanti, raccontate da bambini provenienti da 21 paesi diversi e in 15 lingue. Un gruppo eterogeneo che incontra il pubblico seduto a un grande tavolo.

Anche in Remember the dragons … BERLIN ci immergono in un mare di storie che sembrano troppo assurde per essere vere. Una ragazza del Marocco che non ha mai fame, non sente dolore e difficilmente sente il bisogno di dormire. Un ragazzo danese che già al suo quarto compleanno gli sarebbe piaciuto diventare una ragazza. Un ragazzo sudafricano della stessa età che ha fatto dozzine di cerchi di grano con suo nonno. Una notte, in segreto.

Vero o falso? E da dove arriva improvvisamente questo piccolo uomo spaziale? Remember the dragons…è una performance adatta a bambini dagli 11 anni in su. Un grande tavolo con 30 schermi e 30 postazioni per il pubblico. Ogni piccolo spettatore porterà un adulto con il quale potrà condividere le avventure. Remember the dragons…mostra le stesse storie sia ai bambini che agli adulti da diverse prospettive facendoli vivere dei ricordi condivisi e dando loro in dono una bellissima pietra lunare scintillante.

Le lingue che si ascolteranno sono: olandese, ucraino, tedesco, spagnolo, inglese, russo, arabo, gujarati, francese, croato, cinese, danese, italiano, ebraico, rumeno.

 

Un progetto ZONA K e Triennale Teatro dell’Arte 

PRIMA NAZIONALE

c/o  Triennale Teatro dell’Arte – viale Alemagna, 6

Perfomance per bambini dagli 11 anni in su – Durata: 55 min.
30 spettatori per ogni replica

 

Guarda anche PERHAPS ALL THE DRAGONS

 

 

ideazione e creazione: BERLIN (Bart Baele, Yves Degryse, Tom Struyf) una produzione di BERLIN, HETPALEIS, Kopergietery ricerca Frien Leysen musica Eric Thielemans video Geert De Vleesschauwer scenografia BERLIN, Manu Siebens camera Geert De Vleesschauwer produzione Celeste Driesen, Jelte Van Roy costruzione set Manu Siebens, Robrecht Ghesquière, Bregt Janssens, Koen Ghesquière costruzione filmset HETPALEIS in coproduzione con Rotondes, Tweetakt festival con il supporto del Flemish Government

 

Fondatori di BERLIN nel 2003, i registi Bart Baele e Yves Degryse decisero di non scegliere un genere in particolare, ma di avventurarsi nel regno del documentario e lasciare che fossero i luoghi delle loro incursioni a guidare la loro ispirazione. Questa filosofia ha dato vita a due cicli progettuali: Holocene (l’attuale era geologica) dove il punto di partenza è sempre una città o un altro luogo del pianeta, e Horror Vacui (paura del vuoto) nel quale storie vere e toccanti vengono delicatamente districate attorno ad una tavola. Il ciclo Holocene comprende Jerusalem, Iqaluit, Bonanza, Moscow e Zvizdal. I primi tre episodi di Horror Vacui sono invece Tagfish, Land’s end e Perhaps all the dragons. I BERLIN sono tuttora al lavoro su entrambi i cicli. Holocene terminerà nella città di Berlino (da qui il nome del gruppo) con la creazione di un progetto di docu-fiction che coinvolgerà gli abitanti delle città protagoniste degli episodi precedenti. La compagnia ha lavorato in 27 paesi diversi negli ultimi anni, all’interno di vari circuiti: dai teatri agli spazi espositivi, dai festival alle location speciali.

PERHAPS ALL THE DRAGONS

Focus_MEDIA_stretto

 

“Mozzafiato! Ed eccitante, perché ognuno dei personaggi
racconta una storia vera.  Una raccolta di storie collettive.
Questo lavoro è una discesa nel cuore dell’umanità.” Le Figaro

 

Per la prima volta a Milano il gruppo belga acclamato in tutta Europa con un’istallazione teatrale esteticamente irresistibile e dai contenuti intelligenti.

Una famosa pianista si rende conto sul palco di aver studiato il concerto sbagliato – un neurochirurgo scambia testa e corpo di due esemplari di scimmie, esse sopravvivono – in Giappone ci sono 700.000 persone che vivono come hikikomori, chiusi nelle loro stanze da letto per almeno un anno, completamente avulsi dalla vita sociale – Sei gradi di separazione, una teoria che prevede che ogni individuo possa entrare in collegamento con un altro attraverso non più di 6 intermediari nel mondo.

