Tradere

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Tradere in latino significa tramandare, ma anche lasciar andare, tradire. Ricorda per assonanza la parola trade, che in inglese significa commercio.
Come cambiano luoghi e persone quando vengono guardati dall’esterno? Cosa accade quando questo sguardo è quello mercificante del turismo di massa? Come avviene la trasformazione di un rito in folklore e di un’identità in brand? Tradere scardina la dicotomia tra reale e narrazione del reale, interrogandosi sulla sopravvivenza dell’identità nell’epoca della sua “riproducibilità turistica”. Abitare o visitare uno spazio non sono mai atti neutri. Sono interventi trasformativi che deformano l’urbanistica e l’assetto sociale. I centri storici diventano scenografie di transito. Il territorio, svuotato della sua funzione abitativa e trasformato in asset speculativo, diviene inaccessibile ai suoi stessi residenti.

Il pubblico, in Tradere, è portato a interrogarsi sulla propria condizione di osservatore. Occupa una posizione scomoda: è parte integrante di questo meccanismo di erosione ma è anche  lo sguardo esterno che, nel momento stesso in cui cerca l’esperienza genuina, ne accelera lo snaturamento. In un’epoca in cui il mercato ha saturato la produzione di oggetti, l’accumulazione si sposta verso la colonizzazione del tempo, dei riti e dei legami comunitari. Trova spazio, nei nostri sguardi, l’invisibile?

Tradere ha debuttato il 20 e il 21 maggio 2026 a ZONA K
all’interno della programmazione della seconda edizione di LIFE Theatre Arts Media festival

foto Luca Del Pia

da un’idea di Giulia Sangiorgio un progetto della compagnia Corpora regia Giulia Sangiorgio drammaturgia Eliana Rotella design multimediale Andrea Centonza con Viviana Dorsi luci Tullia Luce Ruggeri organizzazione Caterina Gruden produzione ZONA K coproduzione Piccolo Teatro di Milano – Teatro d’Europa con il sostegno del MiC e di SIAE, nell’ambito del programma “Per Chi Crea”

CORPORA è una compagnia teatrale under 35 composta da Giulia Sangiorgio, regista, Eliana Rotella, drammaturga, Caterina Gruden, organizzatrice, e Andrea Centonza, designer multimediale. Il centro del loro lavoro è il confine tra corpo e parola come spazio politico e pubblico. La scena è uno spazio dove il corpo vivo sfugge alla logica dell’immagine consumabile e rivendica la possibilità di raccontare ciò che resta fuori dalla narrazione dominante.

LIFE Theatre Arts Media Festival

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SI È APPENA CONCLUSA LA SECONDA EDIZIONE DI LIFE Theatre Arts Media Festival.


LIFE esplora le fratture della società contemporanea, le echo-chambers, la disinformazione, la polarizzazione, attraverso narrazioni inedite, ambigue e scomode. Il palcoscenico come laboratorio, l’arte come dispositivo critico e spazio di resistenza.

Il teatro può ciò che l’algoritmo non può: creare uno spazio di presenza condivisa, dove il confronto accade nel qui e ora, tra persone reali.

Il manifesto di questa edizione, creato con l’intelligenza artificiale, riflette sul confine sottile tra dati, emozioni e presenza umana. Perché l’arte resta uno spazio di resistenza, di partecipazione e di interrogativi aperti.