Perché REALITY?

Cinema, teatri, sale da concerto: spenti i computer e chiuse le piattaforme di live streaming, si torna — con i dovuti accorgimenti — a vedere dal vivo.

Ma cosa significa, dal punto di vista della programmazione, tornare a teatro dopo mesi di lockdown? Come si costruisce una stagione ai tempi del Covid?

Una volta sbrigliati i nodi, spesso molto aggrovigliati, del rispetto delle norme, gli organizzatori si trovano di fronte alla sfida di proporre un’offerta che, più che mai quest’anno, deve confrontarsi con il pubblico a cui è destinata: occorre ipotizzare scenari e diversificare l’offerta. Perché gli spettatori tornino a teatro e si riattivi un virtuoso meccanismo di partecipazione è quindi indispensabile conoscere aspettative e bisogni artistici.

Per questo (nell’ambito del progetto sulla promozione del pubblico sostenuto con il contributo Mibac per il triennio 2018/2020) ZONA K e Stratagemmi si sono prese carico di interpellare direttamente gli spettatori: con la collaborazione di Stefano Laffi (Codici), abbiamo messo a punto un questionario per indagare le necessità, le incertezze, ma anche le idee e le proposte per il futuro.

Ne è uscito un quadro per certi versi inaspettato – utile a conoscere in profondità il pubblico, anche al di là della situazione emergenziale – che ha contribuito a dare forma alla stagione autunnale di ZONA K, non a caso denominata con titolo-interrogativoReality?”.

Il campione che ha risposto al questionario si è mostrato per la maggior parte (ben 8 persone su 10) curioso ed entusiasta di provare forme di spettacolo alternative a quelle tradizionali, improntate su nuovi linguaggi e su un diverso modo di vivere lo spazio. Dispositivi interattivi fruibili da remoto, o camminate itineranti per la città: l’importante – ci hanno detto i nostri spettatori – è sentirsi più sicuri. Chi vuole tornare a teatro, ma anche chi è ancora indeciso, preferisce in grande maggioranza (87% dei casi) le proposte di spettacoli all’aperto. Il teatro, suggerisce l’esito del questionario, può dunque muoversi, attraversare i luoghi, e il pubblico è pronto a seguirlo.

Ecco allora che la stagione di ZONA K k comincia en plein air. Ad aprire le danze sono i più noti professionisti dei dispositivi scenici urbani, Rimini Protokoll: è loro la curatela di FASE NOVE // Assolo Urbano (14 ottobre-14 novembre), un tour di nove luoghi cittadini importanti dal punto di vista artistico. Obiettivo della passeggiata è interrogarsi su alcune questioni irrisolte del contemporaneo, esplose con grande forza durante la pandemia: perché esiste l’arte? E quanto è fondamentale nelle nostre vite quotidiane?

E per chi non è soddisfatto, è pronta anche una seconda occasione per una performance itinerante: il collettivo Pleiadi ha preparato R 500 – Safari nel labirinto urbano. #Studio II (23-25 ottobre).

E il virtuale? Cosa ne pensano gli spettatori?

Saturi di schermi e video call che scandiscono le giornate lavorative, gli interpellati hanno risposto forte e chiaro: non suscita interesse la visione telematica di uno spettacolo, né in differita (un’opzione solo per 3 persone su 10) né in live streaming (per 4 su 10). Il teatro, del resto, è relazione. Lo sa bene il Signore europeo del teatro partecipativo, Roger Bernat, che ha pensato ad hoc in questi mesi un nuovo progetto di home theatre Roger Bernat (disponibile tra il 18-28 novembre). Il dispositivo ENA invita il pubblico a entrare in relazione, attraverso l’utilizzo di una app, con un’intelligenza artificiale. Gli spettatori attraverso domande, inviti e indicazioni hanno la possibilità di confrontarsi faccia a faccia con un “finto” essere umano in un incontro che non è fine a sé stesso, come spesso capita quando abbiamo a che fare con bot nati a scopo commerciale, ma finalizzato alla creazione di un vero e proprio testo drammaturgico che prenderà forma dai dialoghi tra gli spettatori ed ENA.

La relazione multimediale interattiva è al centro anche di Play me (Origins project) di Codicefionda e Agrupación Señor Serrano (5-15 novembre), fruibile da uno spettatore per volta. Oggetto di indagine è il rapporto di adolescenti e adulti con il mondo del gaming e delle identità reali.

C’è, però, ancora qualcuno che vuole ritornare a sedersi in platea (circa il 44% degli intervistati). Per loro, Agrupación Señor Serrano presenta The Mountain (2-3 dicembre) un lavoro che affronta un tema molto caldo, la relazione tra vero e falso, tra notizie e fake news, tra robot e umani, a partire da una considerazione statistica che chiama in causa il pubblico: in media ognuno di noi mente tre volte al giorno. Esiste dunque la verità? E come possiamo trovarla?

La redazione di Stratagemmi Prospettive Teatrali

 

Roger Bernat (ES)

con la collaborazione di Mar Canet e Varvara Guljajeva 
e la partecipazione di Roberto Fratini, Renato Gabrielli, Magdalena Barile 

 

Dal 18 al 28 novembre, 24 ore su 24, il regista catalano Roger Bernat, che generalmente crea performance senza performer, ci offre la possibilità di scrivere un’opera teatrale oceanica direttamente dal sito di ZONA K.