Trenta storie, trasformate in altrettanti monologhi video con una costruzione drammaturgica che crea coerenza fra loro. La durata di ogni intervento sarà esattamente la stessa. Diverse interazioni avverranno in vari momenti. I registi Bart Baele e Yves Degryse hanno incontrato persone, fatti, aneddoti, avventure, intrighi e pensieri interessanti. I temi emersi da queste storie sono eclettici: da ipotesi filosofiche, al dettaglio scientifico fino agli aneddoti, ecc. Una grande struttura ovale sul cui perimetro sono montati 30 schermi/storie, ospita 30 spettatori.

 

Un progetto ZONA K e Triennale Teatro dell’Arte 

 

c/o  Triennale Teatro dell’Arte – viale Alemagna, 6
30 spettatori per ogni replica

Spettacolo sovratitolato in italiano e in inglese – Durata: 65 min.

 

Guarda anche la versione kids: REMEMBER ALL THE DRAGONS

 

 

Ideazione BERLIN (Bart Baele, Yves Degryse) Scenografia BERLIN, Manu Siebens Testo Kirsten Roosendaal, Yves Degryse, Bart Baele Editing Bart Baele, Geert De Vleesschauwer, Yves Degryse Soundtrack e mixing Peter Van Laerhoven Camera Geert De Vleesschauwer Direzione tecnica Robrecht Ghesquière Ricerca e drammaturgia Natalie Schrauwen con Derek Blyth, Sergey Glushkov, François Pierron, Juan Albeiro Serrato Torres, Rinat Shaham, Shizuka Hariu, Shlomi Krichely, Jonas Jonsson, Nirman Arora, Suneet Chhabra, Luci Comincioli, Roger Christmann, Regina Vilaça, Pat Butler, Walter Müller, Adela Efendieva, Andrew Mugisha, Ramesh Parekh, Nico Mäkel, Wim Mäkel, Tamas Sandor, Philippe Cappelle, Romik Rai, Brecht Ghijselinck, Vladimir Bondarev, Andrei Tarasov, Matsumoto Kazushi, Bob Turner, Geert-Jan Jansen, Kurt Lannoye, Robrecht Ghesquière, Laura Fierens, Patryk Wezowski, Hilde Verhelst, Christina Davidsen produzione BERLIN in coproduzione con Deutsches Schauspielhaus Hamburg [DE], KunstenfestivaldesArts [Bruxelles – BE], le CENTQUATRE [Parigi – FR], Dublin Theatre Festival [IE], Centrale Fies [Dro – IT], Noorderzon Performing Arts Festival [Groningen – NL], La Bâtie – Festival de Genève [CH], Zomer van Antwerpen [BE]
progetto coprodotto da NXTSTP, con il supporto del Programma Cultura dell’Unione Europea e ONDA – Office national de diffusion artistique BERLIN è artista associato a CENTQUATRE [Parigi – FR] con il supporto del Governo Fiammingo

VETERANS

Focus_MEDIA_stretto

 

“Incredibilmente potente” Indipendent

 

In questo progetto del 2014 Lola Arias indaga la questione di cosa significhi essere un veterano di guerra del conflitto delle Malvinas/Falkland.

La videoinstallazione è composta da cinque video che raccontano di come viene ricordato il conflitto da coloro che nel 1982, all’età di 18 anni diventarono soldati e di come oggi, all’età di 50 anni, si sentano dei veterani. Ognuno di loro ricostruisce la propria esperienza in un luogo che vive giornalmente: uno psicologo rivive l’esplosione di una bomba nell’ospedale psichiatrico in cui lavora, un campione di triathlon rivive la morte del suo partner in una piscina dove si allena tutti i giorni…

Tutti loro rivivranno i loro ricordi come se una macchina del tempo avesse riportato all’oggi il loro passato.

 

c/o ZONA K, via Spalato 11, 20124 Milano

Videoinstallazione – durata 50 min.

Per accedere occorre tesserarsi a ZONA K. Leggi qui come.

 

Ideazione e regia: Lola Arias Con i veterani argentini della Guerra delle Falkland: Guillermo Dellepiane, Daniel Terzano, Marcelo Vallejo, Dario Volonté, Fabián Volonté Messa in scena: Nele Wohlatz, Ignacio Masllorens Riprese: Manuel Abramovich Camera: Manuel Abramovich, Ignacio Masllorens Suono: Francisco Pedemonte, Facundo Moreno Produzione: Sofía Medici, Luz Algranti Editing: Alejo Moguillansky Assistente all’editing: Nele Wohlatz Traduzione: Daniel Tunnard

MY DOCUMENTS

Focus_MEDIA_stretto

 

“My Documents è un lavoro sul fallimento” Lola Arias

My Documents è il risultato del workshop condotto da Lola Arias con un gruppo di artisti italiani, che prende spunto dall’omonimo ciclo di conferenze-spettacolo dove artisti di diversi ambiti raccontano la loro ricerca, un’esperienza che hanno vissuto in modo radicale e una storia che li ossessiona.

Sul palco ci sarà solamente l’artista con i suoi appunti: un modo per portare alla luce il tipo di ricerca che spesso si perde in una cartella senza nome in un computer.

Questo genere di conferenze-spettacolo fu creato negli anni ’60 da Joseph Beuys e da Robert Smithson, un modo di trasformare un discorso in opera d’arte. Negli ultimi anni, questo formato è proliferato nel teatro, nella danza e nelle arti visive, diventando una delle modalità del teatro concettuale. Artisti come Rabih Mroué, Tim Etchells and Jérôme Bel hanno reinventato il genere, rendendo queste conferenze non accademiche un modo per presentare e parlare di ricerche ed esperienze.

 

c/o ZONA K

Durata 60 min.

Ingresso: 15,00 € (intero) / 10,00 € (ridotto under 30/over 65/gruppi)
Per accedere allo spettacolo occorre tesserarsi a ZONA K. Leggi qui come.

 

Ideazione e a cura di Lola Arias Produzione di Luz Algranti Direzione tecnica di Marcos Medici

 

 

 

BILDERATLAS

Focus_MEDIA_stretto

 

Alla sua morte nel 1929 lo storico dell’arte Aby Warburg lasciò un’opera incompiuta: l’Atlante della Memoria (Bilderatlas Mnemosyne). Si tratta di una serie di tavole composte da montaggi fotografici, riproduzioni di opere d’arte, fotografie autografe e pagine di libri. Warburg era convinto che gli archetipi attraversassero la storia incarnandosi nelle immagini.

Bilderatlas è uno spettacolo di Circolo Bergman che, partendo dall’Atlante di Warburg, si interroga sulla presenza degli archetipi nel nostro tempo. Un’azione scenica modulare, divisa in tavole autonome e interdipendenti, che possono essere montate, smontate e ricostruite in spazi teatrali e non, alla ricerca di un atlante pervasivo in cui lo spettatore possa specchiarsi e moltiplicarsi. L’obiettivo di Circolo Bergman è la creazione – in un tempo non breve di ricerca – di almeno sette tavole che inseguano gli archetipi della nostra epoca secolarizzata.

Bilderatlas è un gesto per tentare di afferrare l’essenza di un metodo compositivo e narrativo ancora da identificare, studiare, comprendere. Un tentativo di mettersi di fronte a storie marginali e provare a testimoniarle in un gesto che può sollevarle a un livello più ampio. È l’inizio di un percorso di ricerca nomade, che mescola elementi espressivi e linguaggi diversi, inseguendo l’ossessione del Catalogo e dell’Atlante, forse solo per esorcizzarla una volta per tutte.

 

c/o ZONA K, via Spalato 11, 20124 Milano

Spettacolo in italiano – Durata 60 min.

Ingresso: 15,00 € (intero) / 10,00 € (ridotto under 30/over 65/gruppi)
Per accedere allo spettacolo occorre tesserarsi a ZONA K. Leggi qui come.

 

 

concept Paolo Giorgio un progetto di Sarah Chiarcos Paolo Giorgio Marcello Gori regia Paolo Giorgio musica originale Marcello Gori allestimento e luci Sarah Chiarcos visual Dario Serio foto di scena Jo Fenz produzione Circolo Bergman _ Casa degli Alfieri testi intimamente condivisi con Sarah Ātman (e altre figure in corso di definizione) – primo studio: IT Festival 2017 – secondo studio: Hors, Teatro Litta, 6-8 Ottobre 2017 – terzo studio: Teatro Magro 6 Gennaio 2018

 

Circolo Bergman è un collettivo composto da: Paolo Giorgio, regista e drammaturgo; Sarah Chiarcos, drammaturga e responsabile degli allestimenti; Marcello Gori, musicista, drammaturgo, responsabile del suono. che si muove fra la creazione di un repertorio di drammaturgia contemporanea e la sperimentazione in area performativa, declinando nuovi formati di scrittura attraverso diversi media, con un particolare interesse per progetti site-specific. Agisce in diversi territori, partendo dallo spettacolo dal vivo per abbracciare percorsi curatoriali, espositivi o editoriali. A seconda della natura specifica di ogni progetto, il collettivo si apre alla collaborazione con altri professionisti (videomaker, curatori, artisti, critici, attori, performer, danzatori), così come con non-professionisti. Ha prodotto gli spettacoli: Werther, o dell’assoluto (2014), La cosa peggiore che possa capitare a un cane (2015), Fondamenta (Teatro Ringhiera, 2015), Calcografia (2016), Macinante (commissione del Festival Pergine Spettacolo Aperto, 2016), Pergine, via San Pietro 4 (commissione del Festival Pergine Spettacolo Aperto, 2017)

HATE RADIO

Focus_MEDIA_stretto

 

“Teatro politico d’alto calibro.” 
★★★★★’ De Theaterkrant

 

Hate Radio (Svizzera/Germania 2011) è lo spettacolo che racconta la storia della RTLM/Radio-Télévision Libre des Mille Collines, stazione radio ruandese che ha giocato un ruolo cruciale nel genocidio della minoranza Tutsi nel 1994.

Il 6 aprile 1994, l’aereo del Presidente ruandese Habyaruman, viene colpito da due missili mentre stava per atterrare. Questo evento segnò l’inizio del più brutale genocidio che ci fu dalla fine della guerra fredda. Nei mesi di aprile, maggio e giugno 1994, nel paese del Centro Africa si stima che furono uccisi dagli 800.000 a 1.000.000 Tutsi (la minoranza etnica) e migliaia di Hutu.

Gli strumenti usati per umiliare e uccidere persone di ogni età e genere erano semplici: macheti, bastoni e poche pistole. In realtà, il più potente strumento del genocidio fu la Radio-Télévision Libre des Mille Collines. Gli operatori della stazione radio hanno coltivato e preparato il genocidio per mesi integrando nella propria programmazione: musica, sport, comunicati politici e autentiche istigazioni all’omicidio.

Lo spettacolo Hate Radio riporta RTLM on air in una scena ricostruita che rimane fedele all’originale dove i sopravvissuti al genocidio sono sul palco. Al centro del progetto c’è la riproduzione delle trasmissioni di RTLM, condotte dai veri protagonisti – tre estremisti Hutu e l’italiano-belga Georges Ruggiu. Come funziona il processo di affermazione dell’ideologia razzista? Come è possibile epurare l’individuo della sua umanità? L’opera del regista Milo Rau si avvale di documenti e testimonianze dirette di membri dell’etnia Hutu e di superstiti del genocidio stesso, per dare una risposta a questi interrogativi lasciando che le persone facciano esperienza diretta di quanto accaduto nella storia.

 

c/o e in collaborazione con Olinda/TeatroLaCucina – Ex O.P. Paolo Pini – via Ippocrate, 55

Spettacolo sovratitolato in italiano – Durata 110 min.

Ingresso: 15,00 € (intero) / 10,00 € (ridotto under 30/over 65/gruppi)

 

Una produzione THE INTERNATIONAL INSTITUTE OF POLITICAL MURDER – IIPM  Testo e regia: Milo Rau Drammaturgia e ideazione: Jens Dietrich scene e costumi: Anton Lukas  video: Marcel Bächtiger suono: Jens Baudisch  Con: (live) Afazali Dewaele, Sébastien Foucault, Diogène Ntarindwa, Bwanga Pilipili; (video) Estelle Marion, Nancy Nkusi  Assistente alla regia: Mascha Euchner-Martinez Assistente alla produzione esecutiva e drammaturgia: Milena Kipfmüller Public-relation: Yven Augustin Collaborazione alla documentazione: Eva-Maria Bertschy Corporate Design: Nina Wolters Web Design: Jonas Weissbrodt Academic Counselling: Marie-Soleil Frère, Assumpta Mugiraneza & Simone Schlindwein Casting Bruxells/Ginevra: Sebastiâo Tadzio Casting Kigali: Didacienne Nibagwire 

HATE RADIO is a production by IIPM Berlin/Zürich with Migros-Kulturprozent Schweiz, Kunsthaus Bregenz, Hebbel am Ufer (HAU) Berlin, Schlachthaus Theater Bern, Beursschouwburg Brüssel, migros museum für gegenwartskunst Zürich, Kaserne Basel, Südpol Luzern, Verbrecher Verlag Berlin, Kigali Genocide Memorial Centre and Ishyo Arts Centre Kigali. Supported by von Hauptstadtkulturfonds (HKF), Migros-Kulturprozent Schweiz, Pro Helvetia – Schweizer Kultur-stiftung, Kulturelles.bl (Basel), Bildungs- und Kulturdepartement des Kantons Luzern, Amt für Kultur St. Gallen, Ernst Göhner Stiftung, Stanley Thomas Johnson Stiftung, Alfred Toepfer Stiftung F. V. S., GGG Basel, Goethe- Institut Brüssel, Goethe-Institut Johannesburg, Brussels Airlines, Spacial Solutions, Commission Nationale de Lutte contre le Génocide (CNLG), Deutscher Entwicklungsdienst (DED), Contact FM Kigali, IBUKA Rwanda (Dachorganisation der Opferverbände des Genozids in Ruanda) and the Hochschule der Künste Bern (HKB), Friede Springer Stiftung. 

 

Milo Rau è un regista di teatro e cinema, giornalista e saggista. Studia sociologia, filologia e letteratura romanza e germanica a Parigi, Berlino e Zurigo, con mentori come il sociologo Pierre Bourdieu e il filosofo Tzvetan Todorov. Nel 2007 fonda la casa di produzione International Institute of Political Murder (IIPM). I suoi spettacoli e film sono stati presentati in oltre venti paesi. Nel 2014 riceve il premio del teatro svizzero, il premio Hörspielpreis der Kriegsblinden per il miglior radiodramma (con “Hate Radio”), il premio della giuria al Festival Politik im Freien Theater (con “The Civil Wars”) e il premio speciale della giuria al German Film Festival (con “The Moscow Trials”). Nel 2015 gli viene assegnato l’importante premio Konstanzer Konzilspreis e nel 2016 il premio dell’International Theatre Institute, nell’ambito della Giornata mondiale del teatro. Tra i suoi lavori più rappresentati, “Last Days of the Ceausescus” (2009), spettacolo/film che ripercorre il processo farsa contro il dittatore Nicolae Ceausescu e sua moglie, “Hate Radio” (2011), sul ruolo dell’emittente radiofonica RTLM nel genocidio ruandese del 1994, “The Civil Wars” (2014), che analizza i presupposti dell’insurrezione e dell’impegno politico attraverso il vissuto degli attori in scena, “The Moscow Trials” e “The Zurich Trials” (2013), in cui sperimenta il format dei processi teatrali. Dal 2017 è direttore artistico del centro teatrale NTGent.

PENDIENTE
DE VOTO

focus_POLITICS_stretto

 

“A show that should be mandatory for all MBA’s and the party congress” [Bernat Puigtobella, Nuvol]

 

The THEATRE is transformed in a PARLIAMENT with political colors that are still undefined, whilst the spectators, equipped with a remote with which they can vote, become the representatives. What will happen if suddenly, in absence of an effective power, the role of speech goes back to being political.

Maybe the last resort of real politics is that of a total absence of power. Pendiente de voto is a show that tries to be that last resort. It is not a false version of a parliamentary debate, but a real version of the actual false debate. Not a fictitious politics but a make-believe politics: authentic politicians against real politicians or true politics against every form of realpolitik. Immersive theatre? Or maybe more emergency theatre…

A political humoristic reflection that faces the mechanisms of power in democracies and the totalitarian thinking in communities. A reflection on the word ‘citizenship’ and on participatory democracy, that can only make us think of the next political elections.

 

c/o ZONA K, via Spalato 11, 20124 Milano

In italian – Duration 140 min. ca.

Entrance: 15,00 €  / 10,00 € (reduced under 30/over 65/gruppi)

di Roger Bernat. Drammaturgia: RobertoFratini. Dati visuals: Mar Canet. Dati dispositivi and software: Jaume Nualart. Musica: “The Sinking of the Titanic” di Gavin Bryars, PatchWorks, etc. Sound design: Juan Cristobal Saavedra. Luci: Ana Rovira. Assistente e direzione tecnica: Txalo Toloza. Stagegraphic design: Marie-Klara González. Effetti speciali: Cube.bz. Programming assistants: Pablo Argüello, David Galligani e Chris Hager. Consulenti ai contenuti: Oscar Abril Ascaso e Sonia Andolz. Producer: Helena Febrés Fraylich.  Ringraziamenti: David Cauquill, Raquél Gomes, Marcela Prado e Magda Socias. Coordinamento: Helena Febres. Una coproduzione di Centro Dramático Nacional (Madrid), FundacióTeatre Lliure/Festival NEO and Elèctrica Produccions (Barcelona) with Manège de Reims-Scène Nationale/Reims Scènes d’Europe, Manège de Mons/CECN, TechnocITé in the Transdigital project supported by the european program Interreg IV. Foto: BLENDA

Roger Bernat –  www.rogerbernat.info

 

 

FOCUS POLITICS
loghi_politics