Corpora

TRADERE

14, 15 e 16 ottobre 2026 ore 19:30

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In latino tradere significa tramandare, consegnare, ma anche lasciar andare, tradire. Per assonanza richiama trade, commercio. Tradere si muove in questa ambivalenza: cosa accade quando ciò che ereditiamo e abitiamo insieme risponde alle logiche del profitto?

Uno spettacolo che interroga il presente: un rito diventa folklore, un’identità un brand, uno spazio pubblico un luogo di consumo. In una società neoliberista anche tempo, corpi e relazioni diventano possibilità di guadagno; i centri storici diventano scenografie di transito, il territorio un asset speculativo.

Tradere interroga allora il confine tra privato e pubblico: cosa significa abitare? Cosa significa rendere vivo uno spazio pubblico?

Il pubblico di Tradere è chiamato a mettere in discussione la propria posizione: non soltanto osservatore, ma corpo tra altri corpi, presenza che occupa lo spazio e contribuisce a trasformarlo.

In un’epoca in cui il mercato ha saturato la produzione di oggetti, l’accumulazione si sposta verso la mercificazione del tempo, dei riti e dei legami comunitari. Trova spazio, nei nostri sguardi, l’invisibile?


Spettacolo – Durata 60 min – In italiano

Ingresso consentito previo tesseramento 2026.
Adatto a un pubblico di tutte le età.
Evento accessibile a persone con mobilità ridotta.


da un’idea di Giulia Sangiorgio, un progetto della compagnia Corpora, con Viviana Dorsi, drammaturgia Eliana Rotella, regia Giulia Sangiorgio, progetto sonoro e musiche originali Andrea Centonza, luci Tullia Luce Ruggeri, organizzazione Caterina Gruden, consulenza scenotecnica Marco Rossi, cianotipie Caterina Gruden, foto Luca Del Pia

produzione ZONA K in coproduzione con il Piccolo Teatro di Milano – Teatro D’Europa con il sostegno del MiC e di Siae, nell’ambito del programma “Per Chi Crea”

CORPORA è una compagnia teatrale under 35 composta da Giulia Sangiorgio, regista, Eliana Rotella, drammaturga, Caterina Gruden, organizzatrice, e Andrea Centonza, designer multimediale. Il centro del loro lavoro è il confine tra corpo e parola come spazio politico e pubblico. La scena è uno spazio dove il corpo vivo sfugge alla logica dell’immagine consumabile e rivendica la possibilità di raccontare ciò che resta fuori dalla narrazione dominante.

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