Un torrente emozionale

di Tiziana Freti

Spettatori / L'Italiano è ladro

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Un lungo silenzio pieno d’attesa interfaccia le tre persone sul palco e il pubblico in scena.

Improvvisamente poi la parola prende la scena e si susseguono senza sosta momenti di elegia e di rabbia, di invettiva e di dolore, di ispirazione e di bestemmia, un torrente emozionale con gli attori che trasformano i versi in un’onda musicale che avvolge il pubblico.

“L’italiano è ladro” è un poema incompiuto scritto da Pasolini tra la fine degli anni ’40 e l’inizio degli anni ’50. Lo scritto, sempre in via di definizione senza un vero punto di arrivo proprio come il lucido pensiero pasoliniano, è rappresentativo del fermento culturale di quegli anni intorno alla forma della lingua italiana e la scelta dell’autore di usare nella stesura parole letterate, contadine,  classiche e desuete testimonia lo stato magmatico della lingua italiana in quel periodo.

Oltre che uno scritto sulla parola, “l’italiano è ladro” è anche uno scritto con una marcata connotazione politica.

Il protagonista, dopo il periodo infantile di ingenua dolcezza, scopre nell’adolescenza che nessuna amicizia è possibile tra lui, figlio della classe contadina, e l’amico, figlio della borghesia. E’ durante una gita al fiume di loro adolescenti che si compie la frattura ed è questo il momento apicale tra il prima e il dopo. La lotta di classe irrompe sulla scena con tutta la sua rabbia, la sua forza, la sua consapevolezza su quale sia la propria appartenenza. Un crescendo di vitalità  aggressiva che ha la sua fine con la morte del protagonista quando la parola  si fa sommessa nel canto tragico del dolore arcaico della madre accompagnata dal coro di tutte le madri

Il regista Derai sceglie una scenografia minimale: un semplice fondale di arcate di legno dove è appesa, quasi per sbaglio, una fotografia in bianco e nero. Ogni spettatore è così lasciato libero di partecipare con la propria immaginazione  senza scelte registiche che predeterminino lo sguardo e il punto di vista. 

Anche agli attori non concede niente di più che pantaloni neri, camicia bianca e un microfono ad asta per lasciare loro la sola corporietà della loro voce davvero potente che cattura l’attenzione del pubblico senza attimi di tregua.

L’applauso finale alla fotografia di Pasolini, intellettuale del secolo scorso, ci dice che forse, dopo tanti anni di pensiero debole, sentiamo il bisogno di avere menti che sappiano leggere la realtà con coraggio al di là di ogni facile conformismo.

La presenza in sala di un pubblico giovane è stata sicuramente di buon auspicio!

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