Luis Buñuel e Jean-Claude Carrière si sono chiusi in una stanza e, incarnando i loro personaggi, hanno scritto le sceneggiature dei loro futuri film. Sul sito web del teatro, invece di dialogare con Buñuel, Carrière o Shakespeare, l’utente di internet dialoga con ENA, un bot che imita la conversazione umana. Secondo la definizione di Wikipedia, un bot è una sequenza di computer che esegue compiti ripetitivi che per un essere umano sarebbero impossibili o molto pesanti. Per imparare a scrivere, a ENA sono stati mostrati 8 milioni di documenti.

I bot che rispondono al telefono quando chiamiamo le grandi compagnie, quelli che condizionano i social network quando si avvicinano le elezioni o i bot che affrontiamo nei giochi elettronici sono fratelli e sorelle di ENA. Ma ENA non vuole venderci nulla, non vuole informarci di nessuna notizia (fake o reale) e non vuole nemmeno confortarci. ENA è stata concepita con il solo scopo di far finta di essere un umano, quindi per fare teatro. ENA non capisce quello che dice o che le viene detto. Per ENA il linguaggio è solo una sequenza di segni a cui risponde con un’altra sequenza.
Qualsiasi dialogo con ENA avrà senso solo per la persona che partecipa alla conversazione e per il pubblico che sta leggendo la conversazione sul sito web del teatro in quel momento.   Avere un dialogo con ENA è come giocare a squash con un muro che ti restituisce la palla. Tenete a mente che, come essere umano, potreste rimanere sorpresi o arrabbiarvi, o stancarvi. ZONA K non può essere ritenuta responsabile dei messaggi inviati da ENA che possono essere imprevedibili.

ATTENZIONE:
ENA ha imparato a scrivere con GPT-2 (OpenAI) e dialoghi grazie a DialoGPT (Microsoft) del database Transformer (Google). Per questo motivo, pur capendo l’italiano, risponde solo in inglese. Nessuno è perfetto.

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Info: scrittura collettiva online • durata a piacere • in italiano e inglese tradotto simultaneamente

Partecipazione: gratuita, non stop h24 sul sito zonak.it
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Un progetto di Roger Bernat  con la collaborazione di Mar Canet Varvara Guljajeva web design e programmazione Mar Canet eVarvara Guldjajeva  grafica Marie-Klara González coordinamento Helena Febrés co-produzione FFF Teatre Lliure  grazie a Fabiano Cocozza

Incontri a cura di Sara Chiappori e Renata Viola

Il rapporto con la realtà incalza le arti performative, le interroga e le plasma dall’interno, insieme oggetto e habitat di un’indagine che rimescola grammatiche e semantiche dei linguaggi della scena, ridiscutendo il concetto di autore e interprete, riformulando i criteri di fruizione e l’appropriazione degli spazi, sdoganando definitivamente le nuove tecnologie, aprendo connessioni esplicite con la sociologia, l’urbanistica, la statistica, il discorso politico, l’economia.

Di tutto questo ZONA K ha dato conto nelle ultime stagioni indicando di volta in volta i punti critici di una riflessione, etica prima ancora che estetica, intorno e dentro il contemporaneo. Da qui, la necessità di aprire una finestra teorica per tentare un approfondimento ulteriore che lasci spazio ai dubbi più che alle certezze.

Pensato per un pubblico molteplice, spettatori, operatori, studenti universitari, cittadini curiosi e irrequieti, REALITY? ha l’ambizione di far reagire come in un esperimento chimico i linguaggi della scena con gli alfabeti di altre discipline, mettendo a confronto artisti che hanno lavorato con ZONA K e teorici che hanno approfondito gli stessi temi, ma dal punto di vista delle loro competenze.

Quattro parole chiave
Paesaggio: perché alimenta nuove drammaturgie dello spazio che attraversano i luoghi mettendo in crisi la nozione stessa di sguardo. Perché il nostro rapporto con il paesaggio chiama in causa tutto il corpo ed è sempre questione di relazioni, con gli altri, con il mondo, con le regole, con il tempo, con i confini.

Crisi: perché “la crisi” in cui viviamo è diventata una condizione permanente e strutturale. Oggi, più che mai, viviamo in uno stato emergenziale che ci obbliga a riformulare nuovi scenari futuri. Siamo chiamati a ripensare radicalmente tutto ciò che davamo per certo e per acquisito. Tutto ciò può veramente considerarsi un’opportunità come lo storytelling mediatico ci suggerisce o siamo alle soglie di una sorta di “rivoluzione umana”?

Gioco/Partecipazione: perché l’approccio ludico può essere la chiave, ma anche la trappola. Se la performance contemporanea ci ha abituato a fruire del fatto teatro come di un gioco, a cosa siamo disposti a rinunciare in termini di attenzione, concentrazione, fatica intellettuale? Il gioco, però, non è solo evasione deresponsabilizzante, può essere anche affare molto serio.

Politica: perché tutti ne abbiamo decretato la morte, o quanto meno l’imbarbarimento e impoverimento, ma non possiamo farne a meno. Dunque andiamo a stanarla dove si manifesta nelle sue forme peggiori, le derive fasciste sovraniste populiste, ultima tentazione di un Occidente orfano di un pensiero alternativo alle ideologie novecentesche.

Ospiti e programma dettagliato presto online.