{"id":14241,"date":"2023-01-23T10:14:22","date_gmt":"2023-01-23T09:14:22","guid":{"rendered":"https:\/\/www.zonak.it\/?post_type=blogposts&#038;p=14241"},"modified":"2023-05-04T17:31:21","modified_gmt":"2023-05-04T15:31:21","slug":"nsnst-osservatorio3","status":"publish","type":"blogposts","link":"https:\/\/www.zonak.it\/en\/blogposts\/nsnst-osservatorio3\/","title":{"rendered":"Che l\u2019esito di questa indagine sia la rivoluzione di cui oggi si ha pi\u00f9 bisogno?"},"content":{"rendered":"<p class=\"qtranxs-available-languages-message qtranxs-available-languages-message-en\">Sorry, this entry is only available in <a href=\"https:\/\/www.zonak.it\/it\/wp-json\/wp\/v2\/blogposts\/14241\" class=\"qtranxs-available-language-link qtranxs-available-language-link-it\" title=\"Italiano\">Italian<\/a>.<\/p><p><\/p>\n\n\n\n<p>\u00abIn piedi, dannati della terra,\/In piedi, forzati della fame!\/La ragione tuona nel suo cratere,\/\u00c8 l\u2019eruzione finale.\/Del passato facciamo tabula rasa,\/Folle, schiavi, in piedi! In piedi!\/Il mondo sta cambiando radicalmente,\/Non siamo niente, saremo tutto!\u00bb<\/p>\n\n\n\n<p>Da questa manciata di versi tratti dalla canzone del poeta comunardo Eug\u00e8ne Pottier ha origine il titolo del progetto prodotto da ZONA K per la regia Alessandro Renda e Jens Hillje come dramaturg. Scritta nel giugno 1871 e musicata da Pierre de Geyter di Lille nel 1888, <em>L\u2019internazionale<\/em> diviene prestissimo l\u2019inno del movimento operaio e, per estensione, di tutti i lavoratori e le lavoratrici. Con la rivoluzione alle porte e l\u2019entusiasmo suscitato dalla percezione di s\u00e9 stessi come l\u2019impalcatura necessaria su cui poggia il progresso, i \u201cdannati della terra\u201d rovesciano le convinzioni della borghesia benpensante e conservatrice che li considerava poco pi\u00f9 di niente: un <em>niente<\/em> \u2013 necessario e debitore \u2013 che stava imparando a esigere <em>tutto<\/em> (o ad essere <em>tutto<\/em>) alla luce dei giovanissimi ideali di uguaglianza.<\/p>\n\n\n\n<p>A centocinquant\u2019anni di distanza dalle parole scritte da Pottier e dopo aver esperito in maniera diretta i limiti strutturali del sistema lavoro, emersi in maniera particolarmente eclatante durante il periodo pandemico, la direzione artistica di ZONA K ha ritenuto indispensabile attuare un\u2019indagine sul mondo contemporaneo dei lavoratori attraverso lo strumento del teatro. Un progetto ambizioso, che vede personalit\u00e0 artistiche di grande rilievo accettare una grande sfida: costruire una drammaturgia inedita a partire dalle esperienze dirette di un folto gruppo di partecipanti (accomunati dal semplice fatto di avere un lavoro, allargando in questo modo la chiamata pubblica inizialmente rivolta solo ai lavori di cura), innestata sull\u2019impalcatura narrativa di <em>America<\/em> di Kafka (1911-14). Un espediente insolito, data la natura non teatrale del testo kafkiano, che alimenta un immaginario costruito sui temi del viaggio compiuto dal giovanissimo protagonista Karl Rossman attraverso la modernit\u00e0 esotica della lontana America e il mitico Teatro naturale di Oklahoma, un teatro dove chiunque \u00e8 il benvenuto e chiunque pu\u00f2 trovare un impiego a prescindere dalla propria storia e dalla propria formazione.<\/p>\n\n\n\n<p>La chiamata a cui lavoratori e lavoratrici hanno risposto invitava a percorrere un viaggio attraverso i molti aspetti, emozionali e concreti, che appartengono alla dimensione del lavoro. I partecipanti al progetto, coinvolti sia da La Spezia sia da Milano, hanno dato inizio alla creazione performativa, attraverso la generosa condivisione delle proprie esperienze professionali. Futuri lavoratori, neoassunti, pensionati, impiegati, liberi professionisti, dipendenti statali, artisti, soddisfatti, entusiasti, frustrati e indifferenti: tutti e tutte hanno accettato di raccontare un frammento di s\u00e9 e offrire il proprio sguardo sulla societ\u00e0 attraverso la lente della materialit\u00e0 del lavoro e delle relazioni che lo costituiscono e lo determinano. \u00c8 proprio attraverso la condivisione delle esperienze che i partecipanti traggono nuovi spunti per inscrivere la propria storia in quella di una collettivit\u00e0: grazie alle toccanti parole di un giovane \u201cbidello-artista\u201d, ad esempio, \u00e8 possibile intravedere la bellezza delle relazioni umane che nascono nei corridoi della scuola pubblica. Oppure, attraverso la frustrazione di lavoratori e lavoratrici insoddisfatti ci viene data l\u2019occasione di sentire il coraggio necessario per accettare il proprio destino senza tuttavia accantonare la speranza di essere felici. Preziose sono anche le storie di soddisfazione e pienezza di pensionati e giovani professionisti e quelle di lavori nati da una sincera vocazione. Questo coro di voci, che regala agli spettatori decine di racconti in cui riconoscersi e a cui aggrapparsi, rappresenta il nucleo pi\u00f9 profondo e interessante dell\u2019intero progetto. Il lavoro, considerato ormai una condizione necessaria per ciascuno di noi, sembra oggi dividere il mondo in categorie, sulla base tanto di dati economici quanto di elementi emotivi: nelle riflessioni che accompagnano la vita lavorativa trovano infatti sempre pi\u00f9 spazio considerazioni legate al proprio stato d\u2019animo. Ci si trova cos\u00ec, qualunque sia la propria occupazione, a percorrere, pi\u00f9 spesso di quanto si pensi, gli stessi sentieri di smarrimento e a porsi le stesse domande sul futuro \u2013 o gli stessi rimorsi rispetto al passato. Ci si rammarica per le stesse occasioni mancate e si celebrano gli stessi successi orizzontalmente, rimbalzando come palline in un sistema polarizzato tra disoccupazione e <em>burnout<\/em>, tra sognatori e realisti, tra coraggiosi capaci di ribellarsi e rispettosi che si adattano. In questo stato di cose, messo in crisi dalla effettiva aderenza o dall\u2019enorme distanza tra \u201cci\u00f2 che sognavamo di diventare\u201d e \u201cci\u00f2 che siamo diventati\u201d non ci resta che trarre conforto dalle storie altrui, cercando di mettere a fuoco il significato della propria felicit\u00e0: che l\u2019esito di questa indagine sia la rivoluzione di cui oggi si ha pi\u00f9 bisogno? Ai posteri l\u2019ardua sentenza.<\/p>\n\n\n\n<p><\/p>\n\n\n\n<div style=\"height:100px\" aria-hidden=\"true\" class=\"wp-block-spacer\"><\/div>\n\n\n\n<p><strong>Ivan Colombo<br><\/strong><em>Milanese di nascita (classe 1984) prima si forma come attore-performer poi si laurea in Lettere Moderne presso l\u2019Universit\u00e0 Statale di Milano. Collabora con la redazione di \u201cStratagemmi- Prospettive Teatrali\u201d dal 2020 contemporaneamente a percorsi di insegnamento, regia e scrittura teatrale.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><strong>Alice Strazzi<br><\/strong><em>Laureanda magistrale in Lettere Moderne presso l\u2019Universit\u00e0 degli Studi di Milano, collabora attivamente con la rivista \u201cStratagemmi &#8211; Prospettive Teatrali\u201d ed \u00e8 parte della redazione di \u201cHystrio\u201d, trimestrale di teatro e spettacolo. Ha partecipato al workshop di critica teatrale della Biennale Teatro 2021 e ha vinto, presso la stessa, il bando Scrivere in residenza \u2013 Teatro 2022. Ha lavorato anche nell\u2019ambito dell\u2019insegnamento scolastico.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>foto Luca Del Pia \u00a9<\/p>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Sorry, this entry is only available in Italian. \u00abIn piedi, dannati della terra,\/In piedi, forzati della fame!\/La ragione tuona nel suo cratere,\/\u00c8 l\u2019eruzione finale.\/Del passato facciamo tabula rasa,\/Folle, schiavi, in piedi! 